In breve

  • Lo Stato rinuncia allo sbarramento di deviazione dell’acqua approvato ad agosto per il Danubio Vecchio e lo sostituisce con una fila di navi e chiatte zavorrate, disposte su un allineamento di circa 600 m, che restringe l’alveo e spinge una parte della portata verso il canale di adduzione della centrale nucleare di Cernavodă.
  • Tutto parte alla quota di 1,58 m dMB misurata nel bacino di aspirazione della centrale, 3 centimetri più in alto della soglia della decisione precedente. Alla stessa quota si limitano o si fermano temporaneamente la navigazione e le concate sul Canale Danubio-Mar Nero.
  • In parallelo si appaltano da 4 a 8 pompe di grande portata, di circa 3 metri cubi al secondo ciascuna, cioè tra 1 e 2 milioni di metri cubi d’acqua al giorno. I soldi si chiedono al Fondo di riserva del Governo, ma la decisione non scrive alcun importo.
Atto: Decisione del Comitato nazionale per le situazioni di emergenza n. 22/2026
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 741 del 2 settembre 2026
Entrata in vigore: 2 settembre 2026, data della pubblicazione

Lo Stato rinuncia allo sbarramento nel Danubio che aveva approvato ad agosto per la centrale di Cernavodă e lo sostituisce con una fila di chiatte disposte di traverso nell’alveo. La Decisione del Comitato nazionale per le situazioni di emergenza n. 22/2026, firmata dal primo ministro Ilie-Gavril Bolojan il 1° settembre 2026 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 741 del 2 settembre 2026, ferma le misure degli articoli 2, 3, 8 e 10 della decisione del 22 agosto, quella che approvava lo sbarramento di deviazione e i dragaggi d’urgenza, e mette al loro posto un intervento in tre livelli, pensato per poter essere smontato.

Il motivo del cambiamento è scritto nel preambolo della decisione e viene da una relazione tecnica dell’Amministrazione nazionale «Apele Române» del 30 agosto 2026, registrata con il numero 25.901 del 31 agosto 2026. Le misurazioni sul campo, effettuate tra il 27 e il 30 agosto sul settore Bala, Danubio Vecchio, Cernavodă e accesso al Canale Danubio-Mar Nero, insieme alle modellazioni idrauliche, hanno mostrato che un pennello di circa 150 m non risolve il problema. Il pennello è uno sperone di pietra costruito dalla sponda verso il centro dell’alveo, che devia la corrente. La conclusione della relazione: a 150 m si limita a spingere la corrente verso l’imbocco del canale, senza produrre un rigurgito sufficiente, cioè senza innalzare il livello dell’acqua a monte, che era proprio l’obiettivo. E il suo prolungamento fino all’ordine dei 450 m non entra nel tempo disponibile e comporta rischi di modifica dell’alveo per un’opera che comunque va rimossa più avanti.

Il problema di fondo resta lo stesso dalla fine di luglio 2026. Il Danubio ha portate ridotte e il braccio del Danubio Vecchio, su cui l’acqua arriva alla presa della centrale, ha soglie di profondità ridotta e una forma dell’alveo che limita quanto può passarci. Le previsioni citate nella decisione per il periodo 31 agosto, 28 settembre 2026 non promettono una ripresa: temperature sopra la norma, piogge deficitarie a ovest, sud-ovest e al centro tra il 7 e il 14 settembre, e poi quantità vicine alla norma, insufficienti per un regime idrologico confortevole. Il preambolo dice con chiarezza perché si interviene: proteggere la popolazione, garantire la continuità dei servizi pubblici essenziali, assicurare l’acqua di cui la centrale ha bisogno per funzionare, mantenere la sicurezza energetica ed evitare effetti gravi sulle infrastrutture critiche.

Vale la pena dire fin dall’inizio che cosa questa decisione non è. Non tratta un rischio nucleare. Il fondamento invocato è il punto 17 dell’allegato n. 1 alla Decisione del Governo n. 557/2016, che porta il nome di «guasto dei servizi di pubblica utilità» e lo attribuisce alla responsabilità del Ministero dell’Energia per le reti importanti di energia elettrica. E l’articolo 2 comma (3) dice, con parole sue, che la soglia di 1,58 m dMB è un riferimento operativo di precauzione per l’avvio dei lavori e che non modifica i limiti, le condizioni di esercizio, i requisiti di sicurezza nucleare o gli obblighi stabiliti dalle autorizzazioni della centrale. Il regime di funzionamento dei reattori resta dov’era, nelle autorizzazioni rilasciate dall’autorità nucleare.

La quota si misura in metri sopra il livello del Mar Baltico, in sigla dMB, il sistema di riferimento usato in Romania per i livelli delle acque. Il livello di 1,58 m dMB si legge nel bacino di aspirazione della centrale e lo comunica in via operativa la Società nazionale Nuclearelectrica, filiale CNE Cernavodă. Accanto a esso, la decisione indica altri due riferimenti di supporto, senza potere di attivazione: circa 1,78 m dMB nella sezione del Canale Danubio-Mar Nero e circa meno 261 cm alla stazione idrometrica di Cernavodă, dove il valore è negativo perché si rapporta allo zero dell’asta idrometrica della stazione, non al livello del mare.

Gli effetti che produce

Il sistema approvato ha tre livelli, messi in opera uno dopo l’altro, a seconda di ciò che mostrano le misurazioni. La Fase I consiste nel restringimento temporaneo della sezione attraverso cui scorre il Danubio Vecchio, con navi e chiatte zavorrate fino a un pescaggio stabilito da un piano tecnico operativo, su un allineamento di circa 600 m. Lo scopo è produrre un rigurgito locale e spingere una parte in più della portata verso l’accesso al Canale Danubio-Mar Nero e verso il canale di adduzione della centrale. Il criterio di successo è una cifra: un guadagno dell’ordine di 10 cm alla centrale, rispetto alla situazione di riferimento e alla tendenza idrologica naturale, verificato con misurazioni sincronizzate prima e dopo ogni fase.

La Fase II entra in scena se l’effetto è insufficiente o se il livello torna a 1,58 m dMB oppure scende sotto questo valore. Consiste in una chiusura modulare con pontoni e idrosbarramenti, cioè sbarramenti gonfiabili riempiti d’acqua, su una sezione di circa 170 m nella zona del canale di raccordo verso la centrale, coordinata con il funzionamento delle pompe. L’ancoraggio è distribuito e ridondante, dimensionato sulle sollecitazioni reali della corrente. La fase di riserva, l’ultima, è la chiusura meccanizzata con scogliera in massi, cioè con pietrame gettato nell’alveo, e si attiva soltanto se il sistema modulare cede, non può essere montato, non può essere tenuto in sicurezza, oppure se l’approvvigionamento idrico della centrale non può essere garantito in altro modo. È l’unico livello difficilmente reversibile, motivo per cui l’articolo 2 comma (9) lo tiene come soluzione di ultima istanza, attivabile solo sulla base di una decisione tecnica documentata.

Per le persone e per le imprese, l’effetto più visibile è sull’acqua. Al raggiungimento della soglia di 1,58 m dMB, il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, tramite la Compagnia nazionale «Amministrazione dei canali navigabili», la Regia autonoma «Amministrazione fluviale del Basso Danubio» di Galați e l’Autorità navale rumena, dispongono senza indugio la limitazione o la sospensione temporanea della navigazione e delle concate sul Canale Danubio-Mar Nero e sui settori del Danubio Vecchio interessati dai lavori. La decisione chiede che le procedure e i pareri siano preparati in anticipo, proprio perché l’attivazione non debba più aspettare le carte. La ripresa della navigazione avviene per fasi, dopo che si constata un margine idraulico sufficiente e una tendenza idrologica stabile, senza una data di calendario.

La seconda linea di difesa è il pompaggio. L’Amministrazione nazionale «Apele Române» e Nuclearelectrica, con il sostegno del Ministero dei Trasporti, del Dipartimento per le situazioni di emergenza tramite l’Ispettorato generale per le situazioni di emergenza, dell’Agenzia nazionale per le bonifiche e del Ministero della Difesa nazionale, appaltano e mettono in funzione un sistema di pompaggio di grande portata. La configurazione di riferimento: da un minimo di 4 fino a 8 pompe di circa 3 metri cubi al secondo ciascuna, complete di impianti ausiliari e di personale. Almeno 4 pompe devono essere disponibili per l’installazione entro 4 giorni, e la configurazione completa entro un massimo di 7 giorni dall’attivazione del contratto. La preparazione va fatta prima che il livello arrivi a 1,45 m dMB.

Come ordine di grandezza, quattro pompe da 3 metri cubi al secondo spostano 12 metri cubi al secondo, cioè circa 1,04 milioni di metri cubi d’acqua in 24 ore. Otto pompe portano la cifra a 24 metri cubi al secondo e a circa 2,07 milioni di metri cubi al giorno. Per confronto, alla fine di agosto 2026 il Danubio entrava nel Paese a Baziaș con circa 1.350 metri cubi al secondo, secondo la decisione di proroga dello stato di allerta. Il sistema di pompaggio non fa salire il fiume, ma porta l’acqua direttamente dove serve.

Il resto degli obblighi si ripartisce così. Il Ministero della Difesa nazionale assicura i rilievi topobatimetrici, idrografici e geodetici, cioè i rilevamenti della forma dell’alveo e delle profondità, mette a disposizione capacità navali e del genio per piattaforme e ponti di barche, sommozzatori, e partecipa al montaggio, alla stabilizzazione e al ritiro degli idrosbarramenti. Apele Române esegue i lavori di supporto: strade temporanee di accesso, rampe, allestimento delle aree di lavoro e le due soglie di appoggio per i pontoni, su tratti da 30 a 40 m per ciascuna sponda. Il Ministero dei Trasporti cerca e noleggia circa 150 elementi di alluminio di circa 300 per 100 per 10 cm, per il sistema di fissaggio e ancoraggio degli idrosbarramenti. Messi uno dietro l’altro, i 150 elementi danno 450 m di lunghezza, oltre 2,6 volte la sezione di 170 m che chiudono, il che mostra che l’ancoraggio è pensato su più file, non su una sola.

Il coordinamento tecnico spetta al Comitato interministeriale per garantire l’approvvigionamento idrico per il raffreddamento dei reattori di Cernavodă, costituito con la Decisione del primo ministro n. 278/2026. È lui a convalidare il passaggio da una fase all’altra, in base a criteri obbligatori di tipo «go/no-go»: l’effetto idraulico misurato, le velocità e le portate, la stabilità delle navi e degli ancoraggi, l’assenza di processi accelerati di scalzamento, cioè di erosione dell’alveo alla base delle strutture, la sicurezza del personale e della navigazione, il funzionamento e la ridondanza delle pompe, il mantenimento dell’approvvigionamento idrico della centrale. Le decisioni sono verbalizzate in documenti sottoscritti dai rappresentanti delle istituzioni. I dragaggi proseguono, secondo il piano approvato nello stesso comitato.

Che cosa cambia rispetto a prima

Il primo cambiamento è la soluzione tecnica stessa. La Decisione n. 20/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 698 del 22 agosto 2026, approvava la realizzazione di un pennello di deviazione della corrente nell’alveo del Danubio Vecchio. Dieci giorni dopo, le misurazioni hanno mostrato che l’opera non produce l’effetto voluto alla lunghezza realizzabile, e che la lunghezza che l’avrebbe prodotto non si poteva eseguire in tempo. Lo Stato è passato da una costruzione fissa a un ostacolo galleggiante: 600 m di navi e chiatte al posto di 450 m di pietra, un terzo in più come lunghezza, ma portati e tolti con il rimorchiatore.

Il secondo cambiamento è la soglia. La vecchia decisione legava la sospensione delle concate alla quota di 1,55 m dMB alla presa della centrale. La nuova decisione sposta l’attivazione a 1,58 m dMB, 3 centimetri più in alto. In altre parole, l’intervento parte prima, e tra il momento dell’attivazione e la quota di 1,45 m dMB, alla quale le pompe devono essere già pronte, restano 13 centimetri invece di 10.

Il terzo cambiamento riguarda le pompe. La decisione di agosto chiedeva l’individuazione, il trasporto e la collocazione per fasi di motopompe ed elettropompe di grande portata, fino al raggiungimento della quota di 1,45 m dMB. La nuova decisione cambia l’impostazione: invece di un gran numero di macchine piccole, un piccolo numero di pompe molto grandi, appaltate come un sistema, con impianti ausiliari, personale e termini di consegna vincolanti. Il loro ruolo è espressamente quello di riserva idraulica indipendente, cioè di una fonte che funziona anche se l’intervento nell’alveo non dà il risultato atteso.

Il quarto cambiamento è di metodo. La vecchia decisione approvava l’opera. La nuova decisione approva una procedura: ogni livello si misura prima e dopo, si confronta con la tendenza naturale del fiume, e il passaggio al livello successivo ha criteri scritti. È la differenza tra decidere una costruzione e decidere un algoritmo di decisione, e in un contesto idrologico instabile la seconda variante è più onesta.

Ciò che non è cambiato: lo stato di allerta. È stato dichiarato con la Decisione CNSU n. 15/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 637 del 31 luglio 2026, per 30 giorni a partire dal 31 luglio 2026, ed è stato prorogato con la Decisione CNSU n. 21/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 722 del 28 agosto 2026, di altri 30 giorni, fino al 28 settembre 2026. In tutto, 60 giorni di stato di allerta per l’energia, tra il 31 luglio e il 28 settembre 2026.

Vantaggi e svantaggi

Che cosa migliora

  • La soluzione è reversibile. Chiatte, pontoni e idrosbarramenti si tolgono, a differenza di un pennello di pietra che resta nell’alveo e cambia il deflusso a lungo termine.
  • Ogni livello ha un criterio numerico di successo, 10 cm di guadagno di livello alla centrale, verificato con misurazioni sincronizzate prima e dopo. L’effetto dell’opera si può separare dall’evoluzione naturale del fiume.
  • Lo Stato riconosce pubblicamente, in un atto normativo, che la soluzione approvata dieci giorni prima non funziona, e spiega perché. È raro ed è sano.
  • Il pompaggio è trattato come riserva indipendente, non come aiuto. Se l’intervento nell’alveo non dà il risultato atteso, l’approvvigionamento idrico della centrale non dipende da esso.
  • La preparazione logistica si fa prima del raggiungimento delle soglie, non dopo. L’articolo 10 obbliga le istituzioni ad avere pronti tutti i livelli, anche se li mettono in opera in sequenza.
  • Non viene concessa alcuna deroga alla legge sugli appalti, ai pareri ambientali o alle regole di gestione delle acque. L’urgenza cambia la velocità delle procedure, non il loro contenuto.

Che cosa resta un problema

  • La decisione non contiene alcun importo. Si propone il finanziamento dal Fondo di riserva del Governo, ma quanto costano chiatte, pompe e strade di accesso non è scritto da nessuna parte, e la proposta ha bisogno di una decisione del Governo separata per diventare denaro.
  • I termini delle pompe decorrono dall’«attivazione del contratto», una data che l’atto non fissa. L’obbligo di essere pronti prima di 1,45 m dMB dipende così da una data che non è scritta.
  • La limitazione della navigazione sul Canale Danubio-Mar Nero non ha una durata massima né una data di riesame. La ripresa avviene «dopo la constatazione di un margine idraulico sufficiente», una formula che i trasportatori non possono pianificare.
  • La fase di riserva, la chiusura con scogliera in massi, è l’unica che non si ritira facilmente. L’atto non dice chi riporta l’alveo alla forma iniziale dopo la crisi, né con quali soldi.
  • L’orizzonte tecnico della decisione si ferma al 28 settembre 2026, il giorno in cui scade lo stato di allerta. Che cosa succede alle opere montate nell’alveo se lo stato di allerta non viene prorogato non è scritto nell’atto.
  • L’atto non dice nulla sull’approvvigionamento idrico dei centri abitati della zona. Riguarda esclusivamente la risorsa idrica della centrale e la navigazione, e il lettore che cerca risposte sull’acqua del rubinetto qui non le trova.

Consigli pratici

  1. Se avete merce sul Canale Danubio-Mar Nero, seguite gli avvisi dell’Autorità navale rumena e dell’Amministrazione dei canali navigabili. La restrizione si attiva alla quota di 1,58 m dMB e la decisione chiede espressamente che sia disposta senza indugio amministrativo, quindi senza un preavviso ulteriore.
  2. Inserite nei contratti di trasporto sul canale una clausola per l’interruzione della navigazione per motivi idrologici, con termini e costi chiari. L’atto non fissa una durata massima della restrizione, e la ripresa dipende dalle misurazioni, non dal calendario.
  3. Seguite la quota alla stazione idrometrica di Cernavodă, dove il riferimento ausiliario è di circa meno 261 cm. I dati idrologici sono pubblicati dall’Istituto nazionale di idrologia e gestione delle acque e da Apele Române, e l’avvicinamento a questo riferimento annuncia che la soglia principale è vicina.
  4. Le imprese che possono mettere a disposizione pompe di grande portata, chiatte, pontoni o elementi di alluminio del tipo descritto nell’articolo 6 dovrebbero preparare i documenti fin da ora. Gli appalti seguono la procedura negoziata senza previa pubblicazione, che è rapida, ma richiede all’amministrazione aggiudicatrice di documentare le condizioni di legge.
  5. Se abitate o pescate sul settore del Danubio Vecchio tra la biforcazione di Bala e Cernavodă, trattate la zona come un cantiere temporaneo. Compariranno navi zavorrate, pontoni, strade di accesso e rampe sulle sponde, e la navigazione da diporto può essere limitata insieme a quella commerciale.
  6. Se seguite l’argomento per motivi di sicurezza, leggete per intero l’articolo 2 comma (3). Dice espressamente che la soglia di 1,58 m dMB non modifica i limiti, le condizioni di esercizio, i requisiti di sicurezza nucleare o gli obblighi previsti dalle autorizzazioni della centrale.

Domande frequenti

Che cosa ha deciso il Comitato nazionale per le situazioni di emergenza il 1° settembre 2026?
Ha approvato un sistema temporaneo, modulare e reversibile di intervento nell’alveo del Danubio Vecchio, nel settore tra il Danubio Vecchio e il canale di raccordo verso la centrale di Cernavodă, per assicurare l’acqua di cui la centrale ha bisogno. Nello stesso tempo ha fermato le misure degli articoli 2, 3, 8 e 10 della Decisione CNSU n. 20/2026, tra cui anche lo sbarramento di deviazione della corrente.
Perché si è rinunciato allo sbarramento approvato ad agosto?
Perché le modellazioni idrauliche e le verifiche sul campo del periodo dal 27 al 30 agosto 2026 hanno mostrato che un pennello di circa 150 m si limita a deviare la corrente verso l’imbocco del canale, senza innalzare il livello dell’acqua a monte, che era lo scopo principale. E una struttura dell’ordine dei 450 m, che avrebbe prodotto l’effetto, non si poteva eseguire nel tempo disponibile e comportava rischi di modifica duratura dell’alveo.
Che cosa significa la quota di 1,58 m dMB e dove si misura?
È il livello dell’acqua espresso in metri sopra il livello del Mar Baltico, il sistema di riferimento usato in Romania per le acque. Si misura nel bacino di aspirazione della centrale di Cernavodă e lo comunica in via operativa la filiale CNE Cernavodă di Nuclearelectrica. È la soglia alla quale partono sia i lavori nell’alveo sia le restrizioni alla navigazione.
Si ferma la navigazione sul Canale Danubio-Mar Nero?
Si può fermare. Al raggiungimento della quota di 1,58 m dMB, il Ministero dei Trasporti tramite l’Amministrazione dei canali navigabili, l’Amministrazione fluviale del Basso Danubio di Galați e l’Autorità navale rumena dispongono la limitazione o la sospensione temporanea della navigazione e delle concate, sul canale e sui settori interessati dai lavori. La decisione chiede che i pareri siano preparati in anticipo, perché l’attivazione sia immediata.
Quante pompe si portano e quanta acqua spostano?
Da 4 a 8 pompe di grande portata, di circa 3 metri cubi al secondo ciascuna o con prestazioni equivalenti. Quattro pompe fanno 12 metri cubi al secondo, cioè circa 1,04 milioni di metri cubi in 24 ore. Otto pompe portano la cifra a 24 metri cubi al secondo e a circa 2,07 milioni di metri cubi al giorno. Almeno 4 pompe devono essere disponibili per l’installazione entro 4 giorni dall’attivazione del contratto, e la configurazione completa entro un massimo di 7 giorni.
Chi paga i lavori?
Per i lavori dell’articolo 2 comma (1), la decisione propone l’integrazione del bilancio 2026 del Ministero dell’Ambiente, delle Acque e delle Foreste a valere sul Fondo di riserva a disposizione del Governo, al capitolo 80.01, titolo 20, articolo di bilancio 20.22. È una proposta, non un’assegnazione: il Comitato nazionale per le situazioni di emergenza può proporre fondi al Governo, ma il denaro del fondo di riserva si concede con decisione del Governo. Le altre istituzioni coinvolte sostengono le spese con i propri bilanci. Nessun importo compare nell’atto.
La decisione concede deroghe agli appalti pubblici o ai pareri ambientali?
No. L’articolo 8 comma (1) dice che i lavori si eseguono nel rispetto del quadro legale della gestione delle acque, delle costruzioni, della protezione dell’ambiente e della sicurezza della navigazione, usando le procedure specifiche degli interventi di prima urgenza, cioè le varianti accelerate già esistenti nella legge, in cui l’autorizzazione si rilascia subito, non si salta. L’articolo 8 comma (2) rinvia alla legge n. 98/2016 sugli appalti pubblici, comprese le disposizioni per la forza maggiore e l’estrema urgenza, ma soltanto «nella misura in cui sono soddisfatte le condizioni previste dalla legge». Quelle disposizioni consentono la negoziazione senza previa pubblicazione quando i termini ordinari non possono essere rispettati per motivi di estrema urgenza dovuti a eventi imprevedibili.
Che cosa succede se chiatte e idrosbarramenti non danno il risultato atteso?
Si attiva la fase di riserva, cioè la chiusura meccanizzata temporanea con scogliera in massi della sezione di circa 170 m. Entra in gioco soltanto se il sistema modulare cede, non può essere montato, non può essere mantenuto in sicurezza, oppure se l’approvvigionamento idrico della centrale non può essere garantito con le misure precedenti, e solo sulla base di una decisione tecnica operativa documentata.
È interessata la sicurezza nucleare della centrale?
L’atto non tratta un rischio nucleare e non tocca il regime di sicurezza nucleare. L’articolo 2 comma (3) precisa che la soglia di 1,58 m dMB è un riferimento operativo preventivo per l’avvio dei lavori idraulici e logistici e che non modifica i limiti, le condizioni di esercizio, i requisiti di sicurezza nucleare o gli obblighi stabiliti dalle autorizzazioni e dalle normative applicabili alla centrale. Il fondamento invocato è il rischio di guasto dei servizi di pubblica utilità, il punto 17 dell’allegato n. 1 alla Decisione del Governo n. 557/2016.
Fino a quando si applicano le misure?
Sono legate allo stato di allerta dichiarato con la Decisione CNSU n. 15/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 637 del 31 luglio 2026, e prorogato con la Decisione CNSU n. 21/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 722 del 28 agosto 2026, fino al 28 settembre 2026. Il ritiro degli elementi temporanei avviene per fasi, dopo la constatazione di un margine idraulico sufficiente e di una tendenza idrologica stabile, senza una data fissa nell’atto.

Errori e incongruenze nel testo pubblicato

  • Art. 5 comma (3) in combinato disposto con l’art. 1, le motopompe che la centrale deve rifornire non sono identificate da nessuna parte. Il comma obbliga CNE Cernavodă ad assicurare il carburante e le altre risorse per almeno due settimane di funzionamento continuo delle motopompe «angrenate în intervenția operativă, altele decât cele contractate de către Administrația Națională „Apele Române”, nominalizate în prezenta hotărâre», cioè impegnate nell’intervento operativo, diverse da quelle appaltate dall’Amministrazione nazionale «Apele Române», indicate nella presente decisione. Le uniche pompe che la decisione descrive sono le 4 fino a 8 unità appaltate da Apele Române in base all’art. 5 comma (2), cioè esattamente la categoria esclusa. Le motopompe rimanenti erano schierate in base all’art. 10 della Decisione CNSU n. 20/2026, misura che l’art. 1 di questa decisione ferma. Un lettore in buona fede può arrivare a due conclusioni opposte: che l’obbligo di carburante riguarda le macchine già sul posto, che restano, oppure che è privo di oggetto, perché il loro fondamento è appena venuto meno. E l’obbligo non è simbolico, significa gasolio per 14 giorni di funzionamento ininterrotto, pagato da un operatore economico.
  • Art. 5 comma (2), il termine di 7 giorni si applica a una «configurazione completa» che non può essere stabilita. Lo stesso comma fissa la configurazione di riferimento a «minimum 4 până la 8 pompe», cioè da un minimo di 4 fino a 8 pompe, dunque un intervallo, e poi impone la configurazione completa entro un massimo di 7 giorni dall’attivazione del contratto, mentre il comma (4) lascia il dimensionamento del sistema alle condizioni del campo. Dopo sette giorni, con quattro pompe installate, una lettura dice che il termine è stato rispettato, perché quattro è il minimo della configurazione di riferimento, e un’altra dice di no, perché completa significa otto. Non è una semplice imprecisione di redazione: l’art. 7 comma (2) include «il funzionamento e la ridondanza del sistema di pompaggio» tra i criteri obbligatori di tipo «go/no-go» per il passaggio da una fase all’altra, quindi una quantità indeterminata alimenta una decisione che si prende o non si prende.

Analisi della redazione

La decisione ha una qualità che gli atti di crisi hanno di rado: mostra il proprio errore. Il 22 agosto lo Stato ha approvato un pennello, il 1° settembre ha scritto nella Gazzetta Ufficiale della Romania che il pennello non innalza il livello, con la spiegazione tecnica accanto. Dieci giorni tra una soluzione e la sua smentita, con quattro giorni di misurazioni sul campo in mezzo, sono un ritmo che l’amministrazione rumena di solito non tiene. Il resto dell’atto ha la stessa disciplina: soglie numeriche, criteri «go/no-go», misurazioni sincronizzate prima e dopo ogni fase, proprio perché l’effetto dell’opera possa essere separato da ciò che il fiume avrebbe fatto comunque.

La debolezza non sta nella parte tecnica, ma in quella dei tempi e dei soldi, e si vede solo mettendo due articoli uno accanto all’altro. L’art. 2 comma (3) fa scattare tutto a 1,58 m dMB. L’art. 5 comma (4) chiede che le pompe siano mobilitate e pronte prima di 1,45 m dMB. Tra le due quote ci sono 13 centimetri. L’art. 5 comma (2) dà però 4 giorni per le prime quattro pompe e 7 giorni per la configurazione completa, contati non da una quota, ma «dall’attivazione del contratto», una data che l’atto non fissa da nessuna parte. Se il contratto si attiva solo quando si raggiunge la soglia di 1,58 m, un calo più rapido di circa 1,9 centimetri al giorno consuma i 13 centimetri prima che il set completo sia sulla sponda, e uno più rapido di 3,25 centimetri al giorno li consuma prima che arrivino anche solo le prime quattro pompe. L’unica ancora reale resta l’art. 5 comma (1), che chiede l’appalto «in regime d’urgenza», dunque subito. Un atto che conta i centimetri con due decimali avrebbe potuto contare anche i giorni.

La seconda osservazione riguarda l’orizzonte. La relazione su cui si fonda la decisione guarda al periodo 31 agosto, 28 settembre 2026. Lo stato di allerta, prorogato con la Decisione CNSU n. 21/2026, scade anch’esso il 28 settembre 2026. Le due date coincidono al giorno, il che significa che l’intera architettura di intervento è progettata esattamente fino al margine del suo fondamento giuridico, non fino alla ripresa del Danubio. Ma gli oggetti che si mettono nell’alveo sono fisici: 600 m di chiatte zavorrate, pontoni, idrosbarramenti ancorati in modo ridondante, eventualmente pietra. Non spariscono il 29 settembre insieme allo stato di allerta. L’atto dice come si montano e con quali criteri, ma non dice in base a quale fondamento restano o si ritirano se l’allerta non viene prorogata.

Sui soldi, l’art. 9 fa ciò che un comitato può fare: propone. La competenza invocata, l’art. 20 lett. h) dell’ordinanza d’urgenza del Governo n. 21/2004, è proprio quella di proporre al Governo i fondi necessari, non di assegnarli. Il problema è un altro: la proposta copre soltanto le spese per i lavori dell’art. 2 comma (1), cioè l’intervento nell’alveo. Il sistema di pompaggio dell’art. 5 e i lavori di supporto dell’art. 6, strade di accesso, rampe, soglie per i pontoni, appaltati anch’essi da Apele Române, restano fuori dal comma (1) e non rientrano nemmeno nel comma (3), che riguarda «le altre istituzioni». Hanno come copertura soltanto la promessa del comma (2), che il ministero «analizza e promuove» la reintegrazione dei fondi. E l’importo, a nessuno dei due capi, è scritto.

Che cosa andrebbe cambiato

  • Una stima di costo nel corpo della decisione. Anche solo un ordine di grandezza per chiatte, pompe e lavori di accesso darebbe ad Apele Române un limite entro cui impegnare spese prima della decisione del Governo, e al pubblico una misura dello sforzo.
  • I termini delle pompe legati a una data di calendario, non all’«attivazione del contratto». Con una data fissa, l’obbligo di essere pronti prima di 1,45 m dMB diventa verificabile, e i 13 centimetri di margine acquistano un senso operativo.
  • La definizione espressa di «configurazione completa»: quattro pompe o otto. Il criterio «go/no-go» dell’art. 7 comma (2) sulla ridondanza del pompaggio non si può applicare onestamente finché il numero che lo compone resta un intervallo.
  • La pubblicazione quotidiana della quota misurata alla centrale e alla stazione idrometrica di Cernavodă. Trasportatori e autorità locali vedrebbero per tempo l’avvicinarsi della soglia di 1,58 m dMB, invece di saperlo dall’avviso di sospensione della navigazione.
  • Un allegato con le motopompe già sul posto per le quali CNE Cernavodă assicura il carburante. Chiuderebbe il vuoto dell’art. 5 comma (3) e renderebbe prevedibile per l’operatore il costo di quell’obbligo.
  • Una clausola su che cosa succede dopo il 28 settembre 2026 agli elementi montati nell’alveo. Il ritiro, la manutenzione e la responsabilità di riportare l’alveo alla forma iniziale hanno bisogno di un fondamento che non scada insieme allo stato di allerta.

Testo originale dell’atto normativo

Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.

Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania

Gazzetta Ufficiale della Romania n. 741 del 2 settembre 2026 8 pagine PDF, 80 KB l'atto inizia a pagina 4

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