In breve
- Il Governo divide 142.768.056,58 lei fra 75 istituzioni di spettacolo di 34 distretti, dalla quota del 2% dell’imposta sul reddito che la legge di bilancio riserva a teatri, teatri d’opera e orchestre filarmoniche. Il denaro proviene dagli incassi dei mesi di giugno, luglio e agosto 2026, e il Ministero dello Sviluppo, dei Lavori Pubblici e dell’Amministrazione deve versarlo entro cinque giorni dalla pubblicazione, ossia entro il 29 settembre 2026. La somma media per istituzione è di 1.903.574 lei, e i dieci importi più alti raccolgono il 34,29% del totale.
- Rispetto alla prima ripartizione dell’anno, quella del 12 giugno 2026, la somma è inferiore del 41,5%, sebbene il periodo coperto sia più lungo. Allora furono divisi 244.081.025,69 lei fra 73 istituzioni. La maggior parte delle istituzioni riceve adesso tra il 53% e il 58% della somma di allora, e quelle piccole stanno peggio di quelle grandi: la media della metà inferiore è del 55,6%, quella della metà superiore del 58,0%.
- Due eccezioni escono dallo schema, e sette distretti non compaiono affatto. L’Opera Română Craiova riceve 7.457.000,17 lei, ossia il 98,7% di quanto ha preso nel primo turno, e diventa il maggiore beneficiario dell’elenco. Il Teatrul «Alexandru Davila» di Pitești scende al 46,8%. Călărași, Ialomița, Ilfov, Mehedinți, Olt, Sălaj e Teleorman contribuiscono al fondo attraverso la quota trattenuta dall’imposta sul reddito e non hanno alcuna istituzione nell’allegato.
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial), Parte I, n. 816 del 24 settembre 2026
Entrata in vigore: 24 settembre 2026, data della pubblicazione
Dal 24 settembre 2026, 75 teatri, teatri d’opera, orchestre filarmoniche e centri culturali di 34 distretti sanno quale somma ricevono dalla seconda tranche del fondo alimentato con il 2% dell’imposta sul reddito: 142.768.056,58 lei in totale. Il denaro entra nei bilanci locali attraverso una rettifica, e gli ordinatori principali di spesa rispondono del modo di utilizzo. Per le istituzioni di cultura si tratta di denaro di funzionamento, in un anno in cui le somme ottenute in giudizio dai dipendenti della cultura si pagano in cinque rate.
Il meccanismo è scritto nella legge di bilancio. L’art. 7 comma (1) della legge di bilancio dello Stato per l’anno 2026 n. 43/2026 divide l’imposta sul reddito spettante ai bilanci locali in cinque quote: il 15% al bilancio del distretto, il 63% ai bilanci dei comuni e delle città, il 6% in un conto della direzione delle finanze per la ripartizione con decisione del consiglio distrettuale, il 14% per l’equilibrio dei bilanci locali a livello nazionale e il 2% in un conto distinto, per il finanziamento delle istituzioni pubbliche di spettacolo dei distretti. Quest’ultima percentuale è il fondo dal quale si paga adesso.
La ripartizione si fa in tre turni all’anno, a termini fissati dall’art. 8 comma (1) della stessa legge. Il primo ha coperto gli incassi fino al 31 maggio 2026, sulla base delle domande depositate entro il 5 giugno, e si è concretizzato nella Decisione del Governo n. 451/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania, Parte I, n. 490 del 12 giugno 2026, con 244.081.025,69 lei per 73 istituzioni. Il secondo, quello di adesso, copre gli incassi dal 1° giugno al 31 agosto 2026, sulla base delle domande depositate entro il 10 settembre, con termine di adozione il 30 settembre. Il terzo coprirà il periodo dal 1° settembre al 10 dicembre 2026, con domande entro il 4 dicembre e decisione entro il 18 dicembre.
La chiave di ripartizione è anch’essa nella legge, all’art. 8 comma (2), e ha due ingredienti. A ciascuna istituzione richiedente si assegna una somma calcolata pro rata, senza superare la somma chiesta, e la pro rata è il rapporto tra l’esecuzione di bilancio dell’istituzione nel 2025 e il cumulo delle esecuzioni di tutte le istituzioni richiedenti nel 2025. Ciò che resta non assegnato, perché alcune istituzioni hanno chiesto meno di quanto le sarebbe spettato, si divide in parti uguali tra tutte le istituzioni richiedenti. La decisione non pubblica né le somme chieste, né le esecuzioni del 2025, quindi il calcolo non può essere rifatto dall’atto.
Le somme maggiori vanno all’Opera Română Craiova, 7.457.000,17 lei, al Teatrul Național «Radu Stanca» di Sibiu, 6.989.076,85 lei, all’Opera Brașov, 5.960.422,67 lei, alla Filarmonica de Stat Transilvania di Cluj, 5.368.491,83 lei, e alla Filarmonica «Banatul» di Timișoara, 4.807.438,48 lei. La somma minore, 378.663,51 lei, va al Centrul Cultural «Vigadó», il centro culturale di Târgu Secuiesc. Il rapporto tra l’assegnazione maggiore e quella minore è di 19,7 volte. I distretti con più istituzioni sono Harghita e Timiș, cinque ciascuno, seguiti da Brașov, Covasna e Dolj, con quattro.
Gli effetti che produce
Il primo effetto è un termine breve di esecuzione di bilancio. Il Ministero dello Sviluppo, dei Lavori Pubblici e dell’Amministrazione versa le somme entro cinque giorni dalla pubblicazione, ossia entro il 29 settembre 2026, nei conti di entrata 21.A.04.06.00 delle unità amministrativo-territoriali. Da là il denaro entra nei bilanci locali attraverso una rettifica di bilancio locale, il che richiede una decisione del consiglio locale o distrettuale. Gli ordinatori principali di spesa hanno dunque l’ultimo trimestre per impegnare e pagare queste somme.
Il secondo effetto lo sentono le istituzioni piccole. Dal confronto delle due decisioni dell’anno risulta che il rapporto tra il secondo turno e il primo cresce con la dimensione dell’istituzione: la media è del 55,6% per la metà con esecuzioni minori e del 58,0% per la metà con esecuzioni maggiori. La spiegazione sta nella chiave prevista dalla legge: la parte divisa in parti uguali tra tutte le istituzioni richiedenti conta proporzionalmente più per un’istituzione piccola, e quando la somma totale scende quella parte si assottiglia.
Il terzo effetto è l’ingresso nello schema di due istituzioni nuove. Il Teatrul Coregrafic și Dans Folcloric «Maria Tănase», il teatro coreografico e di danza folcloristica subordinato al distretto di Dolj, riceve 1.074.336,44 lei, e la Casa de Cultură «Traian Grozăvescu», la casa di cultura di Lugoj, riceve 586.208,91 lei. Nessuna delle due compariva nella decisione di giugno. Insieme prendono 1.660.545,35 lei, ossia l’1,16% del totale, e la loro presenza porta il numero dei beneficiari da 73 a 75.
Il quarto effetto riguarda chi non riceve nulla. Sette distretti non hanno alcuna istituzione nell’allegato: Călărași, Ialomița, Ilfov, Mehedinți, Olt, Sălaj e Teleorman. La quota del 2% si trattiene dall’imposta sul reddito a livello di ciascuna unità amministrativo-territoriale dei distretti, quindi i contribuenti di questi sette distretti alimentano il fondo senza che alcuna istituzione di spettacolo di là sia finanziata con esso. La città di Bucarest ha un regime del tutto separato, previsto dall’art. 7 comma (2) della legge di bilancio, con l’1% al distretto di Ilfov, il 14% al bilancio proprio e l’85% ripartito tra il bilancio della città e quelli dei settori, senza quota per le istituzioni di spettacolo. I teatri di Bucarest non entrano in questo fondo, ma nemmeno vi contribuiscono.
Il quinto effetto compare alla fine dell’anno. Secondo l’art. 8 commi (3) e (4) della legge di bilancio, le somme rimaste nei conti al 22 e, rispettivamente, al 23 dicembre 2026 si versano al bilancio dello Stato. Il terzo turno copre gli incassi fino al 10 dicembre, quindi ciò che si raccoglie nell’intervallo dall’11 al 22 dicembre 2026 non arriva più a nessuna istituzione di cultura. Sono dodici giorni di incassi che tornano al bilancio.
Che cosa cambia rispetto a prima
Fino al 24 settembre 2026 la sola ripartizione dell’anno era quella del 12 giugno, con 244.081.025,69 lei per 73 istituzioni. Essa copriva gli incassi dall’entrata in vigore della legge di bilancio, alla fine del mese di marzo 2026, fino al 31 maggio, ossia circa due mesi.
Adesso la somma scende a 142.768.056,58 lei, il 41,5% in meno, per un periodo di tre mesi. Né la decisione né la legge di bilancio spiegano la differenza, ed essa non può venire dalla chiave di ripartizione, perché questa opera sulla somma già raccolta. La differenza viene da prima della ripartizione, da ciò che è entrato nel conto alimentato con la quota del 2%.
È cambiata anche la gerarchia. In giugno il maggiore beneficiario era il Teatrul Național «Radu Stanca» di Sibiu, con 12.142.684,97 lei, seguito dall’Opera Brașov, con 10.364.048,83. Adesso il primo posto spetta all’Opera Română Craiova, con 7.457.000,17 lei, ossia il 98,7% della somma che aveva ricevuto nel primo turno, 7.554.624,47 lei. In termini relativi, l’Opera di Craiova è la sola istituzione che non ha risentito quasi nulla del calo del 41,5%. All’altro estremo, il Teatrul «Alexandru Davila» di Pitești scende da 7.102.364,74 a 3.326.060,17 lei, ossia al 46,8%, la perdita relativa maggiore dell’elenco.
Ciò che non è cambiato è la limitazione scritta nel testo. L’art. 1 comma (2) dice, come in giugno, che le somme si usano esclusivamente per il finanziamento delle istituzioni pubbliche di spettacolo subordinate alle autorità locali dei distretti, «respectiv teatre, opere și filarmonici», cioè teatri, teatri d’opera e orchestre filarmoniche. L’allegato comprende però, anche questa volta, centri culturali e una casa di cultura, mentre il conto di entrata nominato nell’art. 2 si riferisce alle «instituțiilor de spectacole și concerte», cioè alle istituzioni di spettacoli e concerti, una formulazione più ampia di quella dell’art. 1 comma (2).
Vantaggi e svantaggi
Che cosa migliora
- Arriva sei giorni prima del termine legale. L’art. 8 comma (1) lettera b) della legge di bilancio chiedeva la decisione entro il 30 settembre 2026, ed essa è stata pubblicata il 24 settembre, a 14 giorni dal termine di deposito delle domande.
- Fissa un termine breve e verificabile per il pagamento: cinque giorni dalla pubblicazione, quindi entro il 29 settembre 2026, in un conto di entrata identificato con un codice.
- Porta il denaro nell’ultimo trimestre, quando le istituzioni di spettacolo hanno la stagione in pieno svolgimento, non alla fine di dicembre, quando non potrebbe più essere impegnato.
- Porta nello schema due istituzioni nuove, il Teatrul Coregrafic și Dans Folcloric «Maria Tănase» di Dolj e la Casa de Cultură «Traian Grozăvescu» di Lugoj, con 1.660.545,35 lei insieme.
- L’elenco è completo e verificabile: le 75 somme si sommano esattamente a 142.768.056,58 lei, senza differenze di arrotondamento.
- Copre anche le istituzioni piccole, fino a 378.663,51 lei, quindi il fondo non funziona soltanto per i grandi teatri d’opera e le grandi orchestre filarmoniche.
Che cosa resta un problema
- La somma è inferiore del 41,5% a quella di giugno, per un periodo più lungo, e né la decisione né l’allegato dicono perché il fondo abbia incassato meno.
- La decisione non pubblica i dati dai quali risulta il calcolo: né le somme richieste da ciascuna istituzione, né le esecuzioni di bilancio del 2025 che danno la pro rata. La ripartizione non può essere verificata da nessuno dall’esterno.
- L’art. 1 comma (2) limita l’uso del denaro a teatri, teatri d’opera e orchestre filarmoniche, mentre l’allegato assegna 4.480.723,41 lei, ossia il 3,14% del totale, ad alcuni centri culturali e a una casa di cultura.
- Le istituzioni piccole perdono relativamente più di quelle grandi, e l’effetto viene dalla chiave legale, non da una decisione assunta nell’atto.
- Sette distretti contribuiscono al fondo con la quota del 2% e non ricevono nulla da esso, perché non hanno istituzioni pubbliche di spettacolo subordinate alle autorità locali.
- Gli incassi dall’11 al 22 dicembre 2026 non entrano più in alcuna ripartizione e si versano al bilancio dello Stato, perché il terzo turno si ferma al 10 dicembre.
- Il denaro arriva in una sola tranche, alla fine del mese di settembre, e le istituzioni non possono pianificare la stagione su un flusso prevedibile, ma su tre somme annunciate qualche giorno prima del versamento.
Consigli pratici
- Verificate la vostra somma nell’allegato della decisione e confrontatela con quella della Decisione del Governo n. 451/2026. Un rapporto molto sotto il 55% indica che, oltre al calo generale, qualcosa è cambiato nei dati dell’istituzione, molto probabilmente la somma richiesta.
- Se siete ordinatore principale di spesa, preparate la rettifica di bilancio locale prima del 29 settembre 2026. Il denaro entra nel conto di entrata entro cinque giorni dalla pubblicazione, ma non può essere impegnato fino alla rettifica.
- Chiedete per iscritto al Ministero dello Sviluppo, dei Lavori Pubblici e dell’Amministrazione la nota di calcolo per la vostra istituzione, con la somma richiesta, l’esecuzione del 2025 presa in considerazione e la parte risultante dalla divisione in parti uguali del saldo. Sono dati sulla base dei quali si può contestare una classificazione errata.
- Dimensionate con cura la domanda per il terzo turno, che si deposita entro il 4 dicembre 2026. La chiave prevista dalla legge limita l’assegnazione alla somma chiesta, quindi una domanda troppo piccola si trasforma in denaro che viene diviso tra gli altri.
- Non basate gli impegni sugli incassi della fine dell’anno. Ciò che si raccoglie dopo il 10 dicembre 2026 non entra più in alcuna ripartizione e torna al bilancio dello Stato.
- Le istituzioni che non compaiono nell’allegato e funzionano subordinate a un’autorità locale di un distretto possono verificare se hanno depositato la domanda nel termine. L’elenco dei beneficiari è l’elenco dei richiedenti, non quello delle istituzioni ammissibili.
- Se siete un centro culturale o una casa di cultura con attività di spettacolo, documentate questo profilo negli atti di organizzazione. L’art. 1 comma (2) elenca teatri, teatri d’opera e orchestre filarmoniche, e un’eventuale verifica del modo di utilizzo partirà da quella formulazione.
Domande frequenti
Da dove viene questo denaro?
Quante istituzioni ricevono denaro e quanto?
Quando arriva il denaro all’istituzione?
Come si è calcolata la somma di ciascuna istituzione?
Perché la somma è minore di quella di giugno?
I teatri di Bucarest ricevono qualcosa?
Ci sarà un’altra ripartizione nel 2026?
Che cosa succede al denaro non utilizzato entro la fine dell’anno?
Errori e incongruenze nel testo pubblicato
- L’art. 1 comma (2) rispetto all’allegato e all’art. 2. Il comma dice che le somme «se utilizează exclusiv pentru finanțarea instituțiilor publice de spectacole din subordinea autorităților administrației publice locale ale unităților administrativ-teritoriale din județe, respectiv teatre, opere și filarmonici», cioè si utilizzano esclusivamente per il finanziamento delle istituzioni pubbliche di spettacolo subordinate alle autorità dell’amministrazione pubblica locale delle unità amministrativo-territoriali dei distretti, ossia teatri, teatri d’opera e orchestre filarmoniche. L’allegato assegna però 1.626.046,22 lei al Centrul Cultural Municipal «George Coșbuc» di Bistrița, 1.889.804,77 lei al Centrul Cultural Municipal Râmnicu Vâlcea, 586.208,91 lei alla Casa de Cultură «Traian Grozăvescu» di Lugoj e 378.663,51 lei al Centrul Cultural «Vigadó» di Târgu Secuiesc, in totale 4.480.723,41 lei, ossia il 3,14% della somma. Nessuna di queste quattro istituzioni è un teatro, un teatro d’opera o un’orchestra filarmonica secondo la denominazione. Inoltre, l’art. 2 nomina il conto di entrata «Sume repartizate pentru finanțarea instituțiilor de spectacole și concerte», cioè somme ripartite per il finanziamento delle istituzioni di spettacoli e concerti, una categoria più ampia. Un ordinatore principale di spesa che legge l’atto in buona fede può concludere sia che l’elencazione dell’art. 1 comma (2) è tassativa, e allora la spesa è illegittima, sia che essa è esemplificativa, e allora è legittima. La differenza riguarda 4,48 milioni di lei e la responsabilità prevista all’art. 4.
Analisi della redazione
La decisione risolve un problema semplice, la divisione di una somma raccolta in un conto, e lo risolve nel termine. Ciò che non risolve è la trasparenza del calcolo. La chiave di ripartizione ha, secondo la legge, tre componenti: l’esecuzione di bilancio di ciascuna istituzione nel 2025, il limite dato dalla somma richiesta e la divisione in parti uguali del saldo rimasto. Nessuna delle tre compare nell’atto. Il risultato è una tabella con 75 cifre che nessuno al di fuori del ministero può rifare, sebbene tutti i dati di partenza esistano già, comunicati al Ministero dello Sviluppo dal Ministero delle Finanze.
La prima osservazione che non si vede leggendo la decisione da sola emerge dal confronto con la prima ripartizione dell’anno. Il rapporto tra la somma di adesso e quella di giugno non è lo stesso per tutti e non è casuale: cresce costantemente con la dimensione dell’istituzione. Per la metà con esecuzioni minori la media è del 55,6%, per la metà superiore del 58,0%, e agli estremi la differenza si vede chiaramente. Il Centrul Cultural «Vigadó» di Târgu Secuiesc scende al 53,1%, il Teatrul pentru Copii și Tineret «Vasilache» di Botoșani al 53,8%, mentre il Teatrul Național «Radu Stanca» di Sibiu, l’Opera Brașov e la Filarmonica de Stat Transilvania stanno al 57,5-57,6%. La spiegazione è meccanica: la parte divisa in parti uguali tra tutti i richiedenti conta proporzionalmente più per chi riceve poco, e quando il totale scende essa si assottiglia. In altre parole, in un anno in cui il fondo raccoglie meno, la componente egualitaria della chiave si indebolisce, e le istituzioni piccole perdono per prime. È un effetto della progettazione della legge, non una scelta assunta nella decisione, ma la conseguenza la sopportano proprio le istituzioni per le quali 100.000 lei fanno la differenza tra una prima e una ripresa.
La seconda osservazione riguarda l’unica eccezione reale della tabella. L’Opera Română Craiova riceve 7.457.000,17 lei, ossia il 98,7% dei 7.554.624,47 lei di giugno, in un turno in cui tutti gli altri sono scesi alla metà. La chiave prevista dalla legge lascia una sola spiegazione possibile: nel primo turno l’assegnazione dell’Opera di Craiova è stata tagliata dal limite «senza superare la somma richiesta», quindi la pro rata le dava significativamente più di quanto avesse chiesto. Nel secondo turno, con un totale minore, la pro rata è scesa quasi fino al livello della richiesta, e il limite ha smesso di morderla. Se questa è la spiegazione, essa dice che l’Opera Română Craiova ha di gran lunga la maggiore esecuzione di bilancio tra le istituzioni richiedenti, un fatto che nessuna cifra dell’atto mostra. Simmetricamente, il Teatrul «Alexandru Davila» di Pitești scende al 46,8%, molto sotto la media del gruppo, il che indica una richiesta minore di quella del primo turno. Entrambe le letture restano inferenze, proprio perché i dati di partenza non si pubblicano.
La terza osservazione riguarda la geografia ed è la più scomoda. La quota del 2% si trattiene dall’imposta sul reddito a livello di ciascuna unità amministrativo-territoriale dei distretti, e il denaro va soltanto alle istituzioni di spettacolo che esistono in subordine alle autorità locali. Sette distretti non hanno alcuna istituzione nell’allegato: Călărași, Ialomița, Ilfov, Mehedinți, Olt, Sălaj e Teleorman. I contribuenti di quei distretti alimentano il fondo e non ricevono nulla da esso, e il meccanismo non prevede alcuna compensazione. È, di fatto, un trasferimento tra distretti, deciso non da una politica culturale esplicita, ma dalla mappa delle istituzioni ereditate. La città di Bucarest, invece, non contribuisce e non riceve, perché l’art. 7 comma (2) le riserva un regime del tutto separato.
La quarta osservazione è un conteggio di giorni alla fine dell’anno. I tre turni coprono gli incassi fino al 31 maggio, dal 1° giugno al 31 agosto e dal 1° settembre al 10 dicembre. Ciò che si raccoglie tra l’11 e il 22 dicembre 2026 non entra in alcuna ripartizione, e l’art. 8 commi (3) e (4) manda i saldi al bilancio dello Stato. Sono dodici giorni di incassi dall’imposta sul reddito che escono dal circuito culturale, senza che alcun testo spieghi perché il terzo turno si fermi undici giorni prima della fine dell’anno di bilancio.
La quinta osservazione riguarda i nomi dell’allegato, che non sono soltanto una questione tipografica. Quattro istituzioni sono centri culturali o case di cultura, e una quinta, il Centrul cultural cu statut de teatru «Jean Bart» di Tulcea, il centro culturale con statuto di teatro, dichiara il proprio statuto nella denominazione stessa, il che mostra che qualcuno ha posto il problema e lo ha risolto attraverso il nome dell’istituzione, non attraverso il testo della decisione. L’Ateneul Național di Iași, con 3.852.446,67 lei, sta nello stesso registro. Se l’elencazione «teatri, teatri d’opera e orchestre filarmoniche» fosse tassativa, questi nomi non avrebbero ragione di comparire nell’elenco, e l’art. 4 pone la responsabilità sugli ordinatori principali di spesa, non sul Governo.
Che cosa andrebbe cambiato
- L’allegato dovrebbe avere tre colonne in più: la somma richiesta, l’esecuzione di bilancio del 2025 e la parte risultante dalla divisione in parti uguali del saldo. I dati esistono già al ministero, e la loro presenza renderebbe la ripartizione verificabile da chiunque, comprese le istituzioni che si confrontano tra loro.
- L’art. 1 comma (2) andrebbe riformulato in modo da coprire effettivamente i beneficiari dell’allegato. Una formulazione del tipo «istituzioni pubbliche di spettacoli e concerti, compresi i centri culturali con attività di spettacolo» allineerebbe il testo con l’elenco e con la denominazione del conto dell’art. 2, eliminando il rischio che oggi grava sugli ordinatori principali di spesa.
- La componente egualitaria della chiave andrebbe espressa come percentuale fissa del fondo, non come saldo rimasto. Oggi, quanto meno il fondo raccoglie, tanto più perdono le istituzioni piccole, esattamente al contrario di quello che chiederebbe una rete di sicurezza. Una percentuale fissa stabilizzerebbe i bilanci delle piccole da un turno all’altro.
- Il terzo turno dovrebbe coprire gli incassi fino al 20 dicembre. L’attuale termine del 10 dicembre lascia dodici giorni di incassi che tornano al bilancio dello Stato, e le procedure di versamento mostrano, con i cinque giorni dell’art. 2, che un intervallo più breve è fattibile.
- I distretti senza una propria istituzione di spettacolo dovrebbero avere una via di accesso al fondo. Sia attraverso il finanziamento di tournée e stagioni in quei distretti, sia attraverso l’ammissibilità delle istituzioni di nuova costituzione nel primo anno, altrimenti la quota del 2% resta un trasferimento tacito tra distretti.
- I termini di deposito delle domande dovrebbero essere annunciati alle istituzioni, non soltanto scritti nella legge di bilancio. L’ingresso nello schema di due istituzioni solo al secondo turno mostra che l’informazione non arriva in modo uniforme, e un’istituzione che non chiede non riceve, indipendentemente dalla sua esecuzione del 2025.
Testo originale dell’atto normativo
Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.
Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania
Gazzetta Ufficiale della Romania n. 816 del 24 settembre 2026 8 pagine PDF, 77 KB l'atto inizia a pagina 5
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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.
