In breve
- Il Ministero dell’Ambiente ha approvato il primo Catalogo nazionale delle zone prioritarie per la biodiversità: 472 zone, di cui 471 terrestri e una marina, Vama Veche – 2 Mai.
- In queste zone le attività consentite sono limitate per legge. In regime di non intervento è vietata qualsiasi attività umana, con tre eccezioni: ricerca scientifica, educazione ambientale ed ecoturismo senza costruzioni.
- Il catalogo indica il codice e, in gran parte, la denominazione di ciascuna zona, ma non i confini. Le mappe e le misure di conservazione si pubblicano sul sito del ministero entro 15 giorni, cioè entro il 15 settembre 2026.
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 726 del 31 agosto 2026
Entrata in vigore: 31 agosto 2026
Dal 31 agosto 2026 la Romania ha l’elenco ufficiale dei terreni sui quali la conservazione viene prima di qualunque altro uso. Il decreto del ministro dell’ambiente, delle acque e delle foreste n. 1.786/2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 726 del 31 agosto 2026, approva il Catalogo nazionale delle zone prioritarie per la biodiversità. È l’atto che dà contenuto concreto al capitolo III1 introdotto nell’ordinanza d’urgenza del Governo n. 57/2007 dall’ordinanza d’urgenza del Governo n. 25/2026, il quadro che la Corte costituzionale ha esaminato in estate, quando ha lasciato in piedi la legge sulla biodiversità con un’opinione dissenziente firmata da sei giudici.
La zona prioritaria per la biodiversità, abbreviata ZPB in tutto il catalogo, non è una nuova area naturale protetta. È un’etichetta sovrapposta a territori che, in gran parte, avevano già uno statuto: riserve scientifiche, zone di protezione stretta o integrale nei parchi, zone rigorosamente protette nelle riserve della biosfera, foreste vergini e quasi vergini, monumenti naturali, riserve naturali. A questi si aggiungono, ai sensi dell’art. 403 lett. i) dell’ordinanza, superfici terrestri e marine che non rientrano in nessuna delle categorie precedenti e che possono essere designate solo con il consenso del proprietario.
Il catalogo ha quattro parti. La tabella n. 1 comprende 29 zone dei parchi nazionali e naturali e della Riserva della biosfera «Delta del Danubio», tra cui Domogled – Valea Cernei, Retezat, Munții Rodnei, Cheile Nerei – Beușnița, Călimani, Semenic – Cheile Carașului, Cozia e Piatra Craiului. La tabella n. 2 comprende 342 zone di altre aree naturali protette, dai Monti Făgăraș e dall’Altopiano della Dobrogea settentrionale fino al fiume Prut e alle Cheile Lăpușului. La tabella n. 3 ha due sezioni: 62 foreste vergini e quasi vergini e 38 zone che richiedono il consenso previsto dall’art. 408. Alla fine, una sola zona marina. La struttura del ministero che tiene il catalogo è cambiata nel frattempo: la decisione n. 698/2026 riduce il suo organico a 511 posti.
Gli effetti che produce
Il primo effetto è che il regime delle attività dell’ordinanza d’urgenza del Governo n. 57/2007 diventa applicabile a un elenco chiuso, non a una categoria astratta. L’art. 405 stabilisce che nelle zone in regime di non intervento è vietato lo svolgimento di qualsiasi attività umana, a eccezione della ricerca scientifica, dell’educazione ambientale e dell’ecoturismo che non richieda costruzioni o investimenti. L’art. 406 consente, nelle zone a gestione attiva, undici tipi di attività, tra cui lo sfalcio e il pascolo razionali, gli interventi di ripristino ecologico, le attività tradizionali di utilizzo delle risorse rinnovabili entro i limiti della capacità dell’ecosistema, il controllo delle specie invasive e gli interventi d’urgenza per la sicurezza delle persone.
Il secondo effetto è un termine breve e verificabile. L’art. 2 del decreto obbliga il Ministero dell’Ambiente a pubblicare sul proprio sito internet, entro 15 giorni dall’entrata in vigore, cioè entro il 15 settembre 2026, i documenti previsti dall’art. 407 comma (1) per ciascuna zona del catalogo: il formulario di motivazione, che contiene anche le misure di conservazione, la documentazione cartografica vettoriale in coordinate Stereo 70, in formato .shp, con i confini della zona, e il parere dell’Accademia romena. Fino ad allora il catalogo dice quali sono le zone, ma non dove cominciano e dove finiscono.
Il terzo effetto riguarda i pascoli. Per le zone che si sovrappongono a pascoli permanenti, il decreto è stato emanato con il parere del Ministero dell’Agricoltura, n. 3.874 del 3 agosto 2026. L’art. 3 del decreto aggiunge una regola permanente: qualunque modifica successiva del formulario di motivazione o della documentazione cartografica di queste zone si fa anch’essa con il parere dell’autorità dell’agricoltura. In altre parole, i confini non possono essere spostati sopra un pascolo senza che l’agricoltura lo sappia.
Il quarto effetto è di comunicazione esterna. L’art. 4 obbliga l’autorità ambientale a trasmettere la banca dati delle zone prioritarie secondo le procedure stabilite dalla Commissione europea e dall’Agenzia europea dell’ambiente. Il catalogo diventa così anche il contributo della Romania al censimento europeo delle superfici rigorosamente protette.
Che cosa cambia rispetto a prima
Finora il capitolo III1 esisteva, ma era privo di contenuto. L’ordinanza d’urgenza del Governo n. 25/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 282 del 7 aprile 2026, ha introdotto nell’ordinanza d’urgenza del Governo n. 57/2007 dieci nuovi articoli, dall’art. 401 all’art. 4010, che definiscono le zone prioritarie, le loro categorie, i due regimi di gestione, i documenti necessari alla designazione e la condizione del consenso del proprietario. Quello che mancava era l’elenco. I divieti dell’art. 405 non potevano essere applicati da nessuna parte, perché nessuna zona era designata.
Cambia anche il modo in cui si legge la mappa della protezione in Romania. I codici del catalogo indicano da dove viene ciascuna zona: 136 posizioni portano il prefisso RONPA, cioè aree naturali protette di interesse nazionale, 114 sono ROSAC e 93 ROSCI, cioè siti Natura 2000 per gli habitat, 27 sono ROSPA, siti di protezione per gli uccelli, una è ROMAB, la Riserva della biosfera «Delta del Danubio», 62 sono PVCV, cioè foreste vergini e quasi vergini, e 38 portano il prefisso ROOECM, riservato alle superfici che non sono aree protette classiche. In altre parole, quasi tutto il catalogo si sovrappone a protezioni che esistevano già, e la novità giuridica è l’intensità del regime, non il perimetro.
Una parte del catalogo resta, per ora, senza nome. Le 38 zone della sezione 2 della tabella n. 3 sono riportate solo con il numero progressivo e con il codice ZPB, senza la colonna «Denominazione» che hanno tutte le altre tabelle. Sono esattamente le zone che, ai sensi dell’art. 408, si designano con il consenso del proprietario, dell’ente territoriale o del gestore, a seconda che il bene sia di proprietà privata, del comune o dello Stato.
Vantaggi e svantaggi
Che cosa migliora
- Esiste, per la prima volta, un elenco pubblico e numerato delle zone con il regime di conservazione più rigoroso, e ogni posizione ha un codice univoco che può essere seguito nel tempo.
- Il termine per la pubblicazione delle mappe e delle misure di conservazione è breve ed è scritto nell’atto: 15 giorni dall’entrata in vigore.
- Le 62 foreste vergini e quasi vergini sono elencate una per una, con la denominazione, quindi escono dalla zona di approssimazione in cui sono rimaste per anni.
- Le zone sovrapposte a pascoli permanenti non possono essere modificate senza il parere del Ministero dell’Agricoltura, quindi i proprietari e gli allevatori hanno un secondo filtro istituzionale.
- I dati entrano nel censimento della Commissione europea e dell’Agenzia europea dell’ambiente, quindi l’elenco diventa verificabile anche dall’estero.
Che cosa resta un problema
- Il catalogo non contiene i confini, mentre i divieti dell’art. 405 e dell’art. 406 si applicano dalla data della sua entrata in vigore, 15 giorni prima che le mappe siano pubblicate.
- Le 38 zone della sezione 2 compaiono solo con il codice, senza denominazione, quindi non possono essere identificate da nessuno all’infuori dei proprietari che hanno dato il consenso.
- Il catalogo non dice quale zona rientri nel regime di non intervento e quale in quello di gestione attiva, benché da questo dipenda tutto ciò che si può fare sul terreno.
- La nota a piè di pagina delle tabelle n. 1 e n. 2 dice che quegli elenchi comprendono anche zone soggette al consenso del gestore, ma non segnala quali siano, tra le 371 posizioni.
- Il decreto non prevede alcuna procedura con cui un proprietario venga a sapere che il suo terreno è entrato nel catalogo, al di fuori della consultazione di un elenco di codici pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Romania.
Consigli pratici
- Se avete terreni all’interno o in prossimità di un parco nazionale, di un sito Natura 2000 o di una riserva, cercate la denominazione nelle tabelle n. 1 e n. 2 dell’allegato. Sono 371 posizioni, con denominazione, e la comparsa di una di esse significa che su quella superficie si applica il regime dell’art. 405 o dell’art. 406.
- Attendete la pubblicazione dei documenti sul sito del Ministero dell’Ambiente, che deve avvenire entro il 15 settembre 2026. Lì troverete i confini esatti, in formato .shp, e le misure di conservazione, cioè gli unici documenti da cui si vede se una determinata particella sia inclusa o no.
- Se coltivate un pascolo permanente sovrapposto a una zona del catalogo, ricordate che l’art. 406 lett. d) consente lo sfalcio e il pascolo, ma «limitati all’intensità necessaria per ottimizzare il valore di conservazione». Il livello concreto si stabilisce con le misure di conservazione del formulario di motivazione, non con la pratica precedente.
- Non avviate lavori di costruzione in una zona del catalogo senza aver verificato il regime di gestione. In regime di non intervento nemmeno l’ecoturismo può comportare costruzioni o investimenti.
- Se siete sindaci e il comune possiede terreni inclusi, verificate se esista una delibera del consiglio comunale con cui sia stato dato il consenso previsto dall’art. 408 lett. b). È la condizione di designazione per le zone della categoria dell’art. 403 lett. i).
- Annotate il codice della zona, non solo la denominazione. I codici ZPB sono univoci e saranno la chiave di ricerca sia nei documenti pubblicati sul sito del ministero sia nelle comunicazioni all’Agenzia europea dell’ambiente.
Domande frequenti
Che cos’è una zona prioritaria per la biodiversità?
Quante zone contiene il catalogo?
Che cosa posso fare su un terreno incluso nel catalogo?
Dove trovo i confini esatti di una zona?
Il mio terreno privato può essere incluso senza il mio consenso?
Che cosa significano i codici del catalogo?
Posso proporre io una nuova zona?
Il catalogo può essere modificato?
Analisi della redazione
L’atto fa una cosa che nessuna strategia e nessun piano avevano fatto finora: trasforma una categoria giuridica in un elenco di 472 posizioni numerate. La differenza non è cosmetica. Fino al 30 agosto, il divieto di svolgere qualsiasi attività umana in una zona di non intervento era una norma senza destinatario; dal 31 agosto ha 472 destinatari possibili, ciascuno con un codice. È esattamente il passo che la legislazione ambientale romena di solito manca, e qui è stato compiuto.
Quello che si vede dai numeri dei codici è che la novità non è territoriale. 136 posizioni sono aree naturali protette di interesse nazionale, 234 sono siti Natura 2000, una è il Delta del Danubio. Cioè 371 su 472, quasi il 79%, si sovrappongono a superfici già protette. Le superfici davvero nuove sono le 62 foreste vergini e quasi vergini, che escono dall’inventario forestale ed entrano in un regime giuridico proprio, e le 38 zone designate con consenso. Il catalogo non estende la mappa della protezione, ma inasprisce il regime su una parte di essa.
Anche il calendario dice qualcosa. L’ordinanza d’urgenza del Governo n. 25/2026 è entrata in vigore il 7 aprile 2026 e ha dato al ministero due mesi, cioè fino al 7 giugno 2026, per approvare la metodologia di individuazione. Il parere dell’Accademia romena sul catalogo porta la data del 27 luglio 2026, il parere dell’agricoltura quella del 3 agosto 2026, mentre il decreto è stato firmato il 28 agosto e pubblicato il 31 agosto. Tra il termine per la metodologia e la pubblicazione del catalogo sono passati quasi tre mesi, e il decreto non menziona da nessuna parte il numero e la data della metodologia in base alla quale sono state individuate le 472 zone, benché l’art. 402 ne faccia una condizione della proposta.
La tensione pratica più importante è quella tra la data di entrata in vigore e la data di pubblicazione delle mappe. I divieti dell’art. 405 si applicano dal 31 agosto 2026, perché il decreto non prevede un’altra data. La documentazione cartografica arriva entro il 15 settembre. In questi 15 giorni una norma che può vietare qualsiasi attività umana produce effetti su superfici i cui confini non sono pubblici. Per un proprietario di terreni, per un distretto forestale o per un comune, l’unica fonte di informazione resta un elenco di codici e di denominazioni, di cui 38 non hanno nemmeno la denominazione.
Che cosa andrebbe cambiato
- La colonna «Denominazione» anche per le 38 zone della sezione 2. Tutte le altre 434 posizioni del catalogo hanno una denominazione. Senza di essa, le uniche persone che possono sapere di quale superficie si tratti sono quelle che hanno dato il consenso, mentre un vicino, un acquirente o un operatore forestale non ha modo di scoprire nemmeno in quale distretto si trovi la zona.
- L’indicazione in tabella delle zone soggette al consenso del gestore. La nota a piè di pagina identica delle tabelle n. 1 e n. 2 dice che quegli elenchi «comprendono anche zone soggette al consenso del gestore ai sensi dell’art. 408 lett. c)», senza dire quali. Una colonna con sì o no risolverebbe l’ambiguità per 371 posizioni, al costo di una sola lettera per riga.
- Il regime di gestione, riportato nel catalogo. La differenza tra non intervento e gestione attiva decide se su una superficie si possa ancora sfalciare, pascolare o intervenire. Oggi la si scopre solo dal formulario di motivazione di ciascuna zona. Una colonna nell’allegato porterebbe l’informazione dove la gente la cerca, cioè nella Gazzetta Ufficiale della Romania.
- Il coordinamento della data di entrata in vigore con la pubblicazione delle mappe. Se i documenti si pubblicano entro 15 giorni, il regime delle attività dovrebbe produrre effetti dalla stessa data, non 15 giorni prima. Altrimenti la prima metà di settembre resta un intervallo in cui nessuno può dimostrare né di aver rispettato il divieto né di averlo violato.
- Un servizio pubblico di interrogazione per coordinate. Un modulo in cui si inserisce un numero catastale o una coppia di coordinate e che risponde se la superficie ricada in una zona prioritaria renderebbe utilizzabili i 472 file .shp. Senza di esso la verifica richiede software di cartografia e il catalogo resta accessibile solo agli specialisti.
Testo originale dell’atto normativo
Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.
Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania
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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.
