In breve

  • Lo stato di allerta a livello nazionale si proroga di altri 30 giorni, dal 29 settembre al 28 ottobre 2026 compreso. È il terzo periodo di fila della stessa catena: il primo è cominciato il 31 luglio 2026, il secondo il 30 agosto, e con questo si arriva a 90 giorni ininterrotti di allerta. Il motivo è questa volta energetico e si riassume in una cosa sola: l’acqua del Danubio che raffredda i reattori di Cernavodă.
  • Le cifre del preambolo dicono quanto sia stretto l’intervallo. La portata del Danubio all’ingresso nel Paese, a Baziaș, scende da circa 1.450 m³/s alla fine di settembre verso 1.185-1.200 m³/s nello scenario mediano, tra il 10 e il 13 ottobre 2026, cioè un calo dal 17 al 18 per cento. A Cernavodă la finestra critica probabile dura otto giorni, tra il 15 e il 22 ottobre, e negli scenari sfavorevoli si raggiunge o si supera la soglia di −262 cm.
  • L’atto non dispone alcuna interruzione di corrente e non limita alcun diritto della popolazione. I lavori a Cernavodă proseguono, e la Compagnia Nazionale di Trasporto dell’Energia Elettrica «Transelectrica» riceve lo stesso mandato generale di luglio: aumento della produzione, ricorso alle importazioni o riduzione dei consumi. Sono interessati direttamente gli operatori del Danubio e del sistema energetico, non il consumatore domestico, per il quale dal 29 settembre 2026 non cambia nulla.
Atto: Decisione del Comitato Nazionale per le Situazioni di Emergenza n. 23/2026 relativa alla proroga dello stato di allerta a livello nazionale istituito con la Decisione del Comitato Nazionale per le Situazioni di Emergenza n. 15/2026
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial), Parte I, n. 824 del 28 settembre 2026, pagine 7-8
Entrata in vigore: alla pubblicazione, 28 settembre 2026, mentre il periodo prorogato di 30 giorni decorre dal 29 settembre fino al 28 ottobre 2026 compreso

Il Comitato nazionale per le situazioni di emergenza (CNSU) ha adottato il 28 settembre 2026 una decisione di un articolo e mezzo, pubblicata lo stesso giorno, con cui lo stato di allerta dichiarato alla fine di luglio prosegue per altri 30 giorni. È la seconda proroga, dopo quella di agosto, quando lo stato di allerta è stato portato fino al 28 settembre. Il dispositivo ha quattro articoli brevi, ma il preambolo occupa una pagina e mezza ed è lì che sta tutta l’informazione che conta: la previsione di portata, la finestra di rischio di Cernavodă e la situazione della produzione di energia elettrica in ottobre.

L’ordine delle cose merita di essere ripetuto, perché si perde facilmente in una catena di cinque decisioni numerate a distanza ravvicinata. Il 31 luglio 2026, con la Decisione CNSU n. 15/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania, Parte I, n. 637 dello stesso giorno, il comitato ha dichiarato lo stato di allerta a livello nazionale per 30 giorni. Il documento diceva chiaramente perché: l’Unità 1 della Centrale nucleare di Cernavodă era ferma in stato sicuro dal 27 luglio, e l’Unità 2 funzionava, secondo i rapporti della Società Nazionale Nuclearelectrica, «la limita marjelor de securitate nucleară», cioè al limite dei margini di sicurezza nucleare, a causa dell’abbassamento del livello del Danubio. Sono seguite le decisioni tecniche: la n. 16/2026, il 1° agosto, con la profilatura della roccia Pârjoaia e una soglia sommersa di chiatte; la n. 20/2026, il 21 agosto, con i dragaggi sul tratto Izvoarele-Cernavodă, un pennello di deviazione della corrente e la sospensione delle concate, cioè dei passaggi attraverso le chiuse, sul Canale Danubio-Mar Nero alla quota di 1,55 m dMB; la n. 21/2026, il 28 agosto, la prima proroga; la n. 22/2026, adottata il 1° settembre e pubblicata il giorno dopo, che ha rinunciato al pennello e lo ha sostituito con un restringimento temporaneo del Dunărea Veche, il braccio del Danubio che porta questo nome, con navi e chiatte, con soglia di attivazione a 1,58 m dMB.

Che cosa è stato misurato. La base della proroga è l’«Analisi dei fattori di rischio» registrata presso il Ministero dell’Energia con il n. 44.200/SDE del 28.09.2026. Da essa il preambolo trattiene quattro cose. La prima, la portata a Baziaș: regime deficitario per tutto l’intervallo 28 settembre-31 ottobre 2026, con una discesa da circa 1.450 m³/s verso 1.185-1.200 m³/s nello scenario mediano, tra il 10 e il 13 ottobre, seguita da «o recuperare lentă», cioè da un recupero lento. La seconda, il livello a Cernavodă: finestra critica probabile tra il 15 e il 22 ottobre, con l’avvicinamento o il superamento della soglia di −262 cm negli scenari sfavorevoli, il che, scrive l’atto, «confirmă persistența riscului operațional pentru asigurarea nivelului necesar răcirii», cioè conferma il persistere del rischio operativo per garantire il livello necessario al raffreddamento. La terza, l’inverno: l’analisi dovrà essere estesa allo scenario in cui il Danubio non torni a valori accettabili, mentre il gelo del Dunărea Veche aggraverebbe la situazione. La quarta, i lavori di Cernavodă, che devono essere proseguiti e completati dall’Amministrazione Nazionale «Apele Române» e dalla Regia Autonoma «Administrația Fluvială a Dunării de Jos» Galați.

La parte del sistema energetico. Il preambolo inventaria, cifra per cifra, da dove viene la corrente in ottobre. I gruppi a carbone possono funzionare con un massimo di 1.200 MW, con riserve limitate di combustibile e soprattutto nei giorni feriali. L’eolico ha un massimo di 2.500 MW e un minimo di 600 MW nella settimana successiva, ma nella prima decade del mese di ottobre ci si attende un massimo di 1.000 MW e lo stesso minimo di 600 MW. Il fotovoltaico scende sotto i 2.800 MW e cala ulteriormente, man mano che la giornata si accorcia. In Ungheria, alla centrale nucleare di Paks, un gruppo è ritirato dall’esercizio, in modo programmato, tra il 19 settembre e il 10 ottobre 2026, con circa 500 MW in meno nella regione. E il consumo massimo al picco serale è previsto fino a 8.000 MW.

Che cosa dispone, in realtà, la decisione. L’articolo 1 proroga lo stato di allerta di 30 giorni, a partire dal 29 settembre 2026. All’articolo 2, il primo comma mantiene le misure e i lavori di intervento in regime d’urgenza disposti con le decisioni n. 20/2026 e n. 22/2026, per garantire l’acqua grezza alla presa della centrale, e lascia aperta la porta a «orice alte măsuri operative și soluții tehnice identificate ca fiind necesare», cioè a qualsiasi altra misura operativa e soluzione tecnica individuata come necessaria. Il secondo comma chiede alla società Transelectrica di disporre tutte le misure necessarie al funzionamento del Sistema elettrico nazionale, «inclusiv prin creșterea producției tuturor surselor disponibile, asigurarea importurilor sau reducerea consumului», cioè anche attraverso l’aumento della produzione di tutte le fonti disponibili, il ricorso alle importazioni o la riduzione dei consumi. Secondo l’articolo 3, le istituzioni indicate nelle decisioni n. 20/2026 e n. 22/2026 sono sostenute dalle altre autorità centrali e locali. L’articolo 4 dispone la pubblicazione e la comunicazione a tutte le componenti del Sistema Nazionale di Gestione delle Situazioni di Emergenza.

Gli effetti che produce

Il calendario. Il periodo prorogato comincia il 29 settembre 2026, il giorno immediatamente successivo alla pubblicazione, e si conclude il 28 ottobre 2026 compreso. Non c’è alcun giorno di pausa tra i tre periodi: il primo si è concluso il 29 agosto, il secondo è cominciato il 30 agosto e si è concluso il 28 settembre, il terzo comincia il 29 settembre. Sommati, danno 90 giorni di stato di allerta ininterrotto, dal 31 luglio al 28 ottobre 2026.

I lavori di Cernavodă proseguono, con le soglie stabilite a settembre. Il sistema approvato con la Decisione CNSU n. 22/2026 resta attivo: la fase I consiste nel restringimento controllato del Dunărea Veche con navi e chiatte zavorrate, su un allineamento di circa 600 m, e si attiva al raggiungimento o alla discesa sotto la quota di 1,58 m dMB misurata alla centrale, nel bacino di aspirazione. Se l’effetto è insufficiente, segue la fase II, una chiusura modulare con pontoni e sbarramenti idraulici su circa 170 m, e come ultima riserva resta la chiusura con massi di scogliera. Il criterio di riuscita della prima fase è un guadagno di livello dell’ordine di 10 cm alla centrale.

La navigazione può essere fermata, ed è questa l’unica restrizione reale di tutta la catena. Al raggiungimento della soglia di 1,58 m dMB, il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, tramite la Compagnia Nazionale «Administrația Canalelor Navigabile», la Regia Autonoma «Administrația Fluvială a Dunării de Jos» Galați e l’Autorità Navale Rumena, dispongono la limitazione o la sospensione temporanea della navigazione e delle concate sul Canale Danubio-Mar Nero e sui tratti interessati del Dunărea Veche. Gli avvisi e le procedure devono essere preparati in anticipo, chiede la Decisione n. 22/2026, proprio perché l’attivazione non debba aspettare le carte. Per gli armatori, gli spedizionieri e per il porto di Constanța, questo è l’effetto che ha dei soldi dentro.

Per il consumatore comune, l’atto non produce alcun effetto diretto. Nessuna decisione della catena dispone interruzioni programmate, introduce quote di consumo o si rivolge alle famiglie. La formula dell’articolo 2 comma (2) è un mandato dato al gestore del sistema di trasmissione, non una misura applicata a qualcuno. Chi ha un contratto di fornitura resta con quello invariato, e i prezzi non sono toccati da questa decisione.

I soldi. Il finanziamento non si ridiscute qui, perché resta quello delle decisioni mantenute, e queste hanno due schemi diversi. Per i dragaggi e le attrezzature della Decisione n. 20/2026, l’Amministrazione Nazionale «Apele Române» paga dal proprio bilancio di entrate e spese per il 2026, dal titolo dei beni e servizi, e recupera successivamente dalla Società Nazionale Nuclearelectrica, sulla base di un preventivo, le spese di carico, trasporto e funzionamento; la parte eseguita dalla Regia Autonoma «Administrația Fluvială a Dunării de Jos» Galați è sostenuta dal bilancio del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Per il sistema modulare di restringimento dell’alveo, approvato con la Decisione n. 22/2026, si propone l’integrazione del bilancio del Ministero dell’Ambiente, delle Acque e delle Foreste dal Fondo di riserva a disposizione del Governo.

Che cosa cambia rispetto a prima

Il dispositivo è quasi identico a quello di agosto, con una sola aggiunta. Quella di agosto, la Decisione n. 21/2026, manteneva le misure disposte con la Decisione n. 20/2026. Ora si mantengono quelle disposte con le decisioni n. 20/2026 e n. 22/2026, perché nel frattempo è comparsa la seconda. Allo stesso modo, l’articolo 3 rinvia ora a entrambe. Per il resto, il testo del dispositivo si ripete, compresa la formulazione su Transelectrica, ripresa parola per parola dalla Decisione n. 15/2026 del 31 luglio.

La previsione è peggiorata sull’idrologia e si è spostata su un altro tema per l’energia. Ad agosto, il preambolo della Decisione n. 21/2026 parlava di una portata di circa 1.350 m³/s a Baziaș, con un aumento temporaneo verso 1.600 m³/s il 30 e il 31 agosto. Ora si prevede una discesa verso 1.185-1.200 m³/s tra il 10 e il 13 ottobre. La differenza di scenario ha spostato anche il rischio: ad agosto si trattava di ondate di calore e di canicola, ora di temperature normali, con cali durante la notte, e di una finestra idrologica critica a metà mese.

Sulla produzione, il quadro è diverso da quello di un mese fa. L’eolico, che ad agosto era dato con un massimo di 800 MW e un minimo di 200 MW, ha ora un massimo di 2.500 MW nella settimana successiva, ma scende a 1.000 MW nella prima decade di ottobre, cioè una riduzione del 60 per cento rispetto al picco della settimana. Il fotovoltaico è sceso da un picco sotto i 3.000 MW a uno sotto i 2.800 MW. A Paks, dove ad agosto la produzione era stata portata a circa il 90 per cento della potenza installata, ora un gruppo è fermo in modo programmato fino al 10 ottobre. E il picco serale è salito da «oltre 7.500 MW» a «fino a 8.000 MW».

Compare, per la prima volta nella catena, l’inverno. Nessuna delle decisioni precedenti menzionava lo scenario invernale. Questa chiede l’estensione dell’analisi dei fattori di rischio alle situazioni invernali più sfavorevoli, in cui il Danubio non torni a valori accettabili, e nomina esplicitamente il rischio di gelo del Dunărea Veche. È l’unico segnale nel testo che l’amministrazione si stia preparando a un problema più lungo della finestra di ottobre.

Vantaggi e svantaggi

Che cosa migliora

  • La continuità giuridica è assicurata senza alcun giorno di vuoto. Il terzo periodo comincia esattamente il giorno successivo alla conclusione del secondo, quindi i lavori di Cernavodă e il regime d’urgenza per gli appalti non si interrompono nemmeno sul piano amministrativo.
  • Il preambolo pubblica dati operativi che altrimenti non arriverebbero al pubblico: la portata prevista a Baziaș, la soglia di livello di Cernavodă, le potenze disponibili su carbone, eolico e fotovoltaico, il picco di consumo stimato. Sono cifre verificabili, con la data e con il numero del documento di origine.
  • Il mantenimento espresso delle misure delle decisioni n. 20/2026 e n. 22/2026 significa che le soglie tecniche e le responsabilità non si rinegoziano ogni mese. Chi esegue sa da quale quota entra in azione e con quale soluzione.
  • Nessun diritto della popolazione è limitato e nessuna misura tocca i consumatori domestici. Le uniche restrizioni di tutta la catena di decisioni riguardano la navigazione e l’accesso alle zone di intervento sul Danubio, quindi l’allerta resta una questione di infrastrutture.
  • Per la prima volta nella catena si chiede un’analisi sull’inverno, e non soltanto sulla finestra immediata. È un cambio di orizzonte, dalla gestione del mese successivo alla preparazione per una stagione.

Che cosa resta un problema

  • La proroga si ferma al 28 ottobre, benché l’intervallo di rischio che lo stesso preambolo invoca duri fino al 31 ottobre 2026. Gli ultimi tre giorni del regime idrologico deficitario restano, sulla carta, fuori dallo stato di allerta.
  • La «riduzione dei consumi» compare per la terza volta in tre decisioni, senza essere mai definita. Da nessuna parte è scritto chi decide, a quale soglia, per quali categorie di consumatori e con quale annuncio pubblico. Chi legge non può sapere se rischia qualcosa e quando.
  • L’articolo 2 comma (1) rinvia in blocco alle decisioni n. 20/2026 e n. 22/2026, benché la seconda abbia espressamente fermato quattro misure della prima, quelle degli articoli 2, 3, 8 e 10. Il lettore deve aprire entrambi gli atti per sapere che cosa si mantenga davvero.
  • L’informazione pubblica periodica manca del tutto. Il livello misurato alla centrale e la portata a Baziaș si comunicano in tempo reale tra le istituzioni, ma nessun testo della catena ne chiede la pubblicazione, benché sia su di essi che si attiva il fermo della navigazione.
  • La decisione non dice nulla sullo stato delle due unità della centrale. L’ultima informazione ufficiale nella Gazzetta Ufficiale della Romania risale al 28 agosto 2026, quando la Decisione del Governo n. 684/2026 parlava delle «perspectivele incerte de repornire a Unităților 1 și 2», cioè delle prospettive incerte di riavvio delle due unità.

Consigli pratici

  1. Se siete consumatori domestici, non avete nulla da fare. La proroga dello stato di allerta non cambia il vostro contratto, non cambia il prezzo e non annuncia interruzioni. Qualsiasi messaggio che dica il contrario non si fonda sul testo di questa decisione.
  2. Se avete merce sul Canale Danubio-Mar Nero o sul Dunărea Veche, seguite la quota di 1,58 m dMB alla centrale. È lì che si attivano la limitazione o la sospensione della navigazione e delle concate, e la Decisione n. 22/2026 chiede che gli avvisi siano preparati in anticipo, quindi l’attivazione può essere rapida.
  3. Se siete grandi consumatori industriali, chiedete per iscritto al fornitore e al gestore di rete a quali condizioni vi verrebbe ridotto il consumo e su quale fondamento. Il testo non lo dettaglia, ma la domanda posta prima di una situazione tesa costa meno delle spiegazioni dopo.
  4. Tenete a mente le due date che contano in ottobre: 10-13 per il minimo di portata previsto a Baziaș e 15-22 per la finestra critica di livello a Cernavodă. Tra di esse stanno gli otto giorni in cui si decide se i lavori di restringimento dell’alveo siano ancora sufficienti.
  5. Per lo stato dell’atto, controllate la Gazzetta Ufficiale della Romania nell’ultima settimana di ottobre 2026. O compare una nuova decisione di proroga, o il comitato dichiara la cessazione dello stato di allerta, e in entrambi i casi si pubblica nella Parte I.
  6. Non confondete i numeri. Le decisioni del Comitato nazionale per le situazioni di emergenza hanno una propria serie annuale, quindi la Decisione n. 23/2026 del comitato non ha nulla a che vedere con una decisione del Governo che porti lo stesso numero.

Domande frequenti

Fino a quando dura lo stato di allerta?
Fino al 28 ottobre 2026 compreso. La proroga di 30 giorni dell’articolo 1 decorre dal 29 settembre 2026. Se la situazione non migliora, può seguire una nuova decisione di proroga, come è accaduto il 28 agosto e il 28 settembre 2026.
Rischio di restare senza corrente?
La decisione non dispone alcuna interruzione e non si rivolge ai consumatori domestici. Chiede alla società Transelectrica di garantire il funzionamento del sistema, anche attraverso l’aumento della produzione, le importazioni o la riduzione dei consumi, ma non stabilisce alcuna misura concreta e alcuna soglia. Il rischio che il preambolo descrive è di sistema, cioè la mancanza di riserve di bilanciamento nelle ore di punta, non un’interruzione annunciata.
Che cosa significa la «riduzione dei consumi» dell’articolo 2 comma (2)?
Il testo non lo spiega. La formulazione è ripresa identica dalla Decisione n. 15/2026 del 31 luglio 2026 ed è rimasta invariata in tutte e tre le decisioni di allerta. Non nomina alcuna categoria di consumatori, alcuna soglia di attivazione, alcuna procedura e alcun obbligo di annuncio. Resta un mandato generale dato al gestore del sistema di trasmissione, che si applica con gli strumenti che la legislazione dell’energia gli dà già, non attraverso questa decisione.
Che cosa succede alla centrale di Cernavodă?
I lavori per garantire l’acqua di raffreddamento proseguono, nella forma approvata con la Decisione n. 22/2026: il restringimento temporaneo del Dunărea Veche con navi e chiatte, su circa 600 m, attivato alla quota di 1,58 m dMB, con una chiusura modulare su circa 170 m come fase successiva. Sullo stato di funzionamento delle due unità la decisione non dice nulla. L’ultima menzione ufficiale nella Gazzetta Ufficiale della Romania è quella della Decisione del Governo n. 684/2026, del 28 agosto 2026, sulle prospettive incerte di riavvio delle Unità 1 e 2.
Che cosa prevedevano le decisioni n. 15, 20 e 22 del 2026, a cui si rinvia?
La Decisione n. 15/2026, del 31 luglio, ha dichiarato lo stato di allerta a livello nazionale per 30 giorni e ha dato i primi mandati: i ministeri dovevano individuare soluzioni per aumentare il livello dell’acqua nel bacino di ritenzione del reattore 2, Transelectrica doveva garantire il funzionamento del sistema, e l’Autorità Nazionale di Regolamentazione nel Settore dell’Energia doveva accelerare le autorizzazioni delle capacità in stadio avanzato. La Decisione n. 20/2026, del 21 agosto, ha approvato i dragaggi sul tratto Izvoarele-Cernavodă, un pennello di deviazione della corrente, il turbinamento supplementare di circa 50 m³/s dall’Olt per cinque giorni e la sospensione delle concate alla quota di 1,55 m dMB. La Decisione n. 22/2026, del 1° settembre, ha fermato quattro delle misure precedenti, tra cui il pennello, con la motivazione che non produceva un effetto sufficiente di innalzamento del livello, e le ha sostituite con il sistema modulare di restringimento dell’alveo.
Lo stato di allerta limita qualche mio diritto?
Non con questa decisione. Le uniche restrizioni di tutta la catena riguardano la navigazione e l’accesso alle zone di intervento sul Danubio, disposte con le decisioni n. 20/2026 e n. 22/2026. Non esiste alcuna misura che riguardi la circolazione delle persone, le riunioni o l’attività economica in generale.
Chi paga i lavori?
I dragaggi e le attrezzature della Decisione n. 20/2026 li paga l’Amministrazione Nazionale «Apele Române», dal proprio bilancio per il 2026, con recupero successivo dalla Società Nazionale Nuclearelectrica per le spese di carico, trasporto e funzionamento, sulla base di un preventivo. La parte eseguita dalla Regia Autonoma «Administrația Fluvială a Dunării de Jos» Galați è sostenuta dal bilancio del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Per i lavori della Decisione n. 22/2026, l’atto propone l’integrazione del bilancio del Ministero dell’Ambiente, delle Acque e delle Foreste dal Fondo di riserva a disposizione del Governo.
Da quando produce effetti la decisione?
Dalla pubblicazione, 28 settembre 2026. Il periodo prorogato di 30 giorni che essa istituisce decorre però dal 29 settembre, cioè dal giorno successivo, fino al 28 ottobre 2026 compreso.

Analisi della redazione

La decisione fa il lavoro che il momento le chiede: tiene in vita un regime giuridico da cui dipendono lavori in corso sul Danubio e non aggiunge nulla che spaventi senza motivo. Il preambolo è di gran lunga la parte migliore, perché pubblica cifre che altrimenti nessuno vedrebbe. I problemi non sono di redazione, ma di corrispondenza tra ciò che dice l’analisi di rischio e ciò che il comitato decide sulla sua base.

La prima mancata corrispondenza si vede soltanto contando i giorni. L’analisi dei fattori di rischio descrive un regime idrologico deficitario per il periodo 28 settembre-31 ottobre 2026, cioè 34 giorni. Lo stato di allerta si proroga di 30 giorni dal 29 settembre, quindi fino al 28 ottobre compreso. Restano tre giorni di rischio descritto ma non coperto, e cadono esattamente in fondo a una finestra critica che l’atto colloca tra il 15 e il 22 ottobre. Gli otto giorni della finestra si chiudono sei giorni prima della scadenza dell’allerta, il che lascia un intervallo estremamente breve per valutare il risultato e per preparare la decisione successiva. I 30 giorni sembrano una cadenza amministrativa, non una durata dedotta dalla previsione.

La seconda mancata corrispondenza esce dal confronto di due atti. La soglia di −262 cm invocata nel preambolo per gli scenari sfavorevoli è un centimetro sotto la quota di circa −261 cm che la Decisione n. 22/2026 aveva fissato, all’articolo 2 comma (4), come riferimento operativo ausiliario alla stazione idrometrica di Cernavodă. In altre parole, lo scenario sfavorevole che l’atto annuncia supera già il riferimento stabilito tre settimane e mezzo prima. Da nessuna parte nel testo lo si dice, benché sia l’unica cifra del preambolo che abbia un corrispondente esatto in una decisione anteriore.

La terza osservazione riguarda l’aritmetica del preambolo, che non viene fatta da nessuna parte. Il picco serale è previsto fino a 8.000 MW. Delle fonti elencate, il carbone dà un massimo di 1.200 MW e l’eolico, al minimo annunciato per la prima decade di ottobre, 600 MW. Insieme, 1.800 MW, cioè il 22,5 per cento del picco. L’unica cifra grande dell’elenco, i meno di 2.800 MW del fotovoltaico, non si ritrova all’ora del picco serale, quando il sole è tramontato. L’atto elenca potenze disponibili senza rapportarle al consumo che esso stesso prevede, e il lettore resta con l’impressione di un elenco rassicurante là dove le cifre dicono altro.

La quarta osservazione riguarda lo strumento, non la diagnosi. L’articolo 2 comma (2) chiede alla società Transelectrica, tra l’altro, la «riduzione dei consumi». Le misure di salvaguardia sul mercato dell’energia elettrica che la società può effettivamente attuare sono quelle della Decisione del Governo n. 603/2026, e la loro applicazione è stata prorogata con la Decisione del Governo n. 684/2026 soltanto fino al 30 settembre 2026, cioè due giorni dopo questa decisione del comitato. Se il Governo non proroga di nuovo, lo stato di allerta prosegue per 28 giorni oltre il termine degli strumenti di mercato che lo accompagnavano. I due calendari, quello dell’allerta e quello delle misure di salvaguardia, erano stati sincronizzati ad agosto, quando entrambi si fermavano alla fine di settembre. Ora si sono desincronizzati.

Che cosa andrebbe cambiato

  • La durata della proroga dovrebbe coprire la finestra di rischio invocata. Se l’analisi del Ministero dell’Energia descrive un regime deficitario fino al 31 ottobre 2026, la proroga dovrebbe arrivare fin lì, e non al 28. L’effetto pratico: tre giorni di copertura giuridica per i lavori e per le restrizioni alla navigazione, più il risparmio di una decisione supplementare adottata in fretta a fine mese.
  • L’articolo 2 comma (1) dovrebbe elencare che cosa resta in vigore della Decisione n. 20/2026. Con la Decisione n. 22/2026 sono state fermate le misure degli articoli 2, 3, 8 e 10 di quella, e il rinvio in blocco a entrambi gli atti obbliga chiunque esegua a ricostruire da solo l’elenco. Un comma di tre righe chiuderebbe il problema ed eliminerebbe il rischio che una soglia abbandonata, quella di 1,55 m dMB, venga invocata al posto di quella in vigore, di 1,58 m dMB.
  • La «riduzione dei consumi» dovrebbe essere definita una volta, nel testo. Chi decide, a quale soglia di adeguatezza, per quali categorie di consumatori, con quanto preavviso e con quale forma di annuncio pubblico. L’effetto pratico: i consumatori industriali potrebbero pianificare la produzione, e la popolazione saprebbe che la misura non la riguarda, invece di apprenderlo dalle interpretazioni.
  • Un bollettino pubblico, aggiornato, con le due cifre che attivano le misure. Il livello misurato alla centrale, nel bacino di aspirazione, e la portata a Baziaș si comunicano già in tempo reale tra le istituzioni. La loro pubblicazione quotidiana, in un solo luogo, darebbe agli armatori e agli operatori economici dei porti un preavviso reale prima della sospensione delle concate, invece di un avviso comparso lo stesso giorno.
  • La sincronizzazione con le misure di mercato. La proroga dello stato di allerta e la proroga dell’applicazione della Decisione del Governo n. 603/2026 dovrebbero terminare lo stesso giorno, oppure la seconda dovrebbe essere legata alla durata dell’allerta. Altrimenti il comitato chiede alla società Transelectrica misure per un periodo in cui il quadro che gliele consente potrebbe non essere più in vigore.
  • Un’informazione sullo stato delle due unità, nel preambolo. L’intera catena di decisioni esiste a causa del raffreddamento dei reattori, ma nessuna decisione successiva al 31 luglio 2026 dice più se le unità funzionino, a quale potenza e da quando. Una riga trasformerebbe l’atto da misura amministrativa in documento su cui si possa seguire l’evoluzione reale del problema.

Testo originale dell’atto normativo

Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.

Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania

Gazzetta Ufficiale della Romania n. 824 del 28 settembre 2026, pagine 7-8 8 pagine PDF, 85 KB l'atto inizia a pagina 7

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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.