In breve
- La tassa di iscrizione al concorso di ammissione alla specializzazione medica del 15 novembre 2026 è di 500 lei a persona. La stessa somma è stata chiesta anche nelle sessioni del novembre 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, quindi l’importo non cambia da sei sessioni di fila. Nel maggio 2017 la tassa era di 360 lei.
- Di ogni tassa, al massimo 425 lei arrivano alle università e 75 lei restano al Ministero della Salute. La quota di un massimo dell’85% si ripartisce tra i sei centri universitari di medicina e farmacia, Bucarest, Craiova, Cluj-Napoca, Iași, Târgu Mureș e Timișoara, in proporzione al numero di candidati di ciascuno. Dalla quota del 15% del ministero si paga, tra l’altro, la sede segreta in cui si formulano le domande del concorso.
- Il denaro si versa su un conto di tesoreria del Ministero della Salute e torna nell’organizzazione del concorso. Riguarda i laureati in medicina, odontoiatria e farmacia che affrontano il concorso, e le sei università che ospitano le prove. Il decreto si applica dal 25 settembre 2026, 51 giorni prima dell’esame.
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania, Parte I, n. 819 del 25 settembre 2026, pagina 13
Entrata in vigore: dalla pubblicazione, il 25 settembre 2026, perché l’articolo 12 comma (3) della legge n. 24/2000 sulle norme di tecnica legislativa stabilisce che gli atti normativi, salvo le leggi e le ordinanze, producono effetti dalla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial), se non prevedono essi stessi una data successiva, e questo decreto non la prevede
La specializzazione medica è la porta attraverso cui un laureato in medicina diventa medico specialista, e il concorso d’ingresso si tiene una volta all’anno, a novembre, in due formule che il sistema rumeno tiene distinte: il «rezidențiat pe post», in cui l’ospedale che assume è noto fin dall’inizio e il contratto di lavoro si firma prima della formazione, e il «rezidențiat pe loc», in cui si ottiene soltanto un posto di formazione. Il decreto pubblicato il 25 settembre 2026 fissa quanto costa partecipare alla sessione del 15 novembre: 500 lei a candidato. Sempre nell’ambito della formazione professionale dei medici, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca hanno deciso nell’agosto 2026 che l’esame alla fine della specializzazione abbia temi unici a livello nazionale, quindi entrambi i capi della formazione specialistica si standardizzano nello stesso anno.
La cifra non è nuova. La stessa tassa di 500 lei è stata fissata per la sessione del 21 novembre 2021, per quella del 20 novembre 2022, per quella del 19 novembre 2023, per quella del 17 novembre 2024 e per quella del 16 novembre 2025. Sei sessioni consecutive con lo stesso importo. L’ultima volta in cui la somma è cambiata in modo visibile è stata prima del 2021: alla sessione del 21 maggio 2017 la tassa era di 360 lei, quindi il passaggio a 500 ha significato un aumento del 38,89%.
Il decreto si legge insieme al secondo atto pubblicato nella stessa pagina della Gazzetta Ufficiale della Romania, che stabilisce le 25 specializzazioni carenti per il «rezidențiat pe post» della stessa sessione. Entrambi portano la data del 24 settembre 2026 ed entrambi riguardano il concorso del 15 novembre, solo che uno dice quanto paga il candidato e l’altro dove può andare dopo averlo superato.
La destinazione del denaro è scritta nell’articolo 2. Tutte le somme incassate diventano entrata del bilancio del Ministero della Salute e si usano per le spese di personale e per quelle materiali del concorso. Una quota di un massimo dell’85% va alle università di medicina e farmacia di Bucarest, Craiova, Cluj-Napoca, Iași, Târgu Mureș e Timișoara, mentre il 15% resta al ministero, per i beni e i servizi che assicurano la sede segreta in cui si formulano le domande e per la gestione a livello nazionale della formazione specialistica. Tradotto per candidato: dei 500 lei, al massimo 425 arrivano al centro universitario in cui si sostiene la prova e 75 restano al ministero.
Gli effetti che produce
Il primo effetto è diretto e lo sente il candidato. Senza il pagamento dei 500 lei sul conto di tesoreria indicato nel decreto, l’iscrizione al concorso non si può fare. La somma è fissa, non si rapporta al reddito del candidato e non ha, in questo atto, alcuna forma di esenzione o di riduzione.
Il secondo effetto riguarda le università. I sei centri ricevono denaro in proporzione al numero di candidati che sostengono la prova da loro e sulla base di una nota di calcolo estimativo firmata dal rettore, e la ripartizione avviene con contratti stipulati con il ministero. Più candidati un centro attrae, più riceve per le aule, i sorveglianti e la logistica che mette a disposizione.
Il terzo effetto riguarda il bilancio del ministero. La quota del 15% finanzia una spesa che nessun altro atto copre: la sede in cui si formulano le domande, tenuta segreta proprio per l’integrità del concorso. Dalla stessa quota si possono acquistare beni e servizi per la gestione nazionale della formazione specialistica.
Il quarto effetto è di prevedibilità. Mantenere l’importo a 500 lei per la sesta sessione consecutiva significa che un laureato che ripete il concorso paga quanto cinque anni fa, in lei nominali. Per le università significa che la somma per candidato resta la stessa, per quanto siano cresciuti nel frattempo i costi delle aule, della vigilanza e del personale di sorveglianza.
Che cosa cambia rispetto a prima
L’importo non è cambiato. Il decreto del 23 settembre 2025, pubblicato il 26 settembre 2025, aveva fissato la stessa somma di 500 lei per la sessione del 16 novembre 2025, con un testo quasi identico, articolo per articolo: la stessa quota di un massimo dell’85% per le università, la stessa quota del 15% per il ministero, lo stesso conto di tesoreria, lo stesso elenco di sei centri universitari.
È cambiata però la denominazione del concorso nel testo dell’articolo 1. Nel 2025 si leggeva «concorso di specializzazione pe post e pe loc», ora si legge «concorso di ammissione alla specializzazione pe post e pe loc», formula che era usata anche nel 2024. È un ritorno alla dicitura più vecchia, senza effetti sulla somma o sulla procedura.
È cambiato anche chi firma. Il decreto del 2025 porta la firma del ministro della salute in carica. Quello attuale è firmato per il ministro della salute ad interim da un segretario di Stato, benché il decreto pubblicato subito dopo, nella stessa pagina, sia firmato direttamente dal ministro ad interim. Due atti dello stesso giorno, sullo stesso concorso, con due firmatari diversi.
Il calendario è rimasto identico. Nel 2025 il decreto con la tassa era uscito 51 giorni prima dell’esame. Nel 2026, sempre 51 giorni prima. La distanza tra la pubblicazione dell’importo e la data della prova non si è mossa affatto.
Vantaggi e svantaggi
Che cosa migliora
- La somma resta di 500 lei per la sesta sessione consecutiva, quindi i candidati che hanno già affrontato il concorso sanno in anticipo quanto pagano.
- La destinazione del denaro è scritta nell’atto, non lasciata alla discrezione del ministero: al massimo l’85% alle università, il 15% per l’organizzazione centrale e per la sede in cui si formulano le domande.
- La ripartizione verso le università avviene in proporzione al numero di candidati, quindi il centro che riceve più persone riceve anche più denaro.
- Il conto di pagamento, il beneficiario, il codice di identificazione fiscale e l’indirizzo sono scritti per intero nel decreto, così che il pagamento si possa fare senza bisogno di un altro documento.
- L’atto esce 51 giorni prima della prova del 15 novembre 2026, la stessa distanza della sessione precedente.
Che cosa resta un problema
- La cifra di 500 lei non ha alcuna motivazione. Il decreto non mostra il costo stimato del concorso né il numero atteso di candidati, quindi non si può verificare se la tassa copra le spese, le superi o resti al di sotto.
- Non esiste alcuna esenzione né alcuna riduzione. La somma è la stessa per qualunque candidato, a prescindere dalla situazione economica, e l’atto non rinvia ad alcuna altra norma che permetta un’eccezione.
- La quota per le università è «un massimo dell’85%», mentre quella del ministero è «il 15%». Una è un tetto, l’altra una cifra fissa, quindi dall’atto non si vede che cosa accada alla differenza, se le università ricevono meno dell’85%.
- I criteri di ripartizione tra i sei centri sono due, il numero di candidati e la nota di calcolo firmata dal rettore, ma il decreto non dice come si combinino. Le stesse somme possono essere divise in più modi, tutti conformi al testo.
- Mantenere nominalmente la tassa per sei sessioni significa, per le università, un calo in termini reali della somma ricevuta per candidato, in un periodo in cui i costi di organizzazione sono cresciuti. Nel decreto non esiste alcun meccanismo di aggiornamento.
Consigli pratici
- Pagate esattamente 500 lei, sul conto di tesoreria scritto nell’articolo 1 comma (2), con beneficiario il Ministero della Salute. Qualsiasi altro conto indicato in un annuncio non ufficiale non ha fondamento in questo decreto.
- Conservate la prova del pagamento. I contratti tra il ministero e le università si stipulano sulla base del numero di candidati di ciascun centro, e la prova individuale di pagamento è ciò che lega la vostra iscrizione a quel numero.
- Leggete il decreto insieme a quello che stabilisce le specializzazioni carenti, pubblicato lo stesso giorno. La tassa è uguale per tutti, ma dall’elenco dipende dove si può ottenere un posto.
- Verificate a parte la metodologia del concorso. Questo decreto stabilisce soltanto l’importo della tassa, non il calendario delle iscrizioni, i documenti necessari o le regole di svolgimento della prova.
- Se vi interessa come si spende il denaro, chiedete i contratti tra il Ministero della Salute e le università. Si stipulano in base all’articolo 2 comma (4) e non si pubblicano nella Gazzetta Ufficiale della Romania.
- Non contate su riduzioni o esenzioni. Il decreto non ne prevede alcuna, e la tassa è condizione di partecipazione, non un contributo facoltativo.
Domande frequenti
Quanto costa l’iscrizione alla specializzazione nel 2026?
La tassa è aumentata rispetto alla sessione precedente?
Dove finisce il denaro?
Che cosa paga il ministero con la sua quota?
Esistono esenzioni dal pagamento della tassa?
Come si divide il denaro tra le università?
Da quando si applica il decreto?
Il decreto dice anche quando si fanno le iscrizioni?
Analisi della redazione
L’atto è semplice e non si contraddice in nessun punto. Ha quattro articoli, una sola cifra importante e un percorso del denaro scritto con chiarezza. Proprio per questo merita di essere guardato dal lato che leggendolo non si vede: che cosa significhi, nel tempo, una tassa che non si muove. Dal 2021 in poi, in sei sessioni di concorso, l’importo è rimasto di 500 lei. Prima, alla sessione del maggio 2017, era di 360 lei, quindi l’ultimo aggiustamento visibile ha significato un aumento del 38,89%, seguito da un lungo periodo di congelamento. Per il candidato la stabilità è una buona notizia. Per l’università che organizza la prova, gli stessi 425 lei a candidato comprano, anno dopo anno, sempre meno.
La seconda osservazione nasce dal combinare due commi dello stesso articolo. Il comma (2) dice che alle università si ripartisce «una quota di un massimo dell’85%», mentre il comma (5) parla della «quota del 15% che spetta al Ministero della Salute». Una è un tetto, l’altra una somma fissa. Se le università ricevono meno dell’85%, la differenza non ha, nell’atto, alcuna destinazione nominata, benché il comma (1) la lasci comunque al bilancio del ministero. Il testo regge, ma solo perché la prima regola copre ciò che la seconda non dice. La stessa formulazione si ripete immutata nei decreti del 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025.
La terza osservazione riguarda la divisione tra i sei centri. Il decreto dà due criteri legati da una congiunzione: la proporzione dei candidati e la nota di calcolo estimativo firmata dal rettore. Il primo è una regola aritmetica, il secondo una stima di costo. Come si combinino, l’atto non lo dice. Due università con lo stesso numero di candidati possono ricevere somme diverse se le loro note di calcolo differiscono, e un’università con meno candidati può ricevere di più se stima spese maggiori. Entrambi i risultati rispettano il testo, il che significa che il risultato concreto non si può prevedere dall’atto.
La quarta osservazione riguarda ciò che non si pubblica. I contratti tra il ministero e le università, le note di calcolo firmate dai rettori e il numero finale di candidati restano fuori dalla Gazzetta Ufficiale della Romania. Senza di essi, l’unica cifra pubblica sul finanziamento del più importante concorso medico dell’anno è la tassa. Ogni mille candidati, il concorso porta 500.000 lei, dei quali al massimo 425.000 vanno alle università e 75.000 al ministero. Quanto costi effettivamente l’organizzazione non si apprende da nessuna parte.
Che cosa andrebbe cambiato
- Il decreto dovrebbe contenere il costo stimato del concorso. Una sola riga con la somma stimata e con il numero di candidati attesi mostrerebbe se la tassa di 500 lei copra la spesa, e il dibattito sull’importo avrebbe finalmente una base.
- Le due quote andrebbero scritte allo stesso modo. O entrambe come tetto, o entrambe come percentuale fissa. «Un massimo dell’85%» accanto a «una quota del 15%» lascia una zona senza destinazione nominata, che si chiude soltanto con la regola generale del comma (1).
- Il criterio di ripartizione tra le università dovrebbe avere un peso scritto. Per esempio, una parte fissa per candidato e una parte variabile giustificata dalla nota di calcolo, così da poter verificare perché un centro riceva più di un altro.
- La tassa dovrebbe avere un meccanismo di aggiornamento. Sei sessioni con la stessa somma nominale spostano in silenzio il costo dell’organizzazione dal candidato ai bilanci delle università, senza che nessuno decida esplicitamente questo trasferimento.
- I contratti con le università andrebbero pubblicati. Sono stipulati con denaro pubblico, per un concorso pubblico, e la loro pubblicazione chiuderebbe l’unica incognita di tutto il meccanismo: quanto costi, in realtà, il «rezidențiat pe post» e il «rezidențiat pe loc».
Testo originale dell’atto normativo
Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.
Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania
Gazzetta Ufficiale della Romania n. 819 del 25 settembre 2026, pagina 13 16 pagine PDF, 143 KB l'atto inizia a pagina 13
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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.
