In breve

  • Un lavoratore ha chiesto alla Corte costituzionale di stabilire se il termine per impugnare una misura del datore di lavoro possa decorrere anche quando la misura è stata comunicata in forma diversa da quella scritta. La Corte ha respinto la questione come inammissibile, senza entrare nel merito.
  • Il motivo del rigetto: il problema sollevato riguarda l’interpretazione e l’applicazione della legge in un caso concreto, e questo rientra nella competenza esclusiva del giudice che decide la controversia, non della Corte costituzionale.
  • Il testo in discussione, l’articolo 211 lettera a) della legge sul dialogo sociale n. 62/2011, è stato abrogato nel 2021, ma continua a produrre effetti nei processi avviati sotto la sua vigenza. Oggi la regola generale è quella dell’articolo 268 del Codice del lavoro: 30 giorni dalla comunicazione della decisione.
Atto: Sentenza CCR n. 125/2026
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 581 del 15 luglio 2026
Pronunciata: 12 febbraio 2026

Il datore di lavoro ti cambia qualcosa nel contratto e te lo dice a voce. Da quando inizia a decorrere il termine entro cui puoi impugnare? Alla Corte costituzionale è stato chiesto esattamente questo e la risposta è stata che non spetta a lei deciderlo. La sentenza n. 125 del 12 febbraio 2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 581 del 15 luglio 2026, respinge come inammissibile la questione sollevata da un lavoratore di Galați, perché la sua domanda riguardava il modo in cui la legge si applica in un fascicolo determinato, non la conformità della legge alla Costituzione. È lo stesso schema che la Corte ha seguito quando ha affermato che il conflitto tra un contratto collettivo e la legge di bilancio si chiarisce davanti al giudice ordinario.

Il testo messo in discussione è l’articolo 211 lettera a) della legge sul dialogo sociale n. 62/2011, più precisamente l’espressione «la data in cui l’interessato è venuto a conoscenza della misura adottata». In base a tale disposizione, le misure unilaterali di esecuzione, modifica, sospensione o cessazione del contratto individuale di lavoro, compresi gli impegni di pagamento di somme di denaro, potevano essere impugnate entro 45 giorni di calendario da quel momento.

L’autore della questione, Gheorghe Murgoci, si trovava in appello davanti alla Corte d’appello di Galați, in una controversia contro una decisione del datore di lavoro. Il suo argomento: la formulazione consente al datore di lavoro di non comunicare la misura per iscritto, mentre il termine per impugnarla decorre comunque, il che violerebbe il libero accesso alla giustizia e il diritto di difesa.

Gli effetti che produce

Il primo effetto è che il testo resta in vigore così com’è, per i processi in cui ancora si applica. Una pronuncia di inammissibilità non convalida e non invalida la norma. Dice soltanto che il problema sollevato non era di legittimità costituzionale, quindi l’articolo 211 lettera a) continua a produrre i suoi effetti nelle controversie avviate prima dell’abrogazione.

Il secondo effetto è che la discussione si sposta sul piano della prova. La Corte d’appello di Galați aveva osservato, nel proprio parere, che il modo concreto di comunicare la misura e il momento da cui inizia a decorrere il termine sono questioni di fatto, che si dimostrano con prove davanti al giudice di merito. La Corte costituzionale ha confermato questa ripartizione delle competenze. Per un lavoratore che si trovi nella stessa situazione, ciò significa che la battaglia si combatte con testimoni, documenti e corrispondenza, non con argomenti di illegittimità costituzionale.

Il terzo effetto riguarda una distinzione che la Corte segnala senza risolverla. Nel paragrafo 16 della sentenza si afferma che, per sapere se l’obbligo di informazione è stato adempiuto e da quando decorre il termine, occorre stabilire prima la qualificazione della misura: se essa modifichi o meno elementi essenziali del contratto individuale di lavoro. Anche questa qualificazione resta compito del giudice.

Il quarto effetto è la conferma di un orientamento giurisprudenziale costante. La Corte riprende quanto stabilito con la sentenza n. 838 del 27 maggio 2009 e con la sentenza n. 504 del 7 ottobre 2014: l’interpretazione e l’applicazione della legge spettano esclusivamente ai giudici, mentre l’uniformazione della prassi compete all’ÎCCJ, l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia. Chi ha un problema di prassi non uniforme non ha nulla da cercare davanti alla Corte costituzionale.

Il quinto effetto è procedurale e vale la pena ricordarlo. I presidenti delle due Camere del Parlamento, il Governo e l’Avvocato del Popolo non hanno comunicato alcun parere sulla questione, benché fosse stato loro richiesto ai sensi dell’articolo 30 comma (1) della legge n. 47/1992. La Corte ha deciso senza il loro contributo.

Che cosa cambia rispetto a prima

Con la sentenza non è cambiato nulla nel testo della legge. È cambiato invece il contesto che le sta attorno, e questo spiega perché la questione è arrivata così tardi in Gazzetta Ufficiale della Romania. La questione è stata sollevata nel 2020, il giudice ha rimesso gli atti alla Corte nel maggio 2021 e la sentenza è arrivata nel febbraio 2026.

Nel frattempo, l’articolo 211 lettera a) è stato abrogato dall’articolo I della legge n. 269/2021 di modifica della legge sul dialogo sociale n. 62/2011 e della legge n. 53/2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 1076 del 10 novembre 2021. La Corte ha comunque esaminato il testo, richiamando la sentenza n. 766 del 15 giugno 2011: una norma abrogata può essere sottoposta a controllo se continua a produrre effetti nella causa pendente.

Il malcontento dell’autore nasceva anche da un confronto tra due discipline parallele. L’articolo 211 lettera a) della legge n. 62/2011 dava 45 giorni di calendario dalla data in cui l’interessato era venuto a conoscenza della misura. L’articolo 268 comma (1) lettera a) del Codice del lavoro dà 30 giorni di calendario dalla data in cui è stata comunicata la decisione unilaterale del datore di lavoro. Un termine più lungo, ma con un punto di partenza più vago, contro un termine più breve, ma legato a un atto di comunicazione.

Dopo l’abrogazione del 2021 la duplicità è scomparsa. Oggi l’impugnazione delle misure unilaterali del datore di lavoro segue i termini del Codice del lavoro, e il punto di partenza è la comunicazione della decisione, non il momento in cui il lavoratore ne è venuto a sapere in qualche modo.

Vantaggi e svantaggi

Che cosa migliora

  • La sentenza traccia con chiarezza il confine: che cosa si può chiedere alla Corte costituzionale e che cosa si chiede al giudice del merito. Un lavoratore che sbaglia porta perde mesi di processo.
  • Conferma che il momento della comunicazione della misura è una questione di fatto, quindi può essere provata con qualsiasi mezzo di prova, non solo con un documento firmato.
  • Segnala, pur senza risolverla, una fase che i giudici a volte saltano: prima si qualifica la misura, solo dopo si discute del termine.
  • Il testo criticato non esiste più nella legislazione vigente, quindi il problema non si ripeterà per i rapporti di lavoro di oggi.
  • La sentenza è breve e motivata su una giurisprudenza costante, il che la rende facile da invocare in un fascicolo simile.

Che cosa resta un problema

  • Il lavoratore ha atteso quasi cinque anni per una risposta che non tocca il merito del suo problema.
  • La domanda di fondo resta aperta: se il datore di lavoro comunica a voce e il lavoratore non riesce a provare quando lo ha saputo, chi sopporta il rischio della prova.
  • Né il Parlamento, né il Governo, né l’Avvocato del Popolo hanno espresso la propria posizione, benché la legge imponesse di consultarli.
  • Per le controversie vecchie, che ancora oggi si giudicano sul testo abrogato, l’incertezza resta esattamente dov’era.
  • La sentenza non dice nulla su come si provi, in concreto, la «presa di conoscenza», benché fosse questa la vera posta in gioco del fascicolo.

Consigli pratici

  1. Se il datore di lavoro ti annuncia a voce una modifica del contratto, chiedigli lo stesso giorno la conferma per iscritto. Un’e-mail inviata da te, con la descrizione di ciò che ti è stato detto, è già di per sé una prova.
  2. Annota la data in cui hai saputo della misura e in che modo lo hai saputo. In una controversia sul termine, questo dettaglio decide tutto.
  3. Per i rapporti di lavoro attuali il termine è quello dell’articolo 268 del Codice del lavoro, 30 giorni di calendario dalla comunicazione della decisione. Non partire dai 45 giorni della vecchia legge.
  4. Se hai una controversia avviata prima del novembre 2021, verifica su quale testo viene giudicata. Il testo abrogato continua ad applicarsi a quelle cause.
  5. Non sollevare una questione di legittimità costituzionale per ottenere un’interpretazione della legge. La Corte la respingerà come inammissibile e nel frattempo il tuo processo resta fermo.
  6. Se il tuo problema è la prassi non uniforme dei giudici, la strada è il meccanismo di uniformazione dell’ÎCCJ, non la Corte costituzionale.
  7. Conserva le buste, le ricevute di ritorno e ogni prova di comunicazione. Sono loro a stabilire la data da cui si conta il termine.

Domande frequenti

Che cosa significa che la questione è stata respinta come inammissibile?
Che la Corte non ha esaminato se il testo di legge sia o meno conforme alla Costituzione. Ha constatato che il problema sollevato riguardava l’interpretazione e l’applicazione della legge in un caso concreto, il che non rientra nella sua competenza.
Entro quanto tempo posso impugnare una misura del datore di lavoro?
Oggi, ai sensi dell’articolo 268 comma (1) lettera a) del Codice del lavoro, entro 30 giorni di calendario dalla data in cui ti è stata comunicata la decisione unilaterale del datore di lavoro.
Perché si parlava di un termine di 45 giorni?
Perché l’articolo 211 lettera a) della legge sul dialogo sociale n. 62/2011, abrogato nel 2021, prevedeva 45 giorni di calendario dalla data in cui l’interessato era venuto a conoscenza della misura.
Il datore di lavoro è obbligato a comunicarmelo per iscritto?
La sentenza della Corte non risponde a questa domanda. Afferma che il modo di comunicazione e il momento da cui decorre il termine sono questioni di fatto, che il giudice stabilisce sulla base delle prove.
Perché è stato esaminato un testo abrogato?
Secondo la sentenza n. 766 del 15 giugno 2011, una norma abrogata può essere sottoposta al controllo di legittimità costituzionale se continua a produrre effetti nella causa pendente davanti al giudice che ha rimesso gli atti alla Corte.
La sentenza mi aiuta in qualcosa se ho una causa di lavoro?
Ti mostra dove si svolge la discussione: davanti al giudice di merito, con prove sulla comunicazione e sulla natura della misura. È utile come strategia, non come argomento di merito.
Da quando la sentenza è obbligatoria?
È definitiva e generalmente obbligatoria dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Romania, cioè dal 15 luglio 2026.

Testo originale dell’atto normativo

Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.

Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania

Gazzetta Ufficiale della Romania n. 581 del 15 luglio 2026 16 pagine PDF, 114 KB l'atto inizia a pagina 2

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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.