In breve
- Dal 23 settembre 2026 lo Stato avvia l’esproprio di 2.162 terreni privati in 18 località dei distretti di Arad e Bihor, in tutto 507,8 ettari. I terreni non servono alla strada vera e propria, ma alle cave di prestito, ossia agli scavi da cui si ricava la terra con cui si alzano i rilevati della carreggiata, e allo spostamento delle reti di utenze. Gli indennizzi ammontano a 35.851.910,82 lei.
- La superficie presa adesso si aggiunge al corridoio approvato nel dicembre 2023 e lo amplia del 44%. Il corridoio iniziale aveva 1.142 ettari privati e 105,4 milioni di lei di indennizzi. Il prezzo medio di adesso è più basso: 7,06 lei al metro quadrato, contro i 9,22 lei del 2023.
- La maggior parte delle posizioni sono strisce piccole, e il denaro finisce altrove. La superficie mediana prelevata da una posizione è di 203 metri quadrati, 967 posizioni su 2.162 ricevono meno di 1.000 lei e mettono insieme lo 0,9% del denaro, mentre 73 posizioni da oltre 100.000 lei ne raccolgono il 52,9%.
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 805 del 23 settembre 2026
Entrata in vigore: 23 settembre 2026, data della pubblicazione, poiché l’atto non prevede una data successiva
La Decisione del Governo n. 732/2026, pubblicata il 23 settembre 2026, apre un secondo giro di espropri sul tracciato del Drum expres Arad-Oradea, la superstrada che collega le due città. È la stessa operazione che il Governo ha compiuto il 2 settembre 2026 su un altro cantiere, quando l’Autostrada Bacău-Pașcani ha preso altri 2,2 ettari sul lotto 3, anch’essi su un sito aggiuntivo, soltanto che questa volta la superficie è oltre duecento volte maggiore. Lo Stato espropria 5.078.136 metri quadrati di terreno privato, ossia 507,8 ettari, da 2.162 posizioni dell’elenco, e mette da parte 35.851.910,82 lei per gli indennizzi.
Il terreno non serve alla strada. La decisione parla di un «sito aggiuntivo», necessario per due cose: le cave di prestito e lo spostamento delle reti di utenze. La cava di prestito è uno scavo aperto accanto al tracciato, dal quale l’impresa estrae terra per costruire i rilevati, ossia i terrapieni su cui poggia la carreggiata. Senza di essa, la terra andrebbe portata con i camion da decine di chilometri e il costo del trasporto supererebbe quello del terreno. Lo spostamento delle reti di utenze significa deviare le condotte, i cavi e i canali che attraversano la futura strada.
L’atto ha sei articoli e quattro allegati. Il primo è la planimetria del sito aggiuntivo. Il secondo, quello che conta per le persone, elenca i 2.162 immobili privati, con i nomi dei titolari e con la somma spettante a ciascuno. Il terzo raccoglie 149 immobili di proprietà pubblica dello Stato, con 87.598 metri quadrati che vengono trasferiti, e il quarto 289 immobili dei comuni e delle città, con 126.669 metri quadrati. Insieme, i quattro allegati occupano 122 pagine e sono usciti separatamente, nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 805 bis dello stesso giorno.
L’espropriante è lo Stato romeno, rappresentato dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, tramite la Compagnia Nazionale di Amministrazione delle Infrastrutture Stradali. Il denaro viene dal bilancio dello Stato, da una linea finanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale per il quadro finanziario 2021-2027, cosa che si legge nel testo stesso della decisione, all’art. 3 comma (1).
Gli effetti che produce
Il primo effetto lo sente il proprietario del terreno. Se il suo numero catastale compare nell’allegato n. 2, l’immobile entra nella procedura della legge n. 255/2010, e da lì i termini corrono in fretta. L’espropriante notifica i proprietari per posta e affigge l’elenco presso il comune e sul proprio sito. Dal momento della notifica il proprietario ha 20 giorni di calendario, secondo l’art. 8 comma (2) della legge, per presentarsi presso la sede dell’espropriante con i documenti che provano il suo diritto. La data entro la quale il terreno va liberato viene fissata con la stessa notifica e non può essere anteriore a 30 giorni lavorativi.
Il secondo effetto è il trasferimento della proprietà. Entro 5 giorni lavorativi dalla scadenza dei termini di cui sopra, l’espropriante emette la decisione di esproprio. La decisione è titolo esecutivo per la consegna del terreno, e impugnarla non sospende il passaggio del diritto di proprietà, secondo l’art. 9 comma (2). La decisione viene emessa e produce effetti anche se il proprietario non si presenta, se non ha un titolo valido o se non è conosciuto. Nell’allegato n. 2 esistono due posizioni di questo tipo, la 280 e la 281, entrambe a Chișineu-Criș, dove alla voce del proprietario si legge «Proprietario non identificato».
Il terzo effetto è il pagamento. La domanda di indennizzo si deposita entro 10 giorni dalla data in cui l’elenco è stato portato a conoscenza del pubblico mediante affissione presso il comune, secondo l’art. 19 comma (2). Se la documentazione è incompleta, la commissione può chiedere integrazioni e il proprietario ha 15 giorni per depositarle. Il pagamento effettivo avviene entro 90 giorni dall’emissione della decisione che determina l’ammontare, secondo l’art. 21. Chi non deposita nulla non perde il denaro: la somma viene depositata su un conto aperto a suo nome e viene liberata quando dimostra il proprio diritto.
Il quarto effetto si vede solo alla fine e riguarda il terreno sotto le cave di prestito. L’art. 12 comma (11) della legge n. 255/2010 stabilisce che, terminati i lavori, i terreni espropriati per le cave di prestito sono trasferiti, su richiesta, alle unità amministrativo-territoriali nel cui territorio si trovano. Non tornano al vecchio proprietario. Gli ettari passano definitivamente dalla proprietà privata a quella del comune o della città.
Il quinto effetto è di bilancio e ha un orologio tutto suo. I 35.851,92 mila lei vengono versati dal ministero su un conto di tesoreria aperto a nome della compagnia stradale, entro 30 giorni dalla data di approvazione della richiesta di apertura di crediti. Quei 30 giorni cominciano a decorrere soltanto da quell’atto interno dell’amministrazione, che la decisione non data.
Che cosa cambia rispetto a prima
Il corridoio di esproprio del Drum expres Arad-Oradea è stato approvato con la Decisione del Governo n. 1.305/2023, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 1167 del 21 dicembre 2023, con gli allegati nel numero 1167 bis dello stesso giorno. Lì l’allegato n. 2 aveva 3.299 posizioni, 11.423.231 metri quadrati e un totale di 105.360.037,38 lei, l’allegato n. 3 aveva 216 posizioni con 671.408 metri quadrati e l’allegato n. 4 aveva 479 posizioni con 545.881 metri quadrati. In tutto, 3.994 immobili.
La decisione di adesso aggiunge 2.600 immobili e 5.292.403 metri quadrati. Rispetto al solo terreno privato, la superficie cresce del 44,5% e il denaro del 34%. La differenza tra le due percentuali ha una spiegazione semplice: la terra presa adesso costa meno. La media al metro quadrato scende dai 9,22 lei del 2023 ai 7,06 lei del 2026, perché le cave di prestito si scavano fuori dal centro abitato, su terreno arabile, lontano dai paesi. Delle 2.162 posizioni, 2.037 si trovano fuori dal centro abitato e 117 all’interno, mentre in otto la voce è lasciata in bianco o ripartita tra le due.
È cambiato anche il fondamento giuridico, e qui sta la risposta alla domanda sul perché soltanto adesso. La decisione del 2023 si reggeva unicamente sull’art. 5 della legge n. 255/2010. La decisione del 2026 invoca in più l’art. 12 commi (1) e (11). Il comma (11) è stato introdotto dall’ordinanza d’urgenza del Governo n. 18/2025, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 275 del 28 marzo 2025, ed è il primo testo che consente l’esproprio dei terreni per le cave di prestito nei lavori stradali di interesse nazionale. Fino ad allora il comma (1) copriva le cave di prestito soltanto per garantire le servitù aeronautiche, ossia per gli aeroporti.
Infine è cambiata la natura dei terreni. Il corridoio del 2023 era una fascia continua, che seguiva il tracciato della strada attraverso tutte e 18 le località, in modo relativamente uniforme. Il sito aggiuntivo è invece concentrato: il comune di Șimand, nel distretto di Arad, dà da solo 1.806.665 metri quadrati, ossia il 35,6% di tutta la superficie espropriata adesso, con 253 posizioni. All’estremo opposto, la località di Livada compare con una sola posizione, di 5 metri quadrati e 29,27 lei.
Vantaggi e svantaggi
Che cosa migliora
- I terreni per le cave di prestito hanno, dal 28 marzo 2025, un fondamento legale esplicito. Fino all’ordinanza d’urgenza n. 18/2025 si risolvevano con trattative separate, fuori dalla procedura di esproprio, con prezzi e termini che non erano pubblici.
- Gli importi individuali sono pubblicati, posizione per posizione, con nome, numero catastale, superficie e prezzo. Chiunque può verificare che cosa ha ricevuto il vicino per un terreno comparabile, e le differenze ingiustificate diventano un argomento in tribunale.
- I totali dell’allegato tornano esattamente. La somma delle 2.162 posizioni dà 35.851.910,82 lei, le superfici danno 5.078.136 metri quadrati e le costruzioni espropriate 245,45 metri quadrati, ossia proprio le cifre stampate sulla riga «TOTAL».
- L’indennizzo stabilito dal giudice non può essere inferiore a quello offerto dall’espropriante, secondo l’art. 22 comma (7) della legge n. 255/2010. Chi impugna non rischia di ritrovarsi con meno di quanto gli era stato offerto.
- Il proprietario che non si presenta non perde il denaro. La somma viene depositata a suo nome e viene liberata quando dimostra il proprio diritto, anche dopo l’apertura della successione.
- La terra estratta dalle cave di prestito accorcia i trasporti di cantiere. Senza di esse, i rilevati richiederebbero centinaia di migliaia di viaggi di camion sulle strade locali, con l’usura e l’inquinamento che ne derivano.
Che cosa resta un problema
- Il terreno sotto la cava di prestito non torna più indietro. Dopo i lavori finisce al comune, non al vecchio proprietario, benché la cava sia un uso temporaneo del terreno e non un’opera permanente come la strada.
- I termini pesano sul proprietario. Ha 20 giorni di calendario per presentarsi con i documenti e 10 giorni per depositare la domanda di pagamento, a partire da un’affissione presso il comune che può anche non vedere. Lo Stato ha 90 giorni per pagare.
- La procedura è la stessa per 250 lei e per 2,3 milioni. Le 967 posizioni che ricevono meno di 1.000 lei devono attraversare gli stessi passaggi, con gli stessi documenti, della posizione più grande dell’elenco.
- La posizione 1088, di Avram Iancu, compare nell’elenco con 0 metri quadrati espropriati e 0,00 lei di indennizzo. Dal testo non si può stabilire se l’immobile sia o non sia interessato.
- Il termine per il versamento del denaro decorre dall’approvazione della richiesta di apertura di crediti, un momento che l’atto non fissa. In pratica, l’orologio dei 30 giorni parte quando decide l’amministrazione.
- L’esproprio arriva dopo la firma dei contratti di esecuzione, non prima. Il terreno per le cave di prestito si libera, nel migliore dei casi, verso la fine del 2026, benché i lavori siano stati appaltati nel 2025.
- Due posizioni dell’elenco non hanno un proprietario identificato. Per esse la procedura va avanti e il denaro resta depositato finché qualcuno non dimostri il proprio diritto, senza alcun termine finale.
Consigli pratici
- Controllate l’elenco in base al numero catastale, non al nome. L’allegato n. 2 riprende i nomi dai registri comunali, che possono essere vecchi, abbreviati o scritti male. Il numero catastale e il numero del libro fondiario sono i dati che identificano l’immobile senza dubbi.
- Guardate la planimetria affissa presso il comune, non soltanto l’elenco. Secondo l’art. 11 comma (3) della legge n. 255/2010, la planimetria con tutti gli immobili espropriati, con i nomi dei titolari e con le offerte di indennizzo resta affissa presso il consiglio locale fino alla conclusione della procedura. Lì si vede dove cade esattamente la striscia prelevata dalla vostra particella.
- Annotate la data dell’affissione, perché da essa decorre il termine di 10 giorni per la domanda di pagamento. È il termine più breve di tutta la procedura e il più facile da perdere, perché non dipende da una lettera ricevuta a casa.
- Preparate i documenti prima della notifica: il titolo di proprietà o il contratto, la visura del libro fondiario, il documento d’identità e, se il terreno viene da un’eredità, il certificato di erede. I 20 giorni di calendario dell’art. 8 comma (2) si consumano in fretta se bisogna aprire una successione.
- Se il vostro terreno finisce sotto una cava di prestito, chiedete per iscritto che cosa ne sarà dopo i lavori. L’art. 12 comma (11) lo manda al comune, non indietro a voi, e questo cambia il calcolo dell’indennizzo che vale la pena negoziare.
- Verificate che cosa resta della particella dopo l’esproprio. Se da 5.000 metri quadrati se ne prendono 200 da un’estremità, il resto rimane utilizzabile; se la striscia taglia la particella in due, il valore di ciò che resta diminuisce, e questa perdita si può far valere davanti alla commissione e poi in tribunale.
- Prima di andare in tribunale, chiedete la relazione di stima sulla quale è stata fissata la somma. L’indennizzo riconosciuto dal giudice non può scendere sotto l’offerta dell’espropriante, secondo l’art. 22 comma (7), quindi il rischio dell’impugnazione sono il tempo e il costo della perizia, non la somma già offerta.
- Se il terreno è ipotecato o sotto sequestro, avvisate la banca o l’ufficiale giudiziario. L’espropriante è tenuto a notificarli 30 giorni prima della decisione, secondo l’art. 9 comma (32), ed essi possono chiedere il pignoramento dell’indennizzo.
Domande frequenti
Che cos’è una cava di prestito e perché la strada ne ha bisogno?
Da quando si applica la decisione?
Come faccio a sapere se il mio terreno è nell’elenco?
Quali località sono interessate?
Quanto si paga al metro quadrato?
Che cosa faccio se non sono d’accordo con la somma?
Posso rifiutare l’esproprio?
Che cosa succede ai terreni dei comuni e dello Stato lungo il tracciato?
Questo è l’ultimo giro di espropri sul Drum expres Arad-Oradea?
Errori e incongruenze nel testo pubblicato
- Allegato n. 2, posizione 1088, pagina 61 della Gazzetta Ufficiale della Romania n. 805 bis. L’immobile di Avram Iancu, distretto di Bihor, con numero catastale e numero di libro fondiario 54548, terreno arabile fuori dal centro abitato di 5.500 metri quadrati, figura con 0 alla colonna 12, «Suprafața de expropriat teren», ossia la superficie di terreno da espropriare, e con 0,00 lei alla colonna 14, «Valoarea de despăgubire conform Legii nr. 255/2010», ossia il valore dell’indennizzo. Le cifre sono state verificate sulla pagina stampata, non soltanto nell’estrazione dal PDF. L’art. 2 comma (1) avvia l’esproprio di tutti gli immobili privati del sito aggiuntivo, e l’allegato n. 2 è l’elenco di tali immobili nonché il fondamento sulla cui base viene emessa la decisione di esproprio, secondo l’art. 9 della legge n. 255/2010. Dal testo non si può stabilire né se l’immobile sia interessato, né che cosa gli venga prelevato: o la posizione è superflua e il proprietario resta con tutto il terreno, oppure l’immobile viene espropriato e il proprietario non riceve nulla, il che contraddirebbe il requisito del giusto indennizzo dell’art. 44 comma (3) della Costituzione. Le altre 2.161 posizioni hanno superficie e importo diversi da zero.
Analisi della redazione
La decisione risolve un problema reale e lo risolve alla luce del sole. Fino al marzo 2025 i terreni per le cave di prestito di una strada nazionale non avevano un fondamento di esproprio: l’art. 12 comma (1) della legge n. 255/2010 copriva le cave di prestito soltanto per garantire le servitù aeronautiche, quindi le imprese se le procuravano con accordi privati, a prezzi che non finivano mai in un atto pubblico. L’ordinanza d’urgenza n. 18/2025 ha aggiunto il comma (11), e questo è il primo atto che lo usa su larga scala. La pubblicazione dell’elenco, con 2.162 nomi, superfici e importi, è un guadagno di trasparenza rispetto alla prassi precedente, e i totali si verificano: sommate, le 2.162 posizioni danno esattamente 35.851.910,82 lei, 5.078.136 metri quadrati di terreno e 245,45 metri quadrati di costruzioni, ossia la riga «TOTAL» stampata a pagina 99.
La prima osservazione che non si coglie leggendo l’atto dall’inizio alla fine riguarda ciò che resta una volta finiti i lavori. La decisione non dice nulla sulla sorte del terreno, ma l’art. 12 comma (11) della legge, che essa invoca nel preambolo, sì: i terreni espropriati per le cave di prestito sono trasferiti, su richiesta, alle unità amministrativo-territoriali nel cui territorio si trovano. Combinati, i due testi producono un effetto che nessuno dei due annuncia: 507,8 ettari passano dalla proprietà privata a quella dei comuni e delle città di Arad e Bihor, con lo Stato come intermediario e con 35,85 milioni di lei pagati dal bilancio. La differenza rispetto alla strada è che la strada resta un bene pubblico usato da tutti, mentre la cava di prestito è un buco nel terreno che, una volta chiuso, diventa patrimonio di un comune. Il proprietario perde definitivamente il terreno, e il beneficiario finale del trasferimento è l’amministrazione locale, mentre all’impresa resta soltanto la terra estratta dalla cava.
La seconda osservazione nasce dalla somma dei termini. Il proprietario ha 20 giorni di calendario dalla notifica per presentarsi con i documenti, 10 giorni dall’affissione dell’elenco presso il comune per depositare la domanda di pagamento e 15 giorni per integrare la documentazione, se gliela chiedono. L’amministrazione ha 5 giorni lavorativi per emettere la decisione di esproprio, altri 5 per designare la commissione di verifica e fino a 90 giorni per pagare effettivamente. E l’orologio del denaro non parte neppure dalla pubblicazione della decisione: l’art. 3 comma (2) lega i 30 giorni del versamento alla «data di approvazione della richiesta di apertura di crediti», un momento che né la decisione né la legge datano. Ne esce una procedura in cui il termine più breve, quello di 10 giorni, tocca a chi ha meno controllo sul suo punto di partenza, perché decorre da un avviso affisso presso il consiglio locale, non da una lettera ricevuta a casa.
La terza osservazione riguarda l’economia dell’elenco e mostra perché la prima conta. La superficie mediana prelevata da una posizione è di 203 metri quadrati, 775 posizioni perdono meno di 100 metri quadrati e 967 posizioni, ossia il 44,7% dell’elenco, ricevono meno di 1.000 lei e mettono insieme lo 0,9% del denaro. All’altro capo, 73 posizioni da oltre 100.000 lei raccolgono il 52,9%, e le prime dieci, che si trovano a Șimand, Arad, Oradea, Ciumeghiu e Șofronea, il 21,4%. L’elenco ha dunque due popolazioni molto diverse: qualche decina di particelle grandi, comprate a prezzo di terreno agricolo per le cave vere e proprie, e quasi duemila strisce sottili, ritagliate dal margine delle particelle, che vengono dallo spostamento delle reti di utenze. Per la seconda popolazione il costo di adempimento, ossia il viaggio fino alla sede dell’espropriante, la visura del libro fondiario e, all’occorrenza, l’apertura di una successione, può superare l’indennizzo. La procedura resta però identica per i 250 lei e per i 2,3 milioni della posizione 702.
Un’ultima precisazione, perché non venga letta come un errore. L’art. 3 comma (1) scrive un totale di 35.851,92 mila lei, mentre l’allegato n. 2 somma 35.851.910,82 lei, 9,18 lei in meno. La differenza viene dall’arrotondamento per eccesso, praticato in modo costante: la Decisione n. 1.305/2023 scriveva un totale di 105.361.000 lei per un allegato che sommava 105.360.037,38 lei, quindi 962,62 lei in meno. La somma pagata a ciascun proprietario è quella dell’allegato, e la differenza resta sulla linea di bilancio.
Che cosa andrebbe cambiato
- La posizione 1088 dell’allegato n. 2 ha bisogno di una rettifica. O si scrivono la superficie e l’importo reali, oppure la posizione si elimina dall’elenco. Finché resta com’è, il proprietario di Avram Iancu non può sapere se il suo terreno sia o non sia nel corridoio, e la commissione di verifica non ha nulla da scrivere nella decisione che determina l’indennizzo.
- Il termine di 10 giorni per la domanda di pagamento dovrebbe decorrere dalla comunicazione individuale, non dall’affissione presso il comune. L’espropriante notifica comunque ogni proprietario per posta, secondo l’art. 8 comma (1), quindi spostare il punto di partenza non gli aggiungerebbe alcun onere, ma eliminerebbe il caso di chi scopre l’elenco quando il termine è già chiuso.
- Gli indennizzi piccoli meriterebbero una procedura semplificata, con pagamento d’ufficio. Una soglia scritta nella legge, per esempio 2.000 lei, sotto la quale la somma venga versata direttamente sul conto indicato dal proprietario in base alla visura del libro fondiario ottenuta dall’espropriante, toglierebbe dalla procedura quasi metà delle posizioni e meno dell’uno per cento del denaro.
- Il vecchio proprietario dovrebbe avere un diritto di prelazione sul terreno della cava di prestito. Il testo in vigore manda il terreno al comune senza mettere sulla bilancia l’interesse di colui al quale è stato tolto. Una clausola che offrisse a lui per primo il riacquisto, al prezzo dell’indennizzo rivalutato, conserverebbe la logica dell’esproprio come misura strettamente necessaria all’opera, invece che come trasferimento di patrimonio dal privato all’amministrazione locale.
- Il totale dell’art. 3 andrebbe scritto in lei, esattamente come nell’allegato. L’arrotondamento alle migliaia di lei non semplifica nulla, perché la somma non si paga in quote tonde, ma crea ogni volta una differenza che il lettore deve verificare per convincersi che non sia un errore.
- Il versamento del denaro andrebbe legato a un momento pubblico. La «data di approvazione della richiesta di apertura di crediti» non si trova da nessuna parte, quindi nessuno fuori dal ministero può calcolare quando scadono i 30 giorni. Legarlo alla data di pubblicazione della decisione renderebbe il termine verificabile, così come è verificabile il termine di 20 giorni imposto al proprietario.
Testo originale dell’atto normativo
Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.
Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania
Gazzetta Ufficiale della Romania n. 805 del 23 settembre 2026 16 pagine PDF, 104 KB l'atto inizia a pagina 2
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Le altre edizioni citate: nr. 805 bis/2026
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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.
