In breve
- La Corte costituzionale ha confermato, all’unanimità dei voti, che la tassa giudiziaria di bollo per le azioni di danni morali arrecati all’onore, alla dignità o alla reputazione è costituzionale.
- La tassa è fissa, 100 lei, indipendentemente dalla somma richiesta a titolo di risarcimento. La Corte la considera un importo ragionevole, che non blocca l’accesso alla giustizia.
- Il libero accesso alla giustizia non significa giustizia gratuita: la tassa rientra nelle spese di giudizio ed è sopportata, alla fine, dalla parte che perde il processo.
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 608 del 27 luglio 2026
In vigore: 27 luglio 2026
Chi chiede un risarcimento per una lesione dell’onore, della dignità o della reputazione paga una tassa di bollo fissa di 100 lei, qualunque sia l’importo richiesto. La Corte costituzionale ha respinto, in quanto infondata, l’eccezione sollevata dall’Asociația Civică Stop Discriminării Cetățenilor din București (Associazione Civica Stop alla Discriminazione dei Cittadini di Bucarest) e da Dan Băzăvan in un fascicolo pendente davanti al Tribunale di Bucarest, Seconda sezione per il contenzioso amministrativo e tributario, e ha constatato che l’articolo 7, comma 1 dell’ordinanza d’urgenza del Governo n. 80/2013 è costituzionale. È la seconda volta nell’ultimo anno che il regime delle tasse di bollo supera il test di costituzionalità, dopo che le imposte di bollo del contenzioso amministrativo sono sfuggite al controllo di costituzionalità. La decisione n. 34 del 20 gennaio 2026 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 608 del 27 luglio 2026.
Il giudizio di merito è un’istanza di riesame del modo in cui era stata determinata la tassa giudiziaria di bollo. Il testo contestato è composto da una sola frase: «Le azioni riguardanti la determinazione e la concessione di risarcimenti per i danni morali arrecati all’onore, alla dignità o alla reputazione di una persona fisica sono tassate con 100 lei.»
Gli autori dell’eccezione hanno sostenuto che il testo limita il libero accesso alla giustizia, che è ambiguo e che, avendo significati diversi, porta a una determinazione non uniforme delle tasse da un tribunale all’altro. Hanno invocato una lunga serie di articoli della Costituzione, dallo Stato romeno e dall’uguaglianza dei diritti fino al diritto di sciopero, al diritto di proprietà privata e al tenore di vita, oltre a disposizioni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Gli effetti che produce
Il primo effetto è processuale. La decisione è definitiva e generalmente obbligatoria dalla pubblicazione, quindi il Tribunale di Bucarest è vincolato alla conclusione della Corte e la stessa eccezione non può più essere sollevata nello stesso fascicolo.
Il secondo effetto conferma l’importo. La Corte rileva espressamente che la tassa istituita dall’articolo 7 dell’ordinanza d’urgenza del Governo n. 80/2013 ha un importo fisso di 100 lei e che questo è un importo ragionevole, che non porta alla violazione del libero accesso alla giustizia. Chi chiede 5.000 lei di danni morali e chi ne chiede 500.000 pagano, all’apertura del processo, la stessa somma.
Il terzo effetto riguarda la logica del legislatore. La Corte mostra che la soluzione legislativa è giustificata fintanto che, nell’ipotesi dei danni morali arrecati all’onore, alla dignità o alla reputazione, il legislatore opta per il sistema di una tassa fissa e non per la tassazione in base al valore. È una scelta di politica legislativa che la Corte non può sostituire con un’altra.
Il quarto effetto è il più importante da tenere presente prima di avviare il processo. L’equivalente delle tasse giudiziarie di bollo è integrato nel valore delle spese di giudizio stabilite dal tribunale con la sentenza, e il loro pagamento spetta alla parte soccombente. In altre parole, la tassa è un anticipo, non una perdita definitiva, se il processo viene vinto.
Il quinto effetto riguarda la critica di mancanza di chiarezza. La Corte ha ritenuto che il pagamento delle tasse e delle imposte è un obbligo costituzionale dei cittadini, ai sensi dell’articolo 56, comma 1 della Costituzione, e che l’adempimento di tale obbligo dà espressione al principio di legalità dell’articolo 1, comma 5. L’argomento della mancanza di chiarezza del testo non può più essere utilizzato.
Che cosa cambia rispetto a prima
In diritto non cambia nulla. Il testo resta in vigore nella stessa forma e la Corte non fa che confermare la propria giurisprudenza, rinviando espressamente alla decisione n. 403 del 18 settembre 2025, alla decisione n. 418 del 28 maggio 2015 e alla decisione n. 624 del 17 ottobre 2017. La motivazione chiude espressamente la discussione: poiché non sono intervenuti elementi nuovi, le considerazioni e la soluzione delle decisioni precedenti conservano la loro validità.
Cambia invece la posizione processuale di chi contestava la tassa. L’argomento costituzionale è esaurito e la discussione può ormai vertere solo sul modo concreto di calcolo, davanti al tribunale che giudica l’istanza di riesame.
Merita osservare anche il metodo con cui la Corte ha filtrato le critiche. Tra gli articoli della Costituzione invocati, la Corte ha ritenuto che si possa ragionevolmente individuare una critica minima di incostituzionalità solo riguardo all’articolo 1, comma 5, il principio di legalità, e all’articolo 21, il libero accesso alla giustizia. Gli altri testi, dal diritto di sciopero fino al tenore di vita, non avevano alcun rapporto di contrarietà con la norma impugnata.
Il filtro si fonda su una regola di principio formulata nella decisione n. 1.313 del 4 ottobre 2011: ogni eccezione di incostituzionalità deve contenere tre elementi, il testo contestato, il testo di riferimento che si assume violato e la motivazione del rapporto di contrarietà tra essi. La motivazione non deve essere ampia, ma deve esistere. Quando il testo di riferimento invocato è sufficientemente preciso, la Corte è tenuta ad analizzare l’eccezione nel merito, anche se la motivazione dell’autore è sommaria.
Sul libero accesso alla giustizia, la Corte riprende anche la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Nella causa Ashingdane contro Regno Unito, sentenza del 28 maggio 1985, è stato stabilito che l’accesso alla giustizia non è un diritto assoluto e può essere limitato, purché non ne venga intaccata la sostanza stessa. Nella causa Kreuz contro Polonia, sentenza del 19 giugno 2001, la Corte europea ha mostrato di non aver mai respinto l’idea di restrizioni finanziarie all’accesso alla giustizia, proprio nell’interesse di una buona amministrazione della giustizia.
Vantaggi e svantaggi
Che cosa migliora
- La tassa fissa avvantaggia le richieste elevate: per danni morali di qualsiasi valore si pagano sempre 100 lei, a differenza delle azioni valutabili in denaro, dove la tassa cresce con il valore della pretesa.
- Il costo di ingresso nel processo è ridotto e prevedibile, il che conta per una persona fisica lesa nell’onore o nella reputazione.
- La tassa si recupera dalla parte che perde il processo, essendo inclusa nelle spese di giudizio.
- La decisione chiarisce anche il metodo di esame delle eccezioni: invocare una lunga serie di articoli della Costituzione non aiuta, se manca il rapporto di contrarietà con il testo impugnato.
Che cosa resta un problema
- Per gli autori dell’eccezione, la via costituzionale è chiusa e l’istanza di riesame resta da giudicare strettamente sul modo di calcolo.
- La tassa fissa non tiene conto della situazione patrimoniale del ricorrente: i 100 lei sono gli stessi anche per chi ha redditi minimi.
- La Corte non risponde alla critica sull’applicazione non uniforme da un tribunale all’altro, perché è una questione di interpretazione, non di costituzionalità.
- Il recupero della tassa dipende dalla vittoria nel processo e dalla solvibilità della parte soccombente, quindi non è garantito nella pratica.
Consigli pratici
- Se l’azione ha per oggetto esclusivamente danni morali arrecati all’onore, alla dignità o alla reputazione di una persona fisica, la tassa è di 100 lei, indipendentemente dalla somma richiesta. Verificate nella ricevuta se vi è stata calcolata diversamente.
- Se nella stessa domanda aggiungete anche pretese patrimoniali, per esempio un danno materiale, quei capi di domanda sono tassati separatamente, secondo le loro regole. La formulazione della domanda influenza direttamente la tassa.
- Se vi è stata determinata una tassa che ritenete errata, usate l’istanza di riesame. È la via rapida, si rivolge allo stesso tribunale e non comporta un processo separato.
- Se non potete pagare la tassa, chiedete il patrocinio a spese dello Stato, che può assumere la forma dell’esenzione, della riduzione, della rateizzazione o del rinvio del pagamento.
- Conservate la prova del pagamento della tassa e chiedetela espressamente con la domanda di spese di giudizio. Se non la chiedete, il tribunale non la riconosce d’ufficio.
- Non costruite la difesa o l’attacco sull’incostituzionalità di questo testo. La Corte si è pronunciata più volte e l’eccezione sarà respinta in quanto infondata.
Domande frequenti
Quanto costa, concretamente, chiedere danni morali per onore o reputazione?
Che cosa ha deciso effettivamente la Corte costituzionale?
Perché l’accesso alla giustizia non è gratuito?
Recupero i 100 lei se vinco il processo?
Che cosa succede se non posso permettermi la tassa?
Da quando produce effetti la decisione?
Testo originale dell’atto normativo
Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.
Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania
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