In breve

  • Il regime di aiuti de minimis per le microimprese di Gorj, Hunedoara, Dolj, Galați, Prahova e Mureș sale da 206,8 a 244,6 milioni di euro, e il numero stimato di imprese sostenute passa da 1.000 a 1.150.
  • Ciascuno dei sette bandi riceve più denaro, ma non nella stessa misura: sei dotazioni crescono del 19,9%, quella di Galați del 5%. La ripartizione per anni viene riscritta e sposta 105 milioni di euro sul 2026, un anno di cui alla data di pubblicazione restavano 121 giorni.
  • Si allarga l’elenco delle spese rimborsabili: i beni di inventario di valore superiore a 2.500 lei, con durata normale di funzionamento superiore a un anno, entrano tra le spese ammissibili. Il contributo per impresa resta compreso tra 50.000 e 300.000 euro e il cofinanziamento minimo resta del 10%.
Atto: Decreto del ministro degli Investimenti e dei Progetti europei n. 1.345/2026
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 733 del 1° settembre 2026
Entrata in vigore: 1° settembre 2026

I fondi europei a fondo perduto destinati alle microimprese dei distretti colpiti dalla chiusura delle industrie inquinanti crescono di 37,8 milioni di euro. Il decreto del ministro degli Investimenti e dei Progetti europei n. 1.345/2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 733 del 1° settembre 2026, riscrive il bilancio del regime de minimis approvato nell’aprile 2025 e porta il numero stimato di imprese sostenute da 1.000 a 1.150. È la seconda grande linea di finanziamento aperta quest’estate alle imprese molto piccole, dopo il programma svizzero da 288 milioni di lei per gli investimenti verdi, al quale accedono le imprese con meno di dieci dipendenti.

Il Programma Transizione giusta è lo strumento con cui l’Unione europea paga il costo sociale dell’abbandono del carbone e delle altre industrie inquinanti. Il denaro va in sei distretti, scelti perché lì chiudono miniere, centrali termoelettriche o complessi siderurgici: Gorj, Hunedoara, Dolj, Galați, Prahova e Mureș. Da questo programma il decreto del ministro degli Investimenti e dei Progetti europei n. 654/2025 ha ricavato un regime di aiuti de minimis dedicato alle microimprese, cioè alle imprese con meno di dieci dipendenti, che possono ricevere tra 50.000 e 300.000 euro per attrezzature, lavori, software o certificazioni, a condizione di creare almeno un posto di lavoro.

Il decreto n. 1.345/2026 non apre un bando e non modifica le condizioni alle quali un’impresa diventa ammissibile. Cambia il bilancio del regime, il numero stimato di beneficiari, l’elenco delle spese rimborsabili e il nome del programma da cui arriva il denaro. È firmato il 28 agosto 2026 da Carmen Moraru, sottosegretario di Stato, per il ministro degli Investimenti e dei Progetti europei, dopo il parere del Consiglio della concorrenza n. RG 11.160 del 10 luglio 2026.

I confronti che seguono sono fatti con la versione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 319 e n. 319 bis del 10 aprile 2025. Il decreto attuale rinvia al decreto n. 654/2025 senza la formula «e successive modificazioni», quindi è quella la versione che sostituisce.

Le regole di spesa dello stesso regime sono cambiate di nuovo: il decreto MIPE n. 1.370/2026 riporta tra le spese ammissibili le attrezzature da 2.500 a 5.000 lei per le PMI dei sei distretti della transizione giusta.

Gli effetti che produce

Il primo effetto è l’aumento del bilancio. Il valore totale stimato degli aiuti sale da 206.821.382 euro a 244.616.048,57 euro, cioè di 37.794.666 euro, con una crescita del 18,3%. Del totale, 207.923.641,28 euro provengono dal Fondo per una transizione giusta e 36.692.407,29 euro dal bilancio dello Stato, con la proporzione dell’85% e del 15% rimasta quella del 2025.

Il secondo effetto è la ripartizione del denaro tra i sette bandi. Le dotazioni indicative diventano: 59.118.245,31 euro per Gorj, 46.283.438,30 euro per Hunedoara, 11.570.857,18 euro per il bando separato dedicato alla zona ITI Valea Jiului, l’investimento territoriale integrato della valle del Jiu, 43.698.939,85 euro per Dolj, 23.697.502,50 euro per Galați, 33.420.243,77 euro per Prahova e 26.826.821,67 euro per Mureș.

Il terzo effetto è l’aumento del numero stimato di beneficiari. Il nuovo art. 24 del regime dice che il numero stimato dei beneficiari è 1.150, contro i 1.000 della versione del 2025. È una stima, non un tetto di contratti, ma resta la cifra che il ministero usa quando riferisce i risultati del regime.

Il quarto effetto riguarda le spese che un’impresa può farsi rimborsare. Finora l’art. 21, lettera p), del regime dichiarava non ammissibili, senza eccezioni, le spese per beni che rientrano nella categoria dei beni di inventario, la categoria contabile romena dei beni durevoli di valore modesto che non vengono iscritti tra le immobilizzazioni. Dal 1° settembre 2026 i beni di questo tipo che superano i 2.500 lei e hanno una durata normale di funzionamento superiore a un anno, riconducibili a uno dei sottogruppi del Catalogo approvato con la decisione del Governo n. 2.139/2004, entrano tra le spese ammissibili. La stessa integrazione è stata fatta all’art. 16, punto 1), lettera a), che descrive le attività ammissibili, e all’art. 19, punto 1), che descrive le categorie di spesa.

Il quinto effetto riguarda la denominazione. Il titolo del decreto e l’art. 1 vengono riscritti e il regime non è più approvato «nell’ambito del Programma Transizione giusta 2021-2027», ma «nell’ambito del Programma Sviluppo sostenibile e Transizione giusta 2021-2027». Nello stesso senso, il preambolo non richiama più la decisione della Commissione europea con cui era stato approvato il Programma Transizione giusta, ma la decisione di esecuzione C(2022) 8.703 final del 24 novembre 2022, con cui è stato approvato il programma «Sviluppo sostenibile e transizione giusta», finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale, dal Fondo di coesione e dal Fondo per una transizione giusta.

Che cosa cambia rispetto a prima

Il cambiamento più visibile è il denaro. Nella versione dell’aprile 2025 i sette bandi sommavano esattamente 206.821.382 euro, cifra che coincideva al leu con il totale dell’art. 23. Le nuove dotazioni sommano 244.616.048,58 euro, mentre il totale dichiarato nell’atto è 244.616.048,57 euro.

La crescita non è però distribuita allo stesso modo. Sei delle sette dotazioni sono state moltiplicate per lo stesso fattore: Gorj, Hunedoara, il bando per l’ITI Valea Jiului, Dolj, Prahova e Mureș ricevono ciascuno esattamente il 19,9% in più rispetto al 2025. La dotazione per Galați cresce esattamente del 5%, da 22.569.050 a 23.697.502,50 euro. In denaro, Gorj guadagna 9,81 milioni di euro, Hunedoara 7,68 milioni, Dolj 7,25 milioni, Prahova 5,55 milioni, Mureș 4,45 milioni, il bando della valle del Jiu 1,92 milioni e Galați 1,13 milioni. Il peso di Galați sul totale scende così dal 10,9% al 9,7%. Il decreto non spiega la differenza e la relazione di approvazione richiamata nel preambolo non viene pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania.

Il secondo cambiamento sostanziale è il calendario del denaro. La ripartizione annuale orientativa mostrava, nel 2025, una curva regolare: 66,00 milioni di euro nel 2025, 52,54 nel 2026, 47,03 nel 2027 e 41,25 nel 2028. La nuova ripartizione lascia invariata la riga del 2025, raddoppia il 2026, da 52,54 a 105,05 milioni di euro, porta il 2027 da 47,03 a 65,69 milioni e taglia il 2028 da 41,25 a 7,88 milioni, cioè una riduzione dell’80,9%. In pratica il denaro è stato spostato dalla coda del regime verso il suo centro.

Il terzo cambiamento è l’elenco delle spese. La vecchia lettera p) dell’art. 21 escludeva dal finanziamento tutti i beni della categoria dei beni di inventario, mentre l’art. 16 e l’art. 19 parlavano soltanto di attrezzature «di natura di immobilizzazioni». I nuovi testi aggiungono, in tutti e tre i punti, la formula «e/o della categoria dei beni di inventario di valore superiore a 2.500 lei e con durata normale di funzionamento superiore a un anno».

Quello che non è cambiato merita la stessa attenzione. Restano intatti: i sei distretti e la delimitazione della zona ITI Valea Jiului, le condizioni di ammissibilità dell’impresa e del progetto, l’importo del contributo tra 50.000 e 300.000 euro per impresa unica, il finanziamento a fondo perduto fino al 90% delle spese ammissibili, l’obbligo di creare almeno un posto di lavoro mantenuto per tre anni dal pagamento finale, la regola per cui almeno il 75% dei posti creati deve riguardare persone con domicilio o residenza nella zona del bando, il termine di applicazione del regime, al più tardi il 31 dicembre 2028, e il termine per i pagamenti, il 31 dicembre 2029.

Vantaggi e svantaggi

Che cosa migliora

  • Tutti e sette i bandi ricevono più denaro rispetto alla versione del 2025, quindi nessun distretto perde dotazione.
  • I 37,8 milioni di euro in più arrivano senza alcuna nuova condizione per i richiedenti: i criteri di ammissibilità non si irrigidiscono e il contributo massimo non si riduce.
  • La stima dei beneficiari sale da 1.000 a 1.150, segno che il ministero punta su un numero maggiore di contratti, non soltanto su contributi più alti.
  • I beni di inventario di valore superiore a 2.500 lei diventano spese ammissibili, il che toglie dalle spalle dell’impresa una parte degli acquisti di attrezzature che non rientravano tra le immobilizzazioni.
  • La modifica ha ottenuto il parere del Consiglio della concorrenza prima della firma, quindi il regime resta correttamente coperto come aiuto de minimis.

Che cosa resta un problema

  • La crescita è diseguale e non spiegata: sei dotazioni salgono del 19,9%, quella di Galați del 5%, senza alcuna motivazione scritta nell’atto.
  • 105,05 milioni di euro, cioè il 43% dell’intero regime, sono programmati sull’anno 2026, del quale alla data di pubblicazione restavano 121 giorni.
  • L’ultimo anno del regime, il 2028, scende a 7,88 milioni di euro, cioè al 3,2% del bilancio, benché il regime si applichi fino al 31 dicembre 2028.
  • La nuova eccezione all’art. 21, lettera p), rinvia all’articolo in cui si trova, quindi non si può stabilire con certezza se i beni di inventario di valore superiore a 2.500 lei siano rimborsabili o no.
  • Il decreto non apre alcun bando e non fissa alcun termine di presentazione; le date restano nella guida del richiedente, che si approva separatamente.
  • Il regime, modificato ora in otto punti, non viene ripubblicato in versione consolidata, quindi il richiedente deve leggere in parallelo due edizioni della Gazzetta Ufficiale della Romania.

Consigli pratici

  1. Verificate prima di tutto il distretto. Il regime finanzia soltanto progetti realizzati a Gorj, Hunedoara, Dolj, Galați, Prahova e Mureș, mentre per la valle del Jiu esiste un bando separato, limitato a Petroșani, Lupeni, Vulcan, Petrila, Uricani e Aninoasa, con i villaggi appartenenti.
  2. Guardate il bilancio dell’esercizio precedente all’apertura del bando. L’impresa deve aver registrato un utile operativo superiore a zero e non deve aver avuto l’attività sospesa in quell’anno o nell’anno di presentazione della domanda.
  3. Tenete presente la data di costituzione. Il regime chiede che l’impresa sia stata costituita al più tardi il 31 dicembre 2023, condizione che il decreto del 1° settembre 2026 non ha modificato.
  4. Calcolate il massimale de minimis prima di scrivere il budget. Gli aiuti de minimis ricevuti dall’impresa unica non possono superare 300.000 euro in nessun periodo di 3 anni, e il contributo di questo regime rientra in quel calcolo.
  5. Preparate il cofinanziamento. L’aiuto copre al massimo il 90% delle spese ammissibili, quindi in un progetto che raggiunge il massimale di 300.000 euro restano da coprire con risorse proprie almeno 33.000 euro della parte ammissibile, oltre a tutto ciò che non è ammissibile.
  6. Pianificate per tempo il posto di lavoro. Va creato almeno un posto a tempo pieno, mantenuto per altri tre anni dopo il pagamento finale, e almeno il 75% dei posti creati con il progetto deve riguardare persone con domicilio o residenza nella zona del bando. La consultazione dell’agenzia distrettuale per l’occupazione è obbligatoria al momento dell’assunzione.
  7. Non costruite il budget sui beni di inventario finché non ricevete un chiarimento scritto dall’autorità di gestione. Il nuovo testo dell’art. 21, lettera p), si può leggere in due modi, e la differenza decide se quelle spese vengono rimborsate.
  8. Seguite la guida del richiedente, non il decreto. Le date di apertura e di chiusura dei bandi, i punteggi e i documenti obbligatori si approvano con la guida, attraverso un altro decreto dello stesso ministero.

Domande frequenti

Chi può chiedere questi fondi?
Le società commerciali e le società cooperative che rientrano nella categoria delle microimprese, cioè con meno di dieci dipendenti, costituite al più tardi il 31 dicembre 2023, che abbiano avuto un utile operativo nell’esercizio precedente all’apertura del bando, che non abbiano debiti netti scaduti verso il bilancio dello Stato e verso quello locale e che abbiano già iscritto al registro delle imprese il codice CAEN per il quale chiedono il sostegno.
In quali distretti si applica il regime?
A Gorj, Hunedoara, Dolj, Galați, Prahova e Mureș, i distretti individuati nel Programma Transizione giusta 2021-2027. Per la zona ITI Valea Jiului esiste un bando distinto, dove il luogo di realizzazione deve trovarsi a Petroșani, Lupeni, Vulcan, Petrila, Uricani o Aninoasa, villaggi appartenenti compresi.
Quanto può ricevere un’impresa?
Tra 50.000 e 300.000 euro, in lei al tasso InforEuro della data di apertura del bando. L’aiuto copre al massimo il 90% delle spese ammissibili, il resto è cofinanziamento con risorse proprie o reperite. Il decreto del 1° settembre 2026 non ha modificato questi limiti.
Che cosa è cambiato concretamente con il decreto del 1° settembre 2026?
Il bilancio complessivo del regime, le dotazioni di ciascun bando, la ripartizione del denaro per anni, il numero stimato di beneficiari, che sale da 1.000 a 1.150, l’elenco delle spese ammissibili, dove entrano ora i beni di inventario di valore superiore a 2.500 lei, e la denominazione del programma da cui arriva il denaro.
Si apre adesso un bando?
No. Il decreto modifica il regime, non lancia un bando. I termini di presentazione, i punteggi e i documenti si stabiliscono con la guida del richiedente, approvata separatamente con decreto del ministro degli Investimenti e dei Progetti europei.
Quali spese si possono rimborsare?
Attrezzature tecnologiche, macchinari, impianti di lavoro, mobili e apparecchiature informatiche, lavori di costruzione, ammodernamento ed estensione degli spazi di produzione o di prestazione di servizi, immobilizzazioni immateriali come brevetti, licenze e software, entro il 20% del valore delle immobilizzazioni materiali, corsi di formazione, consulenza per la preparazione del progetto, progettazione, assistenza tecnica, attività di ricerca e innovazione, certificazioni di prodotto e di sistemi di gestione, oltre alle spese obbligatorie di informazione e pubblicità.
Che cosa deve fare il progetto per essere ammissibile?
Creare almeno un posto di lavoro equivalente a tempo pieno, mantenuto per tre anni dal pagamento finale, con almeno il 75% dei posti creati occupato da persone con domicilio o residenza nella zona del bando, rispettare il principio di non arrecare un danno significativo all’ambiente e avere il luogo di realizzazione registrato come sede principale o secondaria nella zona del bando, al più tardi alla conclusione dell’attuazione.
Fino a quando si può usare il regime?
Il regime si applica nei limiti del bilancio approvato, ma non oltre il 31 dicembre 2028, mentre i pagamenti si effettuano fino al 31 dicembre 2029. Questi due termini non sono stati modificati.
Cambia il massimale de minimis di 300.000 euro?
No. Il massimale resta quello dell’art. 13 del regime, che riprende la regola europea: gli aiuti de minimis ricevuti da un’impresa unica non possono superare 300.000 euro in nessun periodo di 3 anni, indipendentemente dal fatto che il denaro abbia origine nazionale o europea.

Errori e incongruenze nel testo pubblicato

  • Art. I, punto 5, nuova lettera p) dell’art. 21 del regime. Il testo dichiara non ammissibili le spese per beni che rientrano nella categoria dei beni di inventario, «cu excepția bunurilor ce au o valoare mai mare de 2.500 lei și o durată normală de funcționare mai mare de un an […] și nu fac obiectul categoriilor de cheltuieli neeligibile prevăzute la art. 21 din prezenta schemă», cioè, in traduzione, a eccezione dei beni di valore superiore a 2.500 lei e con durata normale di funzionamento superiore a un anno che non rientrano nelle categorie di spese non ammissibili previste all’art. 21 del regime. Il rinvio è all’articolo in cui si trova questo stesso testo. La formula era stata scritta per l’art. 16 e l’art. 19, dove l’art. 21 è un altro articolo, ed è stata trasferita così com’era nell’art. 21. Ne derivano due letture, con soluzioni opposte: o la condizione si applica anche alla lettera p), e allora l’eccezione si annulla da sola, perché ogni bene di inventario rientra proprio in questa lettera, oppure per «art. 21» si intendono le altre lettere dell’articolo, e allora i beni di valore superiore a 2.500 lei diventano rimborsabili. La prima lettura pone l’art. 21, lettera p), in contraddizione diretta con l’art. 16, punto 1), lettera a), e con l’art. 19, punto 1), modificati dallo stesso decreto, dove gli stessi beni figurano espressamente tra le spese ammissibili. Dalla risposta dipende se una microimpresa riceve o no il denaro per un acquisto di questo tipo.
  • Art. I, punto 9, in rapporto al punto 6 e all’allegato del decreto. Il punto 9 dispone che «în tot cuprinsul ordinului, sintagma «Program Tranziție Justă» se va citi «Program Dezvoltare durabilă și Tranziție justă»», cioè che in tutto il testo del decreto l’espressione Programma Transizione giusta si legge Programma Sviluppo sostenibile e Transizione giusta. I punti dal 3 all’8 dello stesso articolo operano però espressamente «în anexă», nell’allegato, quindi il decreto distingue l’allegato dal decreto, e dal testo non si può stabilire se la sostituzione arrivi anche nel regime. Lì l’art. 4, comma (1), fissa i distretti «identificate în cadrul Programului Tranziție Justă 2021-2027», mentre l’art. 23, comma (1), identifica la fonte di finanziamento come fondi assegnati attraverso il «PTJ 2021-2027». Inoltre la sigla PTJ non è coperta dall’espressione sostituita, e la tabella che il punto 6 sta proprio reintroducendo nell’art. 22, comma (3), la usa in ciascuna delle sette righe. Il programma che finanzia il regime resta così identificato in due modi diversi nello stesso atto, benché il titolo e l’art. 1 dicano che la denominazione è cambiata.

Analisi della redazione

Il decreto fa una cosa utile e la fa senza complicare la vita a nessuno: mette più denaro sul tavolo, non cambia le regole del gioco e non chiede nulla in più alle imprese. In un programma con una storia di ritardi, un rifinanziamento di 37,8 milioni di euro che non porta con sé nuovi criteri di ammissibilità è esattamente ciò che i richiedenti desiderano. Il fatto che la modifica abbia ottenuto il parere del Consiglio della concorrenza 49 giorni prima della firma mostra che la parte relativa agli aiuti di Stato è stata trattata correttamente.

L’aritmetica delle dotazioni dice però più del testo. Sei delle sette buste sono state semplicemente moltiplicate per 1,199: Gorj, Hunedoara, la valle del Jiu, Dolj, Prahova e Mureș crescono ciascuna esattamente del 19,9%, fino all’ultimo centesimo. L’unica eccezione è Galați, moltiplicata per 1,05. Non è un arrotondamento e non è una coincidenza: le sette nuove somme danno 244.616.048,58 euro, un centesimo sopra il totale di 244.616.048,57 dichiarato all’art. 23, comma (2), e la differenza è proprio il resto delle sette moltiplicazioni. Il decreto non dice perché il bando di Galați riceve un aumento quasi quattro volte più piccolo, e il lettore non ha modo di saperlo: la relazione di approvazione che conterrebbe la motivazione non viene pubblicata.

La seconda osservazione che non si coglie leggendo l’atto dall’inizio alla fine riguarda il calendario. La nuova ripartizione annuale mette 105,05 milioni di euro sul 2026, cioè il 43% dell’intero regime, in un anno di cui, alla data di pubblicazione, restavano 121 giorni. La riga del 2025 è rimasta intatta, a 66,00 milioni di euro, benché quell’anno si fosse chiuso otto mesi prima della firma del decreto, mentre il 2028, ultimo anno in cui il regime può ancora applicarsi, è stato tagliato dell’80,9%, fino a 7,88 milioni di euro, cioè il 3,2% del bilancio. La ripartizione è dichiarata orientativa, ma resta l’unico documento pubblico che dice quando il denaro dovrebbe arrivare alle imprese, e nella versione attuale dice che il regime dovrebbe, in pratica, chiudersi nel 2027.

La terza osservazione riguarda il rapporto tra denaro e numero di beneficiari. Con un massimale di 300.000 euro per impresa unica, i 244.616.048,57 euro bastano, nell’ipotesi in cui ogni impresa chieda il massimo, per 815 beneficiari. L’obiettivo scritto nel nuovo art. 24 è però 1.150, il che presuppone un contributo medio di 212.710 euro, cioè il 71% del massimale. Nella versione del 2025 il rapporto era praticamente identico, 206.821 euro di media per un obiettivo di 1.000 imprese. In altre parole, la stima è stata ricalcolata con una proporzione, non sulla base della domanda reale nei bandi già svolti. Se i richiedenti chiedono, come di solito accade, il più possibile vicino al massimale, l’obiettivo di 1.150 imprese non può essere raggiunto, e la differenza supera i 300 contratti.

Che cosa andrebbe cambiato

  • La correzione del rinvio nella nuova lettera p) dell’art. 21. Sostituire l’espressione «previste all’art. 21 del presente regime» con «previste alle altre lettere del presente articolo» chiuderebbe l’unica ambiguità seria del decreto e direbbe chiaramente a una microimpresa se può farsi rimborsare un’attrezzatura da 4.000 lei iscritta tra i beni di inventario.
  • L’estensione espressa della nuova denominazione all’allegato e alla sigla PTJ. Una formula del tipo «in tutto il testo del decreto e dell’allegato, le espressioni Programma Transizione giusta e PTJ si leggono…» lascerebbe il regime con una sola denominazione del programma finanziatore, invece di due, e risparmierebbe all’autorità di gestione una corrispondenza inutile con i richiedenti.
  • La motivazione pubblica della dotazione di Galați. Se il 5% invece del 19,9% deriva da un tasso di contrattualizzazione più basso o da una riallocazione già concordata con la Commissione europea, la ragione andrebbe scritta nell’atto. Pubblicata, orienterebbe le imprese del distretto, che oggi vedono soltanto una cifra più piccola, senza spiegazione.
  • La ritaratura della ripartizione annuale sul tempo effettivamente rimasto. Spostare una parte della tranche del 2026 sul 2027 e sul 2028 avvicinerebbe il piano alla realtà. Nella versione attuale il 43% del regime è programmato in un anno con 121 giorni residui, mentre l’ultimo anno di applicazione riceve meno del 4% del denaro, il che riduce il termine dell’art. 22, comma (1), a una formalità.
  • La coerenza tra l’obiettivo di beneficiari e il massimale per impresa. Se il ministero vuole davvero 1.150 contratti, la guida del richiedente dovrebbe prevedere un tetto effettivo inferiore a quello de minimis o una ripartizione per fasce di valore. Altrimenti la cifra dell’art. 24 resta una stima che l’aritmetica stessa del regime contraddice.
  • La ripubblicazione del regime in versione consolidata. L’allegato ha quasi 100 pagine ed è stato modificato ora in otto punti. Una versione ripubblicata eviterebbe a ogni richiedente di leggere in parallelo due edizioni della Gazzetta Ufficiale della Romania pubblicate a 509 giorni di distanza, esattamente il tipo di sforzo che produce domande respinte per vizi di forma.

Testo originale dell’atto normativo

Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.

Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania

Gazzetta Ufficiale della Romania n. 733 del 1° settembre 2026 16 pagine PDF, 147 KB l'atto inizia a pagina 10

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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.