In breve
- Un vigile del fuoco di Buzău ha chiesto il pagamento delle ore straordinarie svolte tra il 2018 e il 2021 e sostiene che il datore di lavoro gliele ha «compensate» con tempo libero che si sovrapponeva alle 48 ore di riposo successive al turno di 24 ore.
- Il Tribunale di Buzău ha chiesto all’Alta Corte se una procedura interna dell’Ispettorato per le Situazioni di Emergenza possa stabilire una cosa simile, e l’Alta Corte ha rigettato la domanda come inammissibile.
- Il motivo: il giudice remittente non ha mostrato perché la questione sia difficile, e la domanda non riguardava l’interpretazione della legge, ma la sua applicazione alla situazione concreta del ricorrente. Questo resta compito del tribunale.
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 723 del 28 agosto 2026
Pronunciata: 22 giugno 2026
Un sottufficiale dei vigili del fuoco ha chiesto in giudizio il pagamento delle ore lavorate oltre l’orario tra il 2018 e il 2021, e il suo processo è rimasto fermo tre anni e mezzo finché il giudice non ha deciso di chiedere all’Alta Corte come si applichi la legge. La risposta è arrivata dopo altri sei mesi e dice che la domanda non andava posta. La Decisione n. 78 del 22 giugno 2026 del Collegio per la risoluzione di questioni di diritto rigetta, come inammissibile, la rimessione del Tribunale di Buzău. È il secondo rigetto di questo tipo in una serie breve: con il numero immediatamente successivo, l’Alta Corte ha respinto, per lo stesso motivo, una rimessione sulla retribuzione del personale pagato da fondi pubblici.
La pronuncia pregiudiziale per la risoluzione di una questione di diritto è un meccanismo con cui un giudice che deve applicare un testo poco chiaro sospende il giudizio e chiede alla corte suprema una soluzione di principio, obbligatoria per tutti i giudici. Il suo scopo è prevenire una prassi non uniforme, cioè la situazione in cui la stessa legge riceve soluzioni diverse nel Paese.
La decisione è obbligatoria, secondo l’art. 521 comma (3) del codice di procedura civile, ma obbligatorio qui è solo ciò che l’Alta Corte ha deciso: che la rimessione non soddisfaceva le condizioni. Nel merito, la domanda resta senza risposta di principio.
Il 28 agosto 2026 il primo ministro ha firmato tre decisioni di personale con effetti in tre momenti diversi: le decisioni n. 291, n. 292 e n. 293/2026, dall’effetto immediato a 45 giorni.
Gli effetti che produce
Il primo effetto è che il fascicolo torna al Tribunale di Buzău, e il tribunale deve decidere da solo. L’Alta Corte dice chiaramente che i giudici investiti della causa sono pienamente competenti a valutare se la procedura interna dell’ispettorato violi o meno il diritto al riposo, senza una soluzione di principio.
Il secondo effetto è la fissazione di un limite per un meccanismo nuovo. L’Ordinanza d’urgenza del Governo n. 62/2024 ha creato una via speciale di rimessione per i processi sulla retribuzione del personale pagato da fondi pubblici e sulle prestazioni previdenziali. Il tribunale aveva interpretato il testo nel senso che la rimessione sia obbligatoria ogni volta che si presenti una questione di diritto sulla quale l’Alta Corte non si sia pronunciata. L’Alta Corte ha respinto questa lettura.
Il terzo effetto è la definizione di che cosa significhi, qui, una questione di diritto. La corte suprema riprende la propria giurisprudenza costante: oggetto della procedura è una norma incompleta o poco chiara, un testo che, attraverso un’argomentazione giuridica seria, può ricevere significati e applicazioni divergenti in situazioni quasi identiche. La semplice entrata in vigore dell’ordinanza d’urgenza, senza un problema reale di diritto, non giustifica la rimessione.
Il quarto effetto riguarda che cosa debba contenere l’ordinanza di rimessione. Da essa devono risultare la difficoltà della questione, attraverso la presentazione delle diverse interpretazioni che può suscitare, gli elementi di fatto e di diritto rilevanti della controversia e gli argomenti da cui risulti che il problema ha carattere autentico ed essenziale per la decisione nel merito. L’Alta Corte precisa che non può sostituirsi al giudice remittente nell’individuazione e nell’enunciazione della questione di diritto.
Il quinto effetto è la qualificazione data alla domanda concreta. La corte suprema constata che la domanda non riguarda un’incertezza sul senso o sulla portata della norma, ma «mai degrabă o îndrumare pentru a gestiona soluționarea cauzei», cioè piuttosto un orientamento per gestire la definizione della causa, quindi una risposta puntuale alla domanda se la modalità di compensazione della Procedura PO-56-DF violi il diritto al riposo nel caso di quel ricorrente. L’applicazione della legge ai fatti è attribuzione esclusiva del giudice investito, e questa competenza non può essere delegata.
Il sesto effetto è una precisazione utile a qualsiasi giudice che volesse rimettere una questione: l’obbligo di rimessione dell’art. 2 dell’ordinanza si attiva solo dopo che il giudice verifica lui stesso e constata che il problema è reale e autentico. La natura imperativa della rimessione non elimina la verifica preliminare, ma la presuppone.
Il settimo effetto riguarda ciò che non è stato discusso. L’Alta Corte ha confermato che il processo rientra nell’ambito dell’ordinanza, trattandosi di diritti di natura retributiva del personale pagato da fondi pubblici, a prescindere dalla qualità delle parti e dal giudice competente. Le condizioni degli artt. 1 e 3 erano soddisfatte; è caduta soltanto la condizione dell’art. 2.
Che cosa cambia rispetto a prima
In diritto, nessun testo cambia. La procedura di sistema PO-56-DF resta in vigore a livello dell’ispettorato, l’art. 21 della Legge quadro n. 153/2017 e l’art. 35 dell’Ordinanza d’urgenza n. 114/2018 restano come sono, e lo stesso vale per il decreto del ministro degli affari interni n. 35/2019.
È cambiato invece il significato pratico dell’Ordinanza d’urgenza n. 62/2024. Il suo testo usa una formulazione che suona imperativa, e il tribunale l’ha letta come un obbligo automatico. La decisione stabilisce il contrario: il meccanismo non si attiva in ogni situazione in cui compaia una questione non decisa dalla corte suprema, ma solo quando il problema ha i caratteri richiesti dalla giurisprudenza sviluppata sugli artt. 519-521 del codice di procedura civile, a eccezione della novità.
È cambiato anche ciò che ci si attende da un’ordinanza di rimessione in materia di retribuzione dei dipendenti pubblici. Non basta più riprodurre l’oggetto dell’azione e i testi di legge applicabili; occorre mostrare la soglia di difficoltà della domanda e in che misura essa superi il compito ordinario del giudice di interpretare e applicare la legge.
Infine, si è chiarito che la verifica delle condizioni di ammissibilità si fa in base alle disposizioni speciali dell’ordinanza, che si completano con quelle del codice di procedura civile, secondo l’art. 4 dell’ordinanza stessa.
Vantaggi e svantaggi
Che cosa migliora
- La corte suprema chiude un’interpretazione che avrebbe trasformato il meccanismo in una valvola automatica, con centinaia di rimessioni in materia di retribuzione dei dipendenti pubblici.
- La decisione dice in concreto che cosa debba contenere un’ordinanza di rimessione, quindi i giudici hanno un riferimento verificabile prima di sospendere un processo.
- Si conferma che i processi dei militari per diritti retributivi rientrano nell’ambito dell’ordinanza, a prescindere dalla qualità delle parti e dal giudice competente.
- Si riafferma che l’applicazione della legge ai fatti resta al giudice della causa, il che evita di spostare la decisione lontano dal giudice che ha assunto le prove.
- La motivazione è esplicita sul fatto che la legge applicabile non è né poco chiara né lacunosa, il che aiuta il tribunale nel giudizio di merito.
- La rimessione è stata decisa in poco più di sei mesi dall’ordinanza del Tribunale di Buzău, un termine breve per questo meccanismo.
Che cosa resta un problema
- La domanda di fondo, se le ore straordinarie possano essere compensate con tempo libero che si sovrappone al riposo successivo al turno, resta senza risposta uniforme.
- Il ricorrente aspetta dall’aprile 2022, e la rimessione ha aggiunto altri sei mesi a un processo che non si è avvicinato alla soluzione.
- La Procedura PO-56-DF è un atto amministrativo interno dell’ispettorato, che non viene pubblicato, quindi neppure i suoi destinatari possono confrontarlo con la legge.
- Non è stata consultata la prassi dei giudici e non è stata individuata giurisprudenza rilevante, quindi non si sa se il problema si presenti anche in altri distretti.
- La formulazione dell’ordinanza d’urgenza resta quella che ha generato la confusione, e la decisione la corregge per via interpretativa, non nel testo.
- La decisione è stata firmata da un giudice diverso da quello che ha presieduto il collegio, perché la presidente del collegio era nel frattempo cessata dalle funzioni per pensionamento.
Consigli pratici
- Se lavorate in turni di 24 ore e chiedete il pagamento delle ore straordinarie, chiedete al giudice di valutare nel merito se il tempo libero concesso si sia sovrapposto al riposo giornaliero e settimanale. L’Alta Corte ha confermato che il tribunale è competente a fare questa analisi.
- Chiedete in giudizio i fogli di presenza redatti a livello dell’unità, non solo le vostre registrazioni. Il ricorrente di questo procedimento si è basato sui fogli di presenza del distaccamento e sui propri.
- Reclamate anche le maggiorazioni collegate alle ore non riconosciute, se del caso: maggiorazione notturna, maggiorazione di reperibilità, maggiorazione per condizioni gravose e per tossicità. Si chiedono distintamente dalle ore in sé.
- Se siete avvocati o giudici e preparate una rimessione all’Alta Corte, mostrate nell’ordinanza le possibili interpretazioni divergenti e la soglia di difficoltà della domanda. Senza di esse, la rimessione viene rigettata come inammissibile.
- Non formulate la domanda come una richiesta di soluzione nella vostra causa. L’Alta Corte ha rigettato la rimessione proprio perché la domanda mirava, nel contesto particolare della causa, a stabilire la soluzione che il tribunale avrebbe dovuto dare.
- Verificate prima se l’Alta Corte si sia già pronunciata e se non ci sia un ricorso nell’interesse della legge in corso. Sono condizioni di ammissibilità distinte, che si verificano cumulativamente.
Domande frequenti
Che cosa ha deciso, alla fine, l’Alta Corte?
Che cosa succede al processo del vigile del fuoco di Buzău?
La decisione è obbligatoria per i giudici?
Che cos’è la Procedura PO-56-DF?
Quando è obbligatoria la rimessione all’Alta Corte nei processi dei dipendenti pubblici?
Perché la decisione è firmata da qualcuno che non è la presidente del collegio?
Analisi della redazione
La decisione ha ragione sul suo piano procedurale, e l’argomento centrale è solido: se ogni domanda non ancora decisa dalla corte suprema obbligasse alla rimessione, il meccanismo si bloccherebbe da solo, e i processi che l’ordinanza voleva accelerare resterebbero fermi ancora di più. La corte suprema difende qui una linea che tiene da anni, quella di non sostituirsi al giudice della causa. Il problema non è la soluzione, ma ciò che lascia dietro di sé.
Ciò che non si vede leggendo la decisione dall’inizio alla fine emerge quando si ricostruisce il calendario del procedimento a partire dalle date sparse nel testo. Il ricorrente ha chiesto i diritti per il periodo 5 giugno 2018 – 22 dicembre 2021, data in cui il suo rapporto di lavoro con l’ispettorato è cessato. Ha proposto l’azione l’8 aprile 2022. Il tribunale ha messo in discussione la rimessione all’Alta Corte solo all’udienza del 10 dicembre 2025 e l’ha disposta con l’ordinanza del 16 dicembre 2025, cioè tre anni e otto mesi dopo il deposito della domanda. La risposta è arrivata il 22 giugno 2026 ed è stata pubblicata il 28 agosto 2026. Un uomo che ha lavorato in turni di 24 ore nel 2018 saprà, nella migliore delle ipotesi nel 2027, se quei soldi gli spettavano, e il suo processo solo adesso torna in primo grado per il giudizio di merito.
La seconda osservazione riguarda un vuoto che la decisione segnala senza affrontarlo. Nel capitolo sulla giurisprudenza dei giudici di merito, l’Alta Corte scrive che, rispetto all’oggetto della rimessione, non è stata necessaria la consultazione dei giudici sulla prassi giudiziaria rilevante, e nel capitolo successivo che non è stata individuata giurisprudenza rilevante dell’Alta Corte o della Corte costituzionale. In altre parole, nessuno ha verificato se il problema si presenti anche in altri ispettorati. La Procedura PO-56-DF non è un atto isolato: è una procedura di sistema, quindi si applica in modo uniforme. Se il suo modo di calcolo fosse sbagliato, l’errore non riguarderebbe un vigile del fuoco di Buzău, ma tutti i vigili del fuoco che lavorano nello stesso regime.
La terza emerge dalla natura dell’atto contestato. Il ricorrente contesta un atto amministrativo interno, una procedura di sistema, rispetto alla Costituzione e al codice del lavoro. Un atto simile non si pubblica nella Gazzetta Ufficiale della Romania e non ha un percorso di contestazione separato che un dipendente possa seguire in modo semplice. Il risultato è che l’unica via per verificarlo giuridicamente è un processo individuale per diritti retributivi, cioè esattamente la procedura che l’ordinanza del 2024 cerca di alleggerire. La decisione chiude, correttamente, una scappatoia procedurale, ma il problema di fondo resta dov’era: in un documento interno che i suoi destinatari possono confrontare con la legge solo in giudizio, uno alla volta.
Che cosa andrebbe cambiato
- La precisazione nel testo del carattere obbligatorio della rimessione dell’art. 2 dell’Ordinanza d’urgenza n. 62/2024. La formulazione attuale ha prodotto esattamente la lettura che l’Alta Corte ha dovuto smentire; una precisazione espressa che la rimessione presuppone la verifica preliminare della difficoltà eviterebbe che si ripeta.
- La pubblicazione delle procedure di sistema che stabiliscono il tempo di lavoro e di riposo. Una procedura interna che decide quando riposa un vigile del fuoco produce effetti su un diritto costituzionale e dovrebbe essere accessibile a coloro ai quali si applica.
- La consultazione dei giudici prima di dichiarare l’inammissibilità, quando l’atto in questione si applica a livello nazionale. Qui non si è verificato se la stessa procedura abbia generato contenziosi in altri distretti, benché si applichi in modo uniforme in tutti gli ispettorati.
- Un termine per la messa in discussione della rimessione. Il tribunale ha deciso di interrogare la corte suprema dopo tre anni e otto mesi di processo; se la domanda era necessaria, lo era anche nel 2022.
- Una verifica amministrativa della compatibilità delle procedure interne con le regole sul riposo. Sarebbe più economica di un processo per dipendente e risponderebbe esattamente alla domanda che né il tribunale né la corte suprema hanno risolto.
Testo originale dell’atto normativo
Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.
Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania
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