In breve
- L’Editura Didactică și Pedagogică, la società di Stato che stampa i manuali scolastici, ha per il 2026 entrate di 7,38 milioni di lei e spese di 6,63 milioni. L’utile lordo è di 747.930 lei, e da esso il bilancio dello Stato prende dividendi per 345.550 lei. La società non riceve alcuna sovvenzione e alcun trasferimento: tutto il denaro viene dalle vendite.
- L’utile raddoppia rispetto al 2025, benché le entrate scendano. L’anno scorso l’utile netto era di 289.630 lei, ora è di 628.260, il 116,92% in più, mentre le entrate totali scendono dello 0,43%. La differenza viene da una sola riga dell’allegato, «altri costi di esercizio», che passa da più 34.000 lei nel 2025 a meno 615.000 lei nel 2026.
- L’editrice funziona con 34 dipendenti in media, contro i 42 dell’anno scorso. La retribuzione media mensile sale da 6.979,73 a 8.323,30 lei, con un aumento del 19,25%. Riguarda i 34 dipendenti, il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, che esercita i diritti dello Stato azionista, e il bilancio dello Stato, che incassa i dividendi. Il bilancio si pubblica il 25 settembre 2026, con 98 giorni rimasti dell’anno che regola.
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania, Parte I, n. 819 del 25 settembre 2026, pagine 14-16
Entrata in vigore: dalla pubblicazione, il 25 settembre 2026, perché l’articolo 12 comma (3) della legge n. 24/2000 sulle norme di tecnica legislativa stabilisce che gli atti normativi, salvo le leggi e le ordinanze, producono effetti dalla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial), se non prevedono essi stessi una data successiva, e questo decreto non la prevede
L’Editura Didactică și Pedagogică è la società attraverso cui lo Stato stampa da decenni i manuali scolastici. Funziona come società per azioni dal 2018, quando la Decisione del Governo n. 612/2018 ha trasformato la vecchia azienda autonoma di Stato, e i diritti di azionista li esercita il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca. La sua attività dipende direttamente da ciò che si insegna a scuola, e nel settembre 2026 il ministero ha riscritto le regole con cui si fanno i programmi scolastici, cioè proprio la base su cui si ordinano i manuali. Il bilancio approvato ora mostra un’editrice piccola, redditizia e in calo come numero di persone.
Le cifre dell’anno: entrate totali 7.376.070 lei, di cui 7.366.070 dall’esercizio e 10.000 da interessi. Spese totali 6.628.140 lei. Risultato lordo 747.930 lei, imposta sull’utile 119.670, utile netto 628.260. Dall’utile netto, 62.830 lei vanno alla partecipazione dei dipendenti agli utili, 345.550 ai dividendi spettanti al bilancio dello Stato, e il resto rimane alla società come fonte propria di finanziamento. Gli investimenti previsti sono di 210.000 lei, e le fonti per finanziarli di 499.680.
Il confronto con il bilancio del 2025, approvato con decreti degli stessi tre ministeri e pubblicato il 4 novembre 2025, spiega da dove viene il salto. Le entrate scendono da 7.407.850 a 7.376.070 lei, dello 0,43%. Le spese scendono però da 7.063.050 a 6.628.140, del 6,16%, e tutta la differenza sta in una sola riga: «altri costi di esercizio» era 34.000 lei nel 2025 e diventa meno 615.000 lei nel 2026. Un costo scritto con il segno meno si somma all’utile, non si sottrae. Senza quel ribaltamento di 649.000 lei, il risultato lordo sarebbe stato di 98.930 lei, non di 747.930. In altre parole, l’86,8% dell’utile lordo dell’anno viene da quella riga, e l’allegato non dice che cosa contenga.
Anche il calendario merita uno sguardo. Il ministro dell’istruzione ha firmato il 21 maggio 2026, il ministro del lavoro il 6 luglio, il ministro delle finanze il 17 settembre. Tra la prima e l’ultima firma sono passati 119 giorni, e la pubblicazione è arrivata otto giorni dopo l’ultima. Il bilancio del 2025 era stato firmato dai tre ministeri in quindici giorni, tra il 14 e il 29 ottobre 2025, e pubblicato il 4 novembre.
Gli effetti che produce
Il primo effetto è un tetto di spesa. Il bilancio approvato con decreto congiunto dei tre ministeri è il limite entro cui la società può impegnare spese nel 2026, per le principali categorie: 3.231.850 lei per beni e servizi e 4.001.290 per il personale, con un tetto separato di 210.000 lei per gli investimenti.
Il secondo effetto è un obbligo di pagamento verso il bilancio. I dividendi spettanti al bilancio dello Stato, 345.550 lei, diventano somma da versare, e rappresentano il 55,00% dell’utile netto della società. Il bilancio locale e altri azionisti non ricevono nulla, il che conferma che lo Stato è l’unico azionista che incassa.
Il terzo effetto riguarda i dipendenti. La partecipazione agli utili è di 62.830 lei, cioè il 10% dell’utile netto, il tetto massimo consentito. Divisa per 34 dipendenti medi, significa circa 1.848 lei a persona all’anno, al lordo dell’imposta.
Il quarto effetto è di disciplina finanziaria. Il decreto si emana in base all’Ordinanza del Governo n. 26/2013 sul rafforzamento della disciplina finanziaria presso gli operatori economici a capitale pubblico, e gli indicatori dell’allegato, dalla retribuzione media mensile alla produttività del lavoro, sono quelli che la società riporterà in sede di consuntivo.
Che cosa cambia rispetto a prima
Il primo cambiamento riguarda le persone. Il numero medio di dipendenti scende da 42 a 34, del 19,05%, e il numero di personale previsto a fine anno da 43 a 38. Nello stesso tempo i costi di natura retributiva restano praticamente invariati, 3.542.780 lei nel 2025 e 3.549.810 nel 2026, quindi la stessa massa salariale si divide tra meno persone. Da qui viene anche l’aumento della retribuzione media mensile, da 6.979,73 a 8.323,30 lei.
Il secondo cambiamento riguarda la struttura delle spese. I beni e i servizi salgono da 3.022.780 a 3.231.850 lei, del 6,92%. Le spese per il personale restano quasi identiche, 3.994.270 contro 4.001.290. L’unico movimento grande è agli «altri costi di esercizio», da più 34.000 a meno 615.000 lei.
Il terzo cambiamento riguarda il rendimento. La produttività del lavoro sale da 176,11 a 216,65 migliaia di lei per dipendente, del 23,02%, ma la crescita viene dalla divisione delle stesse entrate tra meno persone, non da vendite maggiori. I costi per 1.000 lei di entrate scendono da 953,45 a 898,60 lei.
Il quarto cambiamento riguarda il calendario. Il bilancio del 2025 è stato pubblicato il 4 novembre 2025, quello del 2026 il 25 settembre 2026, quindi 40 giorni prima nell’anno. Il percorso delle firme si è però allungato da quindici giorni a 119.
Vantaggi e svantaggi
Che cosa migliora
- La società non chiede denaro pubblico. Le voci delle sovvenzioni e dei trasferimenti sono vuote, e i 7,38 milioni di lei di entrate vengono dall’attività propria.
- Il bilancio dello Stato incassa, non paga: 345.550 lei di dividendi, più 119.670 lei di imposta sull’utile.
- Il bilancio esce 40 giorni prima nell’anno rispetto a quello del 2025, il che lascia più tempo per l’esecuzione nell’anno regolato.
- Non ci sono debiti scaduti né crediti scaduti, entrambe le voci essendo vuote.
- Gli investimenti crescono da 160.000 a 210.000 lei, del 31,25%, e sono coperti interamente da fonti proprie, senza stanziamenti dal bilancio.
Che cosa resta un problema
- L’utile sta su una riga con il meno. Il ribaltamento della riga «altri costi di esercizio», da più 34.000 a meno 615.000 lei, produce l’86,8% del risultato lordo, e l’allegato non mostra che cosa comprenda questa posizione.
- La ripartizione dell’utile non si chiude. La partecipazione dei dipendenti, i dividendi e la somma che resta ad altre riserve fanno 691.090 lei, con 62.830 in più dell’utile di 628.260 che si ripartisce.
- Le entrate ristagnano. Nel 2025 erano 7,41 milioni di lei, ora 7,38, cioè un calo nominale in un anno in cui l’inflazione non è stata zero.
- La pianta media di personale scende del 19,05% senza alcuna spiegazione nell’atto e senza spese per indennità compensative, quella voce essendo vuota.
- La somma di 8.323,30 lei, indicata nell’allegato come retribuzione media mensile, non si può ricostruire dalle righe pubblicate: i costi di natura retributiva divisi per 34 dipendenti e per 12 mesi danno 8.700,51. La nota a piè di pagina rinvia a un allegato giustificativo che non si pubblica.
- Il bilancio di un anno si approva quando dell’anno sono passati 267 giorni, e le tre firme ministeriali si distendono su 119 giorni.
Consigli pratici
- Se seguite il denaro pubblico nelle società di Stato, leggete la riga dei dividendi spettanti al bilancio dello Stato. Qui sono 345.550 lei, ed è l’unico flusso che arriva effettivamente al bilancio, insieme all’imposta sull’utile.
- Non leggete l’utile come un segno di crescita commerciale. Le entrate dell’esercizio scendono, e il salto viene da una posizione di costo con valore negativo.
- Confrontate sempre con il bilancio dell’anno precedente, pubblicato anch’esso nella Gazzetta Ufficiale della Romania. Senza di esso non si vede né il ribaltamento di 649.000 lei, né la riduzione di personale.
- Tenete presente che i numeri dell’allegato sono in migliaia di lei. La riga che mostra 7.376,07 significa 7.376.070 lei, non 7.376.
- Se vi interessano gli stipendi, chiedete l’allegato giustificativo n. 2. Lì si calcola la retribuzione media dal bilancio pubblicato, e il documento non compare nella Gazzetta Ufficiale della Romania.
Domande frequenti
Quanto utile fa l’Editura Didactică și Pedagogică nel 2026?
Quanto prende lo Stato?
L’editrice riceve denaro dal bilancio?
Perché l’utile cresce se le entrate scendono?
Quante persone ci lavorano?
Da quando si applica il bilancio?
Perché firmano tre ministeri?
Errori e incongruenze nel testo pubblicato
- Allegato, rigo 38 rispetto ai righi 32, 33 e 34. L’utile contabile rimasto da ripartire è di 628,26 migliaia di lei (rigo 32). Da esso si sottraggono la partecipazione dei dipendenti agli utili, 62,83 migliaia di lei (rigo 33), e i dividendi spettanti al bilancio dello Stato, 345,55 migliaia di lei (rigo 34), quindi ad altre riserve dovrebbero restare 219,88 migliaia di lei. L’allegato scrive 282,71, cioè esattamente il risultato della sottrazione dei soli dividendi, senza la partecipazione dei dipendenti. Le tre destinazioni sommano 691,09 migliaia di lei, con 62,83 in più dell’utile che si ripartisce, e la differenza è proprio la parte dei dipendenti. Nel bilancio del 2025 della stessa società, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Romania, Parte I, n. 1018 del 4 novembre 2025, la stessa operazione si chiude: 289,63 meno 28,96 meno 159,30 danno esattamente 101,37, quanto vi è scritto al rigo 38.
Analisi della redazione
L’Editura Didactică și Pedagogică è una società piccola: 34 dipendenti in media, 7,38 milioni di lei di entrate, 210.000 lei di investimenti all’anno. Il suo bilancio non cambia nulla alla scala delle finanze pubbliche. Merita comunque di essere letto, perché è un esempio pulito di quanto un risultato annunciato possa dipendere da una sola riga non motivata. L’utile lordo di 747.930 lei raddoppia rispetto al 2025, e il dividendo dello Stato sale nella stessa proporzione, a 345.550 lei. La fonte della crescita non è la vendita di manuali: le entrate dell’esercizio scendono di 30.360 lei rispetto al 2025. La fonte è il rigo 18 dell’allegato, «altri costi di esercizio», con il valore meno 615.000 lei.
Un costo negativo non è di per sé un errore. Nel modulo di bilancio degli operatori economici questa posizione comprende ammortamenti, rettifiche e accantonamenti, e il rilascio di accantonamenti costituiti negli anni precedenti può superare l’ammortamento dell’anno, il che dà un saldo negativo. La conseguenza è però che un provento contabile da rilasci compare come meno ai costi, non come più alle entrate, e sparisce da tutti gli indicatori costruiti sulle entrate. La produttività del lavoro, 216,65 migliaia di lei per dipendente, si calcola sulle entrate dell’esercizio, quindi non lo vede. Nemmeno i costi per 1.000 lei di entrate, 898,60, lo mostrerebbero come tale. L’unico posto in cui si vede è il risultato, e quello cresce del 116,92%.
La seconda osservazione nasce dal confronto sulle persone. Il numero medio di dipendenti scende da 42 a 34, del 19,05%, mentre i costi di natura retributiva restano a 3,55 milioni di lei, con una crescita dello 0,2%. La stessa massa salariale divisa tra otto persone in meno spiega il senso del salto della retribuzione media mensile, da 6.979,73 a 8.323,30 lei, ma non la sua ampiezza. Non è un aumento di stipendi, è una concentrazione della stessa somma. Tanto più difficile da leggere è che il bilancio non prevede alcuna spesa per indennità compensative per le eccedenze di personale, benché la pianta scenda di otto posti medi.
La terza osservazione riguarda il calendario. Le tre firme ministeriali sono date il 21 maggio, il 6 luglio e il 17 settembre 2026, quindi il circuito è durato 119 giorni, quasi otto volte più dei quindici giorni in cui è stato firmato il bilancio del 2025. La pubblicazione arriva comunque 40 giorni prima nell’anno, il 25 settembre, quando dell’anno regolato erano passati 267 giorni. La società ha dunque funzionato tre quarti d’anno con un bilancio approvato soltanto adesso, e gli indicatori che riporterà in sede di consuntivo sono fissati quando all’esercizio restano 98 giorni.
Che cosa andrebbe cambiato
- La riga «altri costi di esercizio» andrebbe scomposta quando ha valore negativo. Tre cifre, ammortamento, rettifiche e accantonamenti rilasciati, mostrerebbero se l’utile di un anno venga dall’attività o da un’operazione contabile, e qui da questo dipende il dividendo dello Stato.
- La ripartizione dell’utile andrebbe verificata aritmeticamente prima della firma. La somma delle tre destinazioni supera di 62,83 migliaia di lei l’utile che si ripartisce, e la verifica richiede una sola addizione, che il modulo esegue da sé nel bilancio della stessa società per il 2025.
- I bilanci delle società di Stato andrebbero approvati prima dell’inizio dell’anno. Un bilancio pubblicato dopo che sono passati 267 giorni su 365 non orienta più alcuna decisione, si limita a registrare quello che è già accaduto e a fissare il dividendo.
- L’allegato dovrebbe mostrare la colonna con i dati consuntivi dell’anno precedente. Il modulo ha la voce, e la sua compilazione renderebbe inutile cercare il bilancio dell’anno precedente in un’altra edizione della Gazzetta Ufficiale della Romania per qualsiasi confronto.
- La retribuzione media mensile dovrebbe potersi ricostruire dalle righe pubblicate. Ora rinvia a un allegato giustificativo che non si pubblica, e la cifra che ne risulta, 8.323,30 lei, non corrisponde alla divisione dei costi di natura retributiva per il numero medio di dipendenti.
Testo originale dell’atto normativo
Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.
Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania
Gazzetta Ufficiale della Romania n. 819 del 25 settembre 2026, pagine 14-16 16 pagine PDF, 143 KB l'atto inizia a pagina 14
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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.
