In breve

  • La Banca Nazionale della Romania paga lo 0,24% l’anno per gli euro che le banche sono obbligate a tenere bloccati nei suoi conti. Sono le riserve minime obbligatorie, cioè la parte del denaro raccolto dai clienti che ogni banca deve lasciare alla banca centrale e non può prestare. Per il denaro raccolto in valuta l’aliquota è del 5%, e la riserva si tiene in euro, qualunque sia la moneta in cui è stato raccolto. A essere toccate direttamente sono tutte le banche della Romania, sia quelle con sede qui sia le succursali di banche di altri Stati.
  • È il quarto aumento consecutivo. Il tasso è salito dallo 0,17% l’anno per il periodo dal 24 maggio al 23 giugno 2026 allo 0,21% per il 24 giugno-23 luglio, poi allo 0,22% per il 24 luglio-23 agosto e ora allo 0,24%. In quattro mesi si sono aggiunti 0,07 punti percentuali, cioè una crescita del 41% rispetto al punto di partenza. Il tasso per le riserve in lei è rimasto allo 0,90% l’anno, livello immutato dal 24 luglio 2026.
  • La circolare compare il 17 settembre 2026 per un periodo iniziato il 24 agosto. Non è una svista di calendario. Il tasso si calcola dai dati che le banche comunicano soltanto dopo l’inizio del periodo, quindi non può essere annunciato in anticipo. Nessuno deve fare nulla di diverso a causa sua: cambia soltanto la somma che la banca centrale versa alla fine, il 25 settembre 2026.
Atto: Circolare della Banca Nazionale della Romania n. 25 del 15 settembre 2026 sul tasso di interesse corrisposto sulle riserve minime obbligatorie costituite in euro a partire dal periodo di applicazione 24 agosto-23 settembre 2026
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale n. 790 del 17 settembre 2026
Entrata in vigore: 17 settembre 2026, data della pubblicazione, ma il tasso si applica al periodo 24 agosto-23 settembre 2026

Per gli euro che le banche della Romania sono obbligate a tenere bloccati presso la Banca Nazionale, l’interesse è salito allo 0,24% l’anno. È un atto di una sola riga, pubblicato nell’ultima pagina della Gazzetta Ufficiale n. 790 del 17 settembre 2026, ed è difficile trovare un rendimento più basso nei dintorni: sulle obbligazioni in euro che il Ministero delle Finanze ha venduto in agosto, la cedola era del 3,90% l’anno, oltre sedici volte tanto. La differenza non è un’anomalia, ma proprio il meccanismo: quel denaro non sta alla banca centrale per rendere, ma per non circolare.

Le riserve minime obbligatorie sono il più antico e il più semplice degli strumenti di una banca centrale. Ogni banca raccoglie depositi dai clienti, e di questi una parte, stabilita in percentuale, resta immobilizzata in un conto presso la banca centrale. Il resto può essere prestato. In Romania l’aliquota è dell’8% per il denaro raccolto in lei e del 5% per quello raccolto in valuta, livelli fissati con le Circolari della Banca Nazionale della Romania n. 60 e n. 61 dell’11 dicembre 2024 e immutati dal periodo di applicazione 24 gennaio-23 febbraio 2025 in poi. Della componente in lei del meccanismo, la banca centrale dice che ha tre funzioni principali: tiene a freno le oscillazioni dei tassi sul mercato interbancario, offre uno strumento di controllo monetario e aiuta nella gestione della liquidità. La componente in valuta ha avuto, negli anni precedenti la crisi finanziaria, anche uno scopo in più, quello di frenare l’espansione del credito in valuta.

Il denaro tenuto così non è confiscato e nemmeno lasciato a giacere gratis. L’art. 8 comma (3) della legge n. 312/2004 sullo Statuto della Banca Nazionale della Romania impone alla banca centrale di corrispondere un interesse, e il livello minimo di questo interesse non è scelto liberamente: la legge lo lega al tasso medio che le banche stesse pagano ai clienti sui depositi a vista, cioè sul denaro tenuto in conto corrente, da cui si può prelevare in qualunque momento. Il Regolamento della Banca Nazionale della Romania n. 5/2024 sul regime delle riserve minime obbligatorie dettaglia all’art. 9 come si calcoli quella media: separatamente per i lei e per gli euro, come media ponderata, sulla base dei saldi e dei tassi comunicati dalle banche per il giorno lavorativo precedente l’inizio del periodo, con tre decimali e arrotondamento al secondo.

Da qui viene anche la spiegazione del perché il tasso sull’euro differisca tanto da quello sui lei. Non è una decisione di politica monetaria, ma lo specchio di quello che le banche pagano sul mercato rumeno per una certa moneta. Chi tiene i propri euro in conto corrente riceve quasi nulla, e la media ponderata di quegli interessi mostra esattamente questo. Per i lei, dove la concorrenza sui depositi è più aspra, la media è quasi quattro volte più alta, lo 0,90% l’anno. Per confronto, il tasso di interesse di politica monetaria della Banca Nazionale, quello che si annuncia nei comunicati e finisce nei notiziari, è del 6,50% l’anno dall’8 agosto 2024, circa ventisette volte più alto del tasso della circolare.

«Periodo di applicazione», l’espressione che dà il titolo alla circolare, è definito all’art. 8 dello stesso regolamento: l’intervallo fra il giorno 24 di un mese e il giorno 23 del mese successivo. Non è un mese di calendario, e questo conta, perché l’interesse si calcola sui giorni effettivi. Il periodo 24 agosto-23 settembre 2026 ha 31 giorni.

Gli effetti che produce

L’atto non chiede a nessuno di fare qualcosa. Non impone un termine, non prevede una sanzione e non cambia alcun obbligo di comunicazione. L’unica cosa che si modifica è l’importo di un pagamento che la banca centrale effettua verso le banche.

Quanto significhi, in concreto, si può calcolare con esattezza, perché la formula è scritta nel regolamento, all’art. 9 comma (8): la media giornaliera della riserva, moltiplicata per il numero di giorni del periodo e per il tasso, divisa per 36.000. Su 1 milione di euro tenuti come riserva, i 31 giorni del periodo portano 206,67 euro. Al tasso precedente, dello 0,22%, ne portavano 189,44. La differenza è di 17,22 euro per ogni milione.

Per una banca ipotetica, con 100 milioni di euro di depositi che entrano nella base di calcolo, la riserva obbligatoria è di 5 milioni, e l’interesse per questo periodo arriva a 1.033,33 euro, contro i 947,22 euro al vecchio tasso. Un più di 86,11 euro al mese. Quanto faccia a livello dell’intero sistema bancario non si può dire dall’atto: la circolare non contiene alcuna somma, e il saldo delle riserve in euro non compare in nessun punto.

Tre dettagli del regolamento cambiano il quadro più della cifra stessa. Il primo: si remunera soltanto la riserva obbligatoria, non quello che la banca tiene in più. L’art. 9 comma (3) dice chiaramente che le disponibilità eccedenti il livello obbligatorio non ricevono nulla, quindi nessuna banca ha motivo di lasciare qualcosa in più presso la banca centrale. Il secondo: la riserva per il denaro raccolto in valuta si costituisce in euro, anche se la banca ha raccolto dollari, sterline o altre monete, e il costo del cambio e il rischio di cambio se li accolla per intero la banca, ai sensi dell’art. 3 comma (1) lett. c) e comma (2) del regolamento. La banca che ha raccolto dollari paga dunque per comprarsi gli euro che poi tiene bloccati allo 0,24% l’anno. Il terzo: il pagamento avviene il secondo giorno lavorativo successivo alla fine del periodo di applicazione. Poiché il 23 settembre 2026 cade di mercoledì, il denaro arriva alle banche venerdì 25 settembre 2026.

C’è poi una sottigliezza che passa inosservata. La convenzione di calcolo è «numero di giorni di calendario del periodo, diviso 360», mentre l’anno ha 365 giorni. Sommati su dodici periodi consecutivi, quei 365 giorni si dividono sempre per 360, quindi un tasso annunciato come 0,24% l’anno produce, su un anno intero, lo 0,2433%. La differenza è trascurabile in valore assoluto, ma mostra che la cifra della circolare è un tasso convenzionale, non un rendimento effettivo.

Per chi ha denaro in banca, l’effetto è indiretto e, a dirla tutta, molto piccolo. L’ordine delle cause è persino inverso rispetto a come sembra: non è l’interesse della banca centrale a tirare su l’interesse dei conti correnti, ma la media degli interessi sui conti correnti a stabilire il pavimento di quello della banca centrale. La circolare non è una leva, è un termometro. E la sua indicazione è salita quattro mesi di fila, il che dice che le banche della Romania hanno iniziato a pagare qualcosa di più per gli euro tenuti a vista, segno di concorrenza per la raccolta in valuta. Chi si indebita in euro non è toccato in alcun modo dall’atto: il costo della riserva per la banca resta un costo, e si ritrovava già nel margine praticato.

Che cosa cambia rispetto a prima

Fino al 24 agosto 2026 il tasso era dello 0,22% l’anno, fissato con la Circolare della Banca Nazionale della Romania n. 23 dell’11 agosto 2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 679 del 17 agosto 2026. Il nuovo tasso è più alto di 0,02 punti percentuali, il che significa un più 9% in termini relativi.

Guardato su quattro periodi, il movimento è costantemente in salita. Per il 24 maggio-23 giugno 2026, la Circolare n. 16/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 508 del 22 giugno 2026, ha stabilito lo 0,17% l’anno. Per il 24 giugno-23 luglio, la Circolare n. 19/2026, dalla Gazzetta Ufficiale n. 576 del 14 luglio 2026, lo ha portato allo 0,21%. Sono seguiti lo 0,22% e, adesso, lo 0,24%. In totale, 0,07 punti percentuali in quattro mesi, il che significa che una banca riceve ora il 41% in più rispetto a maggio per la stessa somma tenuta bloccata.

Una seconda cosa è cambiata rispetto al mese scorso, benché non si veda nell’atto: il numero delle circolari. Il 17 agosto 2026, la stessa edizione della Gazzetta Ufficiale conteneva due circolari della Banca Nazionale su questa materia, la n. 22 per i lei e la n. 23 per gli euro. L’edizione del 17 settembre 2026 ne contiene una sola. Il motivo sta nell’art. 9 comma (2) del regolamento, che richiede una circolare soltanto quando il tasso cambia. Il tasso per le riserve in lei è rimasto allo 0,90% l’anno, il livello entrato in vigore il 24 luglio 2026, quindi non c’era nulla da pubblicare.

Quello che non è cambiato è tutto il resto del meccanismo. Le aliquote delle riserve restano all’8% per il denaro raccolto in lei e al 5% per quello raccolto in valuta, ferme dal periodo di applicazione 24 gennaio-23 febbraio 2025. Resta a zero l’aliquota per i depositi con scadenza iniziale superiore a due anni, per i titoli di debito emessi con durata superiore a due anni e per i prestiti da operazioni di pronti contro termine, cioè proprio le categorie di denaro che la banca centrale ritiene non se ne vadano al primo segno di inquietudine. Restano intatti anche gli interessi penalizzanti per la banca che non costituisce la riserva: il 9,5% l’anno, e in caso di violazione ripetuta il 12,5% l’anno.

L’ordine di grandezza di queste cifre merita di essere guardato insieme. Per la riserva tenuta correttamente, la banca riceve lo 0,24% l’anno; per quella che non costituisce paga il 9,5% l’anno, quasi quaranta volte tanto. La riserva minima obbligatoria non è un deposito, è un obbligo.

Dalle stesse segnalazioni periodiche inviate alla Banca Nazionale della Romania si ricavano anche le cifre che decidono quanto capitale una banca immobilizza per il rischio operativo. Un regolamento europeo applicabile dal 23 settembre 2026 mostra, riga per riga, da dove si prende ogni componente dell’indicatore di attività: 51 righe di corrispondenza e 105 celle di segnalazione.

Vantaggi e svantaggi

Che cosa migliora

  • Il denaro bloccato porta comunque qualcosa. Nell’area dell’euro, dove la riserva minima è dell’1% delle passività soggette all’obbligo, la Banca Centrale Europea non paga più alcun interesse su di essa da luglio 2023. Il sistema rumeno chiede cinque volte di più, ma remunera.
  • Il livello non è a discrezione della banca centrale. L’art. 8 comma (3) della legge n. 312/2004 le fissa un pavimento legato a una grandezza osservabile, la media degli interessi che le banche pagano ai clienti a vista, quindi il tasso non può essere abbassato quanto si vuole.
  • L’aggiornamento è mensile, non occasionale. Il tasso segue il mercato a ogni periodo di applicazione, invece di restare bloccato per anni a un livello che non corrisponde più alla realtà.
  • L’atto non crea alcun nuovo obbligo, alcun termine e alcuna comunicazione aggiuntiva. Le banche non devono adattare procedure, e i clienti non devono firmare nulla.
  • Il meccanismo è già tagliato sul modello europeo. Il Regolamento n. 5/2024, in vigore dal 1° gennaio 2025, è stato adottato proprio per avvicinare il regime delle riserve a quello dell’Eurosistema e rendere più morbido il passaggio all’adozione dell’euro.

Che cosa resta un problema

  • La circolare non mostra la cifra da cui il tasso risulta. La legge chiede «almeno» la media degli interessi sui depositi a vista, ma né la media né un eventuale margine aggiunto vengono pubblicati. Dall’atto non si può verificare se il minimo di legge sia stato rispettato.
  • L’atto non dice quale tasso sostituisca. Non c’è alcun rinvio alla Circolare n. 23/2026, quella che aveva fissato lo 0,22% l’anno, quindi dal testo non si vede né che si tratta di un aumento, né di quanto.
  • Non esiste alcuna riga di motivazione. La circolare è un dispositivo privo di spiegazioni, benché sia l’unica forma in cui il pubblico viene a sapere di questo movimento mensile.
  • La pubblicazione arriva sempre dopo l’inizio del periodo, fra i 20 e i 29 giorni nelle quattro circolari sull’euro del 2026 verificate qui. Nessuna banca sa, nel giorno in cui inizia a costituire la riserva, a quale tasso sarà remunerata.
  • Il tasso resta molto sotto il costo del denaro sul mercato dell’euro. L’interesse con cui la Banca Centrale Europea remunera i depositi overnight delle banche dell’area dell’euro è del 2,50% l’anno dal 16 settembre 2026, oltre dieci volte tanto.

Consigli pratici

  1. Se lavorate alla tesoreria di una banca o di una succursale di banca estera in Romania, tenete presente che il tasso si applica al periodo 24 agosto-23 settembre 2026 e che il pagamento arriva il 25 settembre 2026, il secondo giorno lavorativo dopo la chiusura del periodo.
  2. Non confondete questo tasso con quello di politica monetaria. Quello di politica monetaria è del 6,50% l’anno e riguarda le operazioni con cui la banca centrale immette o assorbe liquidità. Quello della circolare riguarda esclusivamente il denaro immobilizzato come riserva ed è circa ventisette volte più basso.
  3. Se volete sapere quanto ricevete davvero, usate la formula dell’art. 9 comma (8) del Regolamento n. 5/2024, non una semplice divisione per dodici. Il numeratore è il numero reale di giorni del periodo, e il denominatore è 360, non 365.
  4. Non tenete presso la banca centrale più del livello obbligatorio. L’art. 9 comma (3) prevede che l’eccedenza non sia remunerata affatto, quindi ogni euro oltre la soglia sta lì gratis.
  5. Se l’istituto raccoglie depositi in dollari o in altre monete estere, calcolate a parte il costo della conversione. Il regolamento chiede che la riserva per tutto il denaro raccolto in valuta si costituisca in euro, e la spesa e il rischio di cambio restano a carico della banca.
  6. Per chi segue la serie, le circolari compaiono di regola nella seconda metà del mese, tre o quattro settimane dopo l’inizio del periodo di applicazione, e si possono leggere nella Gazzetta Ufficiale o nell’indice delle disposizioni della banca centrale.

Domande frequenti

Che cosa sono, in parole semplici, le riserve minime obbligatorie?
Sono il denaro che ogni banca è obbligata a lasciare presso la banca centrale, come percentuale dei depositi raccolti dai clienti. Non può essere prestato e non può essere investito. La regola esiste perché la banca centrale possa influenzare la quantità di denaro nell’economia, stabilizzare i tassi sul mercato interbancario e avere una leva sulla liquidità. In Romania l’aliquota è dell’8% per il denaro raccolto in lei e del 5% per quello raccolto in valuta.
Perché la banca centrale paga un interesse sul denaro che tiene bloccato?
Perché così le impone la legge. L’art. 8 comma (3) della legge n. 312/2004 sullo Statuto della Banca Nazionale della Romania prevede che sulle riserve minime obbligatorie la banca centrale corrisponda interessi almeno al livello del tasso medio che le banche praticano sui depositi a vista. Senza questa regola, la riserva sarebbe per la banca un’immobilizzazione puramente gratuita.
Perché il tasso sull’euro è così diverso da quello sui lei?
Perché entrambi sono legati a ciò che le banche pagano ai propri clienti in quella moneta, non a una decisione separata. La banca centrale calcola ogni mese, distintamente per i lei e per gli euro, la media ponderata degli interessi sui conti correnti dei clienti. I conti correnti in euro sono remunerati in Romania quasi a zero, quelli in lei un po’ meglio, da cui lo 0,24% l’anno contro lo 0,90% l’anno.
Come si può pubblicare il 17 settembre un tasso che si applica dal 24 agosto?
Perché l’atto non impone alcuna condotta da rispettare in quell’intervallo, ma stabilisce soltanto quanto paga la banca centrale alla fine. Il tasso si determina dai dati che le banche comunicano nei primi tre giorni lavorativi dopo l’inizio del periodo, quindi non può essere conosciuto prima. La circolare stessa entra in vigore alla data della pubblicazione, il 17 settembre 2026, otto giorni prima della data in cui il pagamento viene effettuato.
Che cosa succede se una banca non costituisce la riserva?
Paga un interesse penalizzante, calcolato con la stessa convenzione di giorni, ma al 9,5% l’anno, sia per le riserve in lei sia per quelle in euro. Se la violazione si ripete, il tasso sale al 12,5% l’anno. La differenza rispetto allo 0,24% l’anno incassato sulla riserva costituita correttamente mostra che il meccanismo non è pensato come investimento, ma come obbligo.
Come funziona nell’area dell’euro?
La riserva minima richiesta alle banche dell’area dell’euro è dell’1% di certe categorie di passività, cinque volte meno dell’aliquota rumena per la valuta. In compenso, da luglio 2023 la Banca Centrale Europea non paga più alcun interesse su di essa. Il regolamento rumeno del 2024 è stato scritto proprio per avvicinare i due regimi e rendere più semplice la transizione al momento dell’adozione dell’euro.
Mi riguarda in qualche modo, se ho risparmi in euro in banca?
Direttamente, no. Il legame va nel senso inverso rispetto a come sembra: l’interesse della circolare deriva dalla media degli interessi che le banche già pagano ai clienti sui conti correnti, non viceversa. Il fatto che il tasso sia salito quattro volte di fila mostra però che le banche hanno iniziato a offrire qualcosa di più per gli euro tenuti a vista, e vale la pena verificarlo presso la propria banca.

Analisi della redazione

L’atto è quanto di più pulito si possa immaginare: una riga di dispositivo, tre fondamenti di legge che dicono esattamente quello che viene loro attribuito e una cifra. Non ha contraddizioni, non ha termini impossibili e non lascia alcun dubbio su chi riguardi. Il problema che risolve è reale, per quanto modesto, e il meccanismo che vi sta dietro è ben costruito. Quello che merita di essere discusso non è ciò che vi è scritto, ma ciò che non vi è scritto e ciò che si vede soltanto mettendo più circolari una accanto all’altra.

La prima osservazione viene dal calendario, e ribalta l’impressione iniziale. Tutte e quattro le circolari sulle riserve in euro pubblicate nel 2026 e verificate per questo articolo compaiono dopo che il periodo di applicazione è già iniziato: quella per il 24 maggio-23 giugno è stata pubblicata il 22 giugno, 29 giorni dopo l’inizio e un giorno prima della fine; quella per il 24 giugno-23 luglio il 14 luglio, dopo 20 giorni; quella per il 24 luglio-23 agosto il 17 agosto e quella di adesso il 17 settembre, entrambe dopo 24 giorni. Il modello non è trascuratezza, è la conseguenza diretta del modo di calcolo: l’art. 9 comma (5) del Regolamento n. 5/2024 lega il tasso ai dati del giorno lavorativo precedente l’inizio del periodo, e l’art. 9 comma (4) dà alle banche tre giorni lavorativi dopo l’inizio per comunicarli. La prova che il ritardo sia una scelta e non una svista sta nell’altro tipo di circolare sulla stessa materia. Per le aliquote della riserva, l’art. 6 comma (2) del regolamento impone la comunicazione almeno 10 giorni prima dell’inizio del periodo, perché lì cambia il comportamento delle banche. Le Circolari n. 60 e n. 61 dell’11 dicembre 2024, quelle che hanno fissato le aliquote del 5% e dell’8%, sono state pubblicate il 19 dicembre 2024 per un periodo che iniziava il 24 gennaio 2025, quindi con 36 giorni di anticipo, oltre tre volte il minimo richiesto. Stesso emittente, stessa materia, calendari opposti, e il motivo è scritto nel regolamento.

La seconda osservazione riguarda quello che si perde per strada. La legge dice «almeno» la media degli interessi sui depositi a vista, il che significa che la banca centrale ha la libertà di pagare di più. Né la circolare né alcun altro documento pubblicato insieme a essa mostra quale sia stata la media calcolata per il periodo 24 agosto-23 settembre 2026. Un lettore che voglia verificare se il minimo di legge sia stato rispettato non ha modo di farlo. Il fatto che i valori si muovano ogni mese di uno o due centesimi di punto, esattamente come si muove una media ponderata ricalcolata, è compatibile con l’idea che il tasso sia ripreso tale e quale, ma compatibile non significa dimostrato. Una sola frase in più nell’atto chiuderebbe la questione.

La terza nasce dal confronto fra cifre che non compaiono mai nello stesso luogo. Una banca riceve lo 0,24% l’anno per la riserva costituita correttamente e paga il 9,5% l’anno per quella non costituita, un rapporto di quasi quaranta a uno. Sulle riserve in lei prende lo 0,90% l’anno, mentre il tasso di politica monetaria della stessa banca centrale è del 6,50%. Il meccanismo è, per costruzione, un trasferimento dalle banche verso la banca centrale, e la sua dimensione non si legge in nessuno dei suoi atti componenti presi separatamente. La circolare mensile mostra soltanto la punta visibile del meccanismo, la più piccola fra tutte le cifre.

Che cosa andrebbe cambiato

  • Pubblicare, insieme al tasso, la media degli interessi a vista da cui risulta. Sarebbe una sola cifra aggiunta alla fine dell’articolo unico. L’effetto pratico: chiunque potrebbe verificare se il pavimento legale dell’art. 8 comma (3) della legge n. 312/2004 sia stato rispettato e di quanto sia stato eventualmente superato, invece di dedurlo dal movimento mensile del risultato.
  • Rinviare, nel testo stesso della circolare, all’atto che sostituisce. Basterebbe una parentesi con il numero della circolare precedente e con il tasso che viene cambiato. L’effetto pratico: il lettore saprebbe dall’atto se si tratta di un aumento o di una riduzione e di quanto, senza cercare da sé l’edizione precedente della Gazzetta Ufficiale.
  • Aggiungere una riga di motivazione. L’effetto pratico: si vedrebbe direttamente dall’atto che è cresciuta la media degli interessi che le banche pagano sui conti correnti in euro, cioè un segnale sulla concorrenza per la raccolta in valuta, invece di una cifra che sale senza spiegazione.
  • Indicare nell’atto il numero di giorni del periodo di applicazione. L’effetto pratico: poiché l’interesse si calcola sui giorni effettivi rapportati a 360, e i periodi hanno 28, 30 o 31 giorni, la cifra toglierebbe dal calcolo di ogni destinatario una fonte di errore che oggi si risolve contando sul calendario.
  • Raggruppare in un solo atto i due tassi, sui lei e sugli euro, quando cambiano entrambi. L’effetto pratico: il lettore avrebbe, in una sola pubblicazione, l’intero quadro della remunerazione delle riserve, e l’assenza di una delle due monete segnalerebbe con chiarezza che lì non è cambiato nulla, invece di lasciare l’impressione di una dimenticanza.

Testo originale dell’atto normativo

Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.

Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania

Gazzetta Ufficiale n. 790 del 17 settembre 2026 16 pagine PDF, 101 KB l'atto inizia a pagina 16

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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.