In breve

  • La Corte Costituzionale ha respinto dieci procedimenti riuniti con i quali i rivoluzionari chiedevano l’annullamento del blocco delle loro indennità nel 2022 e nel 2023, al livello del mese di dicembre dell’anno precedente.
  • L’unica censura sollevata era di forma: che il Governo non poteva più invocare una situazione straordinaria per una misura ripetuta anno dopo anno. La Corte ha risposto che la frequenza di una misura non ne annulla il carattere eccezionale.
  • Il motivo di fondo, ribadito dalla Corte: l’indennità di rivoluzionario ha un fondamento morale, ma non è un diritto fondamentale, e il legislatore può concederla, bloccarla o perfino ritirarla in futuro.
Atto: Sentenza CCR n. 46/2026
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 601 del 23 luglio 2026
Pronunciata: 20 gennaio 2026

Le indennità concesse dalla legge della riconoscenza restano bloccate e la Corte Costituzionale afferma che il Governo aveva il diritto di farlo con un’ordinanza d’urgenza. Dieci procedimenti, aperti presso nove tribunali del Paese, sono stati riuniti e respinti nella stessa udienza. È la seconda volta in questa estate che il giudice costituzionale rifiuta di ampliare un diritto riparatorio concesso da una legge speciale, dopo aver stabilito anche che non può aggiungere nuove categorie alla legge sui risarcimenti per i perseguitati del regime comunista.

La legge n. 341/2004, nota come legge della riconoscenza, concede indennità alle persone che hanno partecipato alla Rivoluzione del dicembre 1989, alla rivolta operaia anticomunista di Brașov del novembre 1987 e a quella di Valea Jiului, Lupeni, dell’agosto 1977. Le somme sono pagate dalle casse distrettuali delle pensioni e gli autori della questione di legittimità costituzionale ne avevano chiesto il ricalcolo.

I due testi impugnati sono brevi e fanno la stessa cosa. L’art. IX, comma 2, dell’Ordinanza d’urgenza del Governo n. 130/2021 prevedeva che, nel 2022, le indennità fossero concesse nell’importo spettante o in pagamento nel dicembre 2021. L’art. XVIII, comma 1, lett. n), dell’Ordinanza d’urgenza del Governo n. 168/2022 prevedeva che, nel 2023, restassero al livello del dicembre 2022. Secondo quanto sostenuto dagli autori della questione, la catena dei blocchi annuali scende fino al livello pagato nel dicembre 2010.

Gli effetti che produce

Il primo effetto è che il blocco resta valido per gli anni 2022 e 2023. La Corte ha constatato all’unanimità che i due testi sono costituzionali rispetto alle censure formulate, e la decisione è definitiva e generalmente obbligatoria ai sensi dell’art. 147, comma 4, della Costituzione. I processi in cui si chiedeva il ricalcolo su questo fondamento restano privi dell’argomento principale.

Il secondo effetto riguarda una strategia processuale, non solo un anno di bilancio. Gli autori non hanno impugnato il contenuto del blocco, bensì la procedura: hanno sostenuto che, se il Governo ripete la stessa misura ogni anno, la situazione non può più essere straordinaria. La Corte ha risposto che l’adozione successiva di ordinanze d’urgenza in una materia non esclude il loro carattere straordinario, purché ogni atto sia giustificato da circostanze oggettive. L’argomento della ripetizione non può più essere usato in quanto tale.

Il terzo effetto riguarda il perimetro del controllo. La Corte ha rifiutato di esaminare le due ordinanze nel loro insieme e ha limitato l’oggetto ai due commi censurati, perché i restanti testi disciplinano rapporti sociali distinti, senza un legame intrinseco tra loro. Chi vuole impugnare un’ordinanza d’urgenza per l’assenza della situazione straordinaria deve indicare esattamente le disposizioni interessate.

Il quarto effetto è il più importante nel lungo periodo e non si limita ai rivoluzionari. La Corte ribadisce, citando quattro decisioni precedenti, che le indennità a carattere riparatorio non hanno consacrazione costituzionale. La conclusione che ne trae esplicitamente: il legislatore può concederle o meno e, se ha deciso di concederle, può stabilirne la frequenza e le modalità concrete, compreso il loro ritiro in futuro.

Che cosa cambia rispetto a prima

A livello di testi di legge, nulla. Entrambe le disposizioni avevano un’applicabilità limitata nel tempo, la prima solo nel 2022, la seconda solo nel 2023, e quindi non erano più in vigore alla data del giudizio. La Corte le ha comunque esaminate, in base alla Decisione n. 766 del 15 giugno 2011, perché i loro effetti giuridici continuano a prodursi nei processi in cui la questione è stata sollevata.

È cambiato invece il trattamento dell’argomento centrale. Gli autori si appoggiavano alla Decisione n. 650 del 15 dicembre 2022, con la quale la Corte aveva accolto una censura estrinseca. Questa volta la Corte usa la stessa decisione in senso opposto: da essa riprende solo la regola tecnica secondo cui il controllo estrinseco può riguardare disposizioni puntuali di un’ordinanza eterogenea, non la conclusione che i blocchi ripetuti sarebbero incostituzionali.

Si è chiarito anche che cosa verifica il giudice costituzionale quando esamina l’urgenza. La Corte non guarda a quanto spesso la misura sia stata ripetuta, ma al preambolo di ciascuna ordinanza. Per l’Ordinanza d’urgenza del Governo n. 130/2021 ha rilevato un disavanzo del bilancio generale consolidato stimato al 6,2% del prodotto interno lordo, una riduzione delle entrate di bilancio dello 0,5% del prodotto interno lordo e fondi insufficienti nel Fondo nazionale unico di assicurazione sociale sanitaria, nel contesto della crisi sanitaria. Per l’Ordinanza d’urgenza del Governo n. 168/2022 ha rilevato la crisi energetica, l’inflazione e un disavanzo che rischiava di raggiungere il 10,3% del prodotto interno lordo nel 2023.

Infine, la decisione segna una distinzione che conta in qualsiasi futura controversia sui diritti pecuniari concessi da una legge speciale. Il diritto alla pensione è previsto e garantito dall’art. 47, comma 2, della Costituzione. L’indennità della legge n. 341/2004 non ha una simile consacrazione: è un diritto legale, concesso come scelta del legislatore. I due non si difendono allo stesso modo.

Vantaggi e svantaggi

Che cosa migliora

  • La regola diventa chiara: la contestazione di un’ordinanza d’urgenza per l’assenza della situazione straordinaria si giudica sul preambolo dell’atto, non sul fatto che la misura si ripeta.
  • La Corte conferma che si può impugnare puntualmente un articolo di un’ordinanza voluminosa, senza dover mettere in discussione l’intero atto.
  • Dieci procedimenti provenienti da nove distretti hanno ricevuto una soluzione unitaria nello stesso giorno, il che elimina il rischio di interpretazioni divergenti presso i giudici di merito.
  • La decisione non tocca gli importi in pagamento, quindi nessuno perde denaro per effetto di essa.

Che cosa resta un problema

  • I beneficiari restano con un’indennità il cui valore reale si è eroso, perché il blocco è andato in parallelo con anni di inflazione elevata.
  • La motivazione apre esplicitamente la possibilità di ritirare in futuro queste indennità, il che lascia un diritto riparatorio senza protezione costituzionale.
  • L’argomento della ripetizione annuale, l’unico su cui era costruita la difesa in tutti e dieci i procedimenti, è ora chiuso, e una censura nuova dovrebbe fondarsi su un altro parametro costituzionale.
  • Le controversie sono durate a lungo: i primi procedimenti sono stati trasmessi alla Corte nell’ottobre 2023 e uno degli autori è nel frattempo deceduto.

Consigli pratici

  1. Se avete un processo pendente per il ricalcolo dell’indennità della legge n. 341/2004 per gli anni 2022 o 2023, discutete con il vostro avvocato quale altro fondamento possa ancora essere invocato: quello usato finora è stato respinto in via definitiva.
  2. Verificate se la vostra domanda riguarda davvero il blocco oppure, in realtà, il modo di determinare l’importo di base. La seconda situazione non è toccata da questa decisione.
  3. Se volete impugnare un’ordinanza d’urgenza per l’assenza della situazione straordinaria, indicate nella domanda esattamente i commi interessati. La Corte ha rifiutato espressamente di esaminare le ordinanze nel loro insieme.
  4. Argomentate partendo dal preambolo dell’ordinanza, non dalla storia della misura. È lì che si verifica se la situazione invocata è oggettiva e quantificabile.
  5. Conservate le decisioni di determinazione e di pagamento emesse dalla cassa distrettuale delle pensioni per ciascun anno. In controversie di questo tipo il livello del mese di dicembre dell’anno precedente è l’elemento di riferimento.
  6. Se desiderate lo sblocco, la via è legislativa. La Corte ha detto esplicitamente che la determinazione delle condizioni e degli importi di queste indennità rientra nella competenza del Parlamento.

Domande frequenti

Chi riceve le indennità della legge n. 341/2004?
Le persone riconosciute per la partecipazione alla Rivoluzione romena del dicembre 1989, alla rivolta operaia anticomunista di Brașov del novembre 1987 e alla rivolta operaia anticomunista di Valea Jiului, Lupeni, dell’agosto 1977. La legge è nota come legge della riconoscenza.
Le indennità si riducono per effetto di questa decisione?
No. La decisione conferma soltanto che il blocco applicato nel 2022 e nel 2023 era costituzionale. Non modifica alcun importo oggi in pagamento.
Perché non conta che il Governo abbia ripetuto la stessa misura anno dopo anno?
La Corte ha rilevato che l’adozione successiva di ordinanze d’urgenza in una materia non esclude il loro carattere straordinario. La verifica si fa su ciascun atto separatamente, analizzando le circostanze invocate nel preambolo, non contando le ripetizioni.
L’indennità di rivoluzionario è un diritto costituzionale?
No. La Corte ha ritenuto che abbia un fondamento morale, ma che non costituisca un obbligo costituzionale di disciplina in capo allo Stato. È un diritto a carattere riparatorio, concesso per scelta del legislatore, a differenza del diritto alla pensione, garantito dall’art. 47, comma 2, della Costituzione.
L’indennità può essere ritirata in futuro?
Dalla motivazione della Corte risulta di sì: non essendo un diritto costituzionale, il legislatore può optare anche per il suo ritiro in futuro. La Corte non dice che tale ritiro sarebbe auspicabile o probabile, ma solo che non sarebbe impedito dalla Costituzione.
Quali condizioni deve soddisfare un’ordinanza d’urgenza?
Tre, cumulative, secondo l’art. 115, comma 4, della Costituzione: deve esistere una situazione straordinaria, la sua regolamentazione non deve poter essere rinviata e l’urgenza deve essere motivata nel testo dell’ordinanza. La Corte ha inoltre precisato che l’urgenza non si confonde con la situazione straordinaria.
Perché la Corte ha giudicato testi che non erano più in vigore?
Perché, con la Decisione n. 766 del 15 giugno 2011, ha stabilito che sono soggette al controllo anche le disposizioni i cui effetti giuridici continuano a prodursi dopo l’uscita dalla vigenza. I due testi si applicavano solo nel 2022 e rispettivamente nel 2023, ma i processi avviati allora sono ancora pendenti.

Testo originale dell’atto normativo

Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.

Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania

Gazzetta Ufficiale della Romania n. 601 del 23 luglio 2026 16 pagine PDF, 116 KB l'atto inizia a pagina 2

Apri il PDF ufficialeScarica il PDF

Su schermi piccoli il visualizzatore non viene mostrato. Usa i pulsanti qui sopra per aprire o scaricare il file.

Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.