In breve
- La Corte costituzionale ha respinto in quanto infondata l’eccezione di incostituzionalità sollevata contro la norma che limita, dal 2019, le indennità del personale pubblico al livello di dicembre 2018, finché il dipendente occupa la stessa posizione e lavora nelle stesse condizioni.
- La decisione non cambia nulla nella pratica: conferma soltanto, con effetto generale vincolante, una regola già applicata dal 2019 al personale pagato con fondi pubblici, prevista inizialmente dall’art. 34, comma (2), dell’Ordinanza d’urgenza del Governo n. 114/2018.
- Riguarda il personale del settore pubblico le cui indennità, compensi e premi sono stati congelati all’importo di dicembre 2018. La decisione diventa vincolante dalla data di pubblicazione, il 5 agosto 2026.
Pubblicato: G.U. n. 644 del 5 agosto 2026
In vigore dal: 5 agosto 2026
La Corte costituzionale ha confermato in via definitiva che il limite alle indennità del personale pubblico al livello di dicembre 2018 è costituzionale. La Decisione n. 759/2025, pronunciata già l’11 dicembre 2025 ma pubblicata solo ora, nella Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 644 del 5 agosto 2026, respinge un’eccezione di incostituzionalità sollevata da un sindacato di Târgu Mureș contro l’art. 34, comma (2), dell’Ordinanza d’urgenza del Governo n. 114/2018. Il testo contestato prevede che, a partire dal 1° gennaio 2019, le indennità, i compensi, le compensazioni, i premi e gli altri elementi dello stipendio lordo mensile o della paga mensile del personale pagato con fondi pubblici restino, al massimo, al livello concesso per dicembre 2018, finché il dipendente occupa la stessa posizione e lavora nelle stesse condizioni.
La controversia è nata da una richiesta di risarcimento per differenze salariali, esaminata dal Tribunale di Mureș, dove il sindacato «Acord» ha contestato la costituzionalità della norma. La Corte ha esaminato la censura sia dal punto di vista delle modalità di adozione dell’ordinanza d’urgenza, sia dal punto di vista del suo contenuto, e ha respinto entrambe le linee argomentative.
La Corte ha confermato sulla stessa linea un altro meccanismo di retribuzione pubblica: un’indennità concessa in base a criteri contenuti in un decreto classificato.
Gli effetti che produce
La regola che limita le indennità al livello di dicembre 2018 resta pienamente applicabile, senza alcun cambiamento. Non sorge alcun nuovo obbligo né per i datori di lavoro né per i dipendenti: la decisione convalida definitivamente un meccanismo già utilizzato da oltre sei anni nel calcolo degli stipendi del settore pubblico.
Si chiude definitivamente una linea di contestazioni. La Decisione n. 759/2025 si aggiunge ad altre due decisioni precedenti della Corte (n. 809/2021 e n. 573/2022) che avevano respinto la stessa censura. In pratica, la via della contestazione giudiziaria di questa regola per incostituzionalità è ormai esaurita: i tribunali sono vincolati dalla giurisprudenza costante della Corte.
Nulla cambia per i procedimenti già in corso. La Corte ha ritenuto che le modalità concrete di applicazione della norma (cioè il modo in cui i datori di lavoro calcolano effettivamente le indennità) rientrino nella competenza delle autorità pubbliche e, in caso di controversia, dei tribunali ordinari, non del controllo di costituzionalità.
Che cosa cambia rispetto a prima
In pratica, nulla cambia nel pagamento effettivo degli stipendi del settore pubblico. La regola che limita le indennità al livello di dicembre 2018 esisteva già dal 2019 ed è stata applicata senza interruzione dai datori di lavoro pubblici. Ciò che la decisione aggiunge è la sua conferma giurisdizionale, con effetto generale vincolante: mentre finora la regola poteva essere contestata caso per caso in tribunale tramite eccezioni di incostituzionalità individuali, d’ora in poi qualsiasi contestazione simile sarà respinta automaticamente, sulla base della giurisprudenza costante della Corte (Decisioni n. 809/2021, n. 573/2022 e, ora, n. 759/2025).
La stessa tecnica, un mese fisso del passato al posto della retribuzione di oggi, è stata impugnata anche dai medici, con lo stesso esito: le guardie restano calcolate secondo le regole del gennaio 2018, benché lo stipendio base dello stesso medico sia salito da allora più volte.
La Corte ha sottolineato che le indennità, i premi e gli altri incentivi rappresentano diritti retributivi aggiuntivi, non diritti fondamentali garantiti direttamente dalla Costituzione, e che il legislatore ha competenza esclusiva per stabilirli, modificarli, sospenderli o persino abolirli. Questa posizione resta invariata rispetto alle decisioni precedenti ed è ora riaffermata con riferimento anche alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Vantaggi e svantaggi
Che cosa migliora
- Offre a datori di lavoro e dipendenti pubblici chiarezza definitiva: la regola di calcolo applicata dal 2019 è legale e non può essere annullata per via giudiziaria.
- Riduce il numero di cause individuali basate sulla stessa censura di incostituzionalità, poiché i tribunali non possono più sottoporre alla Corte una questione già risolta in modo costante nello stesso senso.
- Offre allo Stato prevedibilità di bilancio, confermando che le misure di contenimento della spesa per il personale adottate nel 2018-2019 restano valide.
Che cosa resta un problema
- Per i dipendenti le cui indennità sono rimaste congelate al livello di dicembre 2018, la decisione conferma che non otterranno, per via giudiziaria, un ricalcolo o un aumento invocando l’incostituzionalità della norma.
- I sindacati e i dipendenti che contavano su un’eventuale dichiarazione di incostituzionalità come leva negoziale perdono definitivamente questo argomento giuridico.
- La decisione non offre alcun compenso per la differenza accumulata tra l’importo congelato e l’eventuale aumento che le indennità avrebbero avuto senza il limite.
Consigli pratici
- Se lavori nel settore pubblico e hai una causa in corso sul limite alle indennità al livello di dicembre 2018: consulta il tuo avvocato, perché l’argomento di incostituzionalità non ha più una reale possibilità di essere accolto in tribunale dopo questa decisione.
- Se il tuo datore di lavoro ha applicato il limite in modo errato (ad esempio hai cambiato posizione o condizioni di lavoro, situazione in cui il limite non si applicherebbe più): verifica questo aspetto separatamente, come questione di fatto, che resta di competenza dei tribunali ordinari, non del controllo di costituzionalità.
- Se sei un datore di lavoro pubblico (ordinatore di spesa, risorse umane): non è necessaria alcuna modifica dell’attuale modalità di calcolo delle indennità; la decisione conferma la prassi già esistente.
- Se segui un’altra causa simile in corso: tieni presente che qualsiasi nuova eccezione di incostituzionalità su questo testo sarà molto probabilmente respinta direttamente, sulla base della giurisprudenza costante.
Domande frequenti
La Sentenza CCR n. 759/2025 cambia il calcolo del mio stipendio?
Chi ha contestato la norma e perché?
Perché l’eccezione è stata respinta?
Questa regola può ancora essere contestata con successo davanti alla Corte costituzionale?
Da quando produce effetti la decisione?
Si applica anche al personale di aziende pubbliche o enti autonomi?
Testo originale dell’atto normativo
Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.
Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania
Gazzetta Ufficiale della Romania n. 644 del 5 agosto 2026 16 pagine PDF, 120 KB l'atto inizia a pagina 2
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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.
