In breve

  • Il Ministero dello Sviluppo ha approvato una metodologia unica per l’elaborazione delle carte di rischio sismico e dall’11 ottobre 2026 ogni carta nuova si redige secondo quella. Il risultato non è più una zona colorata sul distretto, ma un valore calcolato per ogni sezione di censimento, cioè per aree di qualche centinaio di abitazioni, espresso in percentuale del valore di sostituzione degli edifici che vi si trovano.
  • La metodologia arriva con una tabella di 3.181 righe, una per ciascuna unità amministrativo-territoriale, in cui ogni località riceve la propria accelerazione di progetto del terreno. 1.080 località, cioè il 34% del totale, hanno un valore di almeno 0,30g e 126 di esse raggiungono il massimo della tabella, 0,50g. Bucarest compare con 0,37g.
  • Il calcolo arriva fino al denaro. Per un condominio di quattro piani costruito nel 1986 a Iași, con 1.400 metri quadrati di superficie lorda, l’esempio contenuto nell’atto indica perdite attese di 318.249 euro per il terremoto con periodo di ritorno di 225 anni e di 760.324 euro per quello di 975 anni, su un costo di sostituzione di 2,24 milioni.
Atto: Decreto del ministro dello sviluppo, dei lavori pubblici e dell’amministrazione n. 1.037 del 3 settembre 2026 per l’approvazione della normativa tecnica «Metodologia per l’elaborazione delle carte di rischio sismico, indicativo RTC 18-2026»
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 771 dell’11 settembre 2026
Entrata in vigore: 11 ottobre 2026, 30 giorni dopo la pubblicazione

Dall’11 ottobre la Romania ha una ricetta ufficiale per calcolare i danni che un terremoto produrrebbe, applicabile alla scala del quartiere. Il Decreto n. 1.037/2026 del ministro dello sviluppo, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 771 dell’11 settembre 2026, approva la normativa tecnica RTC 18-2026, e la metodologia vera e propria occupa 149 pagine nel numero bis della stessa edizione. Si aggiunge a un settore appena riscritto dalle fondamenta: dal 25 agosto si applica il Codice dell’assetto del territorio, dell’urbanistica e delle costruzioni, che ha abrogato la legge n. 50/1991 e la legge n. 350/2001.

La Decisione del Governo n. 447/2003, che la metodologia stessa inserisce nell’elenco dei documenti di riferimento, approva le norme di contenuto per le carte di rischio da frana e per le carte di pericolosità e di rischio da inondazione. Per i terremoti esisteva il denaro, con la Decisione del Governo n. 932/2007, che copre fino a metà del costo della carta a carico del bilancio dello Stato, mentre nello stesso elenco di documenti di riferimento non compare alcuna normativa tecnica anteriore sul contenuto delle carte di rischio sismico. Da qui venivano anche le differenze: due comuni potevano commissionare due studi che misuravano cose diverse e avevano un aspetto diverso.

La metodologia si costruisce su quattro strati che si moltiplicano tra loro. Il primo è la pericolosità, cioè quanto forte si muove il terreno. L’atto la riduce a una sola grandezza, il valore di picco dell’accelerazione orizzontale del terreno, indicato con PGA, e a tre terremoti di scenario: uno con probabilità di superamento del 20% in 50 anni, che ritorna in media una volta ogni 225 anni, uno del 10% in 50 anni, a 475 anni, e uno del 5% in 50 anni, a 975 anni. I valori di partenza non si cercano, si leggono: la tabella A.1 dell’allegato indica per ciascuna delle 3.181 unità amministrativo-territoriali l’accelerazione corrispondente allo scenario intermedio e la pendenza della curva di pericolosità, mentre gli altri due scenari si ricavano da essi con due relazioni scritte nell’atto.

Il secondo strato è l’esposizione, cioè l’inventario degli edifici. Qui la metodologia richiede il maggior lavoro sul campo. Ogni edificio di una località, qualunque sia la sua destinazione, va inquadrato in una tipologia formata da quattro elementi: l’anno di costruzione, suddiviso in sette classi, da quelli eretti prima del 1940 fino a quelli successivi al 2013; il sistema strutturale, suddiviso in dodici tipi, dalla muratura non armata con solai in legno fino alle strutture duali in acciaio; il regime di altezza, in tre fasce; e la destinazione, in quattro gruppi. I dati si raccolgono da sopralluoghi, dai registri catastali, dalla valutazione visiva rapida svolta secondo la normativa RTC 10-2022, da questionari rivolti ai proprietari e, dice l’atto, da immagini satellitari, droni e scansione 3D.

Il terzo strato è la fragilità. Per ogni tipologia strutturale, l’allegato B indica le soglie di accelerazione alle quali l’edificio raggiunge uno dei quattro stati di danno usati dalla metodologia: lieve, moderato, esteso e completo. Da esse si calcola, con una funzione di ripartizione lognormale, la probabilità che un edificio si trovi in ciascuno stato in occasione del terremoto di scenario scelto. Il quarto strato trasforma le probabilità in denaro, attraverso una tabella di perdite fisse: un danno lieve costa il 5% del valore di sostituzione dell’edificio, uno moderato il 15%, uno esteso il 60% e quello completo il 100%.

Il valore di sostituzione non si stima caso per caso, ma si ricava da una seconda tabella, per metro quadrato di superficie lorda e per destinazione, con prezzi riferiti all’anno 2025 e aggiornabili con gli indici del costo delle costruzioni pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica. Un’abitazione unifamiliare si conta a 1.400 euro al metro quadrato, un condominio a 1.600, un edificio amministrativo a 2.000, uno commerciale a 2.200 e un ospedale a 3.500, il più caro dell’elenco.

L’esempio di calcolo dell’allegato C mostra quanto diventi concreto il risultato. Un condominio di Iași, costruito nel 1986, con struttura a telai in cemento armato, piano interrato, piano terra e quattro piani, con 1.400 metri quadrati di superficie lorda, ha un costo di sostituzione di 2.240.000 euro. Per il terremoto con ritorno a 225 anni la perdita attesa è del 14,21% di questo valore, cioè 318.249 euro. Per quello con ritorno a 475 anni sale al 22,83% e per quello con ritorno a 975 anni arriva al 33,94%, cioè 760.324 euro.

Gli effetti che produce

Il primo effetto riguarda ciò che i comuni acquistano. La metodologia è normativa tecnica nell’edilizia e nell’assetto del territorio, quindi i suoi requisiti diventano obbligatori per qualsiasi carta di rischio sismico elaborata o aggiornata dopo l’11 ottobre 2026. L’allegato D aggiunge un modello di capitolato d’oneri, con codice CPV 71351914-3, in cui il beneficiario è l’unità amministrativo-territoriale e il prestatore deve portare una squadra che copra tre specializzazioni: ingegneria civile, urbanistica e ingegneria geodetica.

Il secondo effetto riguarda la forma del risultato. La carta di un comune o di una città si redige a scale comprese tra 1:1.000 e 1:5.000 e mostra, per ogni sezione di censimento, due cose: lo stato di danno atteso e la percentuale di perdita attesa. I colori sono fissati nell’atto, con tanto di codici esadecimali, dal verde intenso per una perdita inferiore al 5% fino al rosso intenso per una superiore al 60%. La carta di un distretto si redige a scale comprese tra 1:25.000 e 1:100.000 e mostra altro: l’indicatore di rischio e l’indicatore di resilienza, calcolati per ciascuna località del distretto. La carta nazionale va a scale comprese tra 1:250.000 e 1:1.000.000 e aggrega i distretti.

Il terzo effetto riguarda due indicatori nuovi, che permettono classifiche. L’indicatore del rischio sismico di una località è il rapporto tra le perdite attese e il costo totale di sostituzione degli edifici che vi si trovano, quindi una percentuale. L’indicatore di resilienza è il rapporto tra le stesse perdite e il prodotto interno lordo della località, quindi mostra quanta economia locale servirebbe per riparare il danno. La graduatoria delle località e dei distretti si forma, secondo l’atto, sui valori calcolati per lo scenario intermedio, quello con ritorno a 475 anni.

Il quarto effetto è tecnico, ma decide se le carte possono essere sovrapposte. I prodotti da consegnare sono file GeoTIFF, shapefile e geodatabase, più una relazione in PDF, nei sistemi di riferimento ETRS89/LAEA Europe, WGS84 o Stereo 70. L’amministrazione aggiudicatrice deve garantire l’interoperabilità con le specifiche INSPIRE per le zone di rischio naturale e con le norme tecniche sui set di dati spaziali delle documentazioni urbanistiche.

Il quinto effetto è quello che manca. La metodologia dice come si fa la carta, non quando. Nessuna disposizione del decreto o dell’allegato fissa un termine entro il quale una località debba avere la carta di rischio sismico, e l’elaborazione resta una decisione dell’autorità locale, finanziata con il bilancio proprio, con fondi europei o, in misura fino al 50%, a carico del bilancio dello Stato attraverso il programma della Decisione del Governo n. 932/2007.

Che cosa cambia rispetto a prima

Il cambiamento più visibile è il passaggio dalla zonazione al calcolo. Il Piano di assetto del territorio nazionale approvato con la legge n. 575/2001 lavora con aree delimitate geograficamente, all’interno delle quali esiste un potenziale di fenomeni naturali distruttivi. La metodologia nuova non delimita aree, ma calcola una cifra: la probabilità di danno, poi la perdita in euro, poi la percentuale sul valore del patrimonio edilizio. La zona di rischio resta lo strumento giuridico, ma il suo contenuto diventa un risultato numerico, non un apprezzamento.

Il secondo cambiamento è che l’età dell’edificio entra nel calcolo con un peso esplicito. Le soglie dell’allegato B si moltiplicano per un fattore che dipende dall’anno di costruzione e dalla località. Gli edifici eretti dopo il 2013 ricevono un fattore pari a 1,5 volte il fattore locale di scala, quelli del periodo 2007-2013 un fattore di 1,2 volte e quelli del 1978-2006 il fattore locale stesso. Per gli edifici del 1964-1977 il fattore non dipende più dalla località, ma dal distretto, con tre valori: 0,67 in diciannove distretti, 1,00 in quindici e a Bucarest, 1,50 a Bacău, Brăila, Buzău, Galați, Prahova, Vaslui e Vrancea. Per gli edifici eretti tra il 1940 e il 1963 il fattore dipende anche dalla destinazione che avevano allora: quelli pubblici o privati di interesse pubblico, come teatri, ospedali, scuole e alberghi, ricevono 1,50 in un gruppo di distretti e 2,25 a Bacău, Brăila, Buzău, Galați, Prahova, Vaslui e Vrancea, mentre tutti gli altri ricevono 1,00.

Il terzo cambiamento è il luogo in cui finisce il risultato. Le carte approvate e munite di parere entrano nelle documentazioni di assetto del territorio e di urbanistica, per fondare tre cose distinte: le misure di prevenzione del rischio sismico, le regole di realizzazione delle costruzioni e di uso dei terreni e i piani di difesa e di intervento in caso di terremoto. Il collegamento con la protezione civile è scritto anche al contrario: le carte possono entrare nei piani distrettuali di analisi e copertura dei rischi.

Il quarto cambiamento è di contesto e l’atto non lo registra. L’elenco dei documenti normativi di riferimento del capitolo 1.8 comprende la legge n. 50/1991 sull’autorizzazione dell’esecuzione dei lavori di costruzione e la legge n. 350/2001 sull’assetto del territorio e l’urbanistica, entrambe abrogate per intero il 25 agosto 2026, 17 giorni prima che il decreto fosse pubblicato. La spiegazione si legge nel preambolo stesso: i due pareri che hanno chiuso il testo sono del 26 gennaio e del 22 maggio 2026, mentre il Codice è uscito nella Gazzetta Ufficiale della Romania soltanto il 10 agosto.

Vantaggi e svantaggi

Che cosa migliora

  • Elimina l’arbitrio dalla commessa. Due comuni che acquistano ora studi da imprese diverse ricevono risultati confrontabili, perché i dati di ingresso, le soglie di danno e i prezzi al metro quadrato sono fissati negli allegati, non lasciati alla scelta del progettista.
  • Dà a ogni località un valore di partenza già calcolato. La tabella A.1 risparmia all’autorità locale uno studio di pericolosità sismica proprio, che è la parte più cara e più discutibile di un’analisi di questo tipo.
  • Scende con la risoluzione fino alla sezione di censimento, quindi la carta mostra differenze all’interno della stessa città, tra un quartiere degli anni Trenta e uno di palazzi nuovi, invece di un colore unico su tutta la località.
  • Esprime il rischio in denaro e in percentuali, non in giudizi. Un consiglio comunale che confronta il 15% di perdita attesa con il 45% ha su che cosa fondare le priorità di consolidamento, e il confronto con il prodotto interno lordo locale mostra anche quanto sarebbe difficile rimettersi in piedi dopo.
  • Fissa il formato dei prodotti da consegnare e i sistemi di coordinate, il che permette di sovrapporre le carte ad altri strati e di aggregarle a livello di distretto e di Paese, invece di lasciarle ciascuna come un PDF a sé.
  • Riconosce apertamente i limiti del metodo. Il testo prevede che i tre terremoti di scenario siano convenzionali, che non rappresentino previsioni e che i risultati vadano confrontati tra località, non con gli effetti rilevati dopo un terremoto reale.

Che cosa resta un problema

  • L’allegato B, che indica le soglie di danno, non contiene alcuna colonna per gli edifici costruiti tra il 2007 e il 2013 e ne ha una sola per quelli successivi al 2013, riferita a un solo sistema strutturale su dodici. Per il resto del patrimonio edilizio realizzato negli ultimi vent’anni, il valore da moltiplicare per il fattore previsto dall’atto non esiste.
  • I sei municipi di Bucarest sono dichiarati unità di livello IV, quindi devono avere carte proprie, ma sono esclusi espressamente dalla tabella delle accelerazioni. La capitale vi compare con un solo valore, 0,37g, indicato come valore di livello distrettuale.
  • Non esiste alcun termine per l’elaborazione delle carte. La metodologia impone a sé stessa 30 giorni fino all’entrata in vigore, ma non dice entro quando debba avere una carta una località della fascia con accelerazione di 0,50g.
  • I costi di sostituzione sono fissati per l’anno 2025 e si aggiornano con gli indici del costo delle costruzioni. L’atto non dice chi effettua l’aggiornamento né che cosa accade alle carte elaborate con prezzi vecchi, benché da quel valore dipenda direttamente il colore sulla carta.
  • L’inventario richiesto è enorme. Ogni edificio va inquadrato per anno di costruzione, sistema strutturale, regime di altezza e destinazione, e per molte località questi dati non esistono da nessuna parte, quindi il costo reale della carta è il costo dell’inventario, non del calcolo.
  • Il risultato resta una stima con incertezza moderata, riconosciuta come tale nell’atto, ma finisce nelle documentazioni urbanistiche, dove si legge come un dato tecnico. La distanza tra le due letture non è governata da alcuna disposizione.

Consigli pratici

  1. Se siete un comune e avete una procedura di appalto già avviata, verificate la data in cui avete trasmesso per la pubblicazione il bando di gara o avete emesso l’invito. Secondo l’art. 2 lett. b), i contratti e le documentazioni la cui procedura è stata avviata entro la data di entrata in vigore restano fuori dai nuovi requisiti, quindi sulle regole del capitolato esistente.
  2. Prima di commissionare lo studio, leggete il valore della vostra località nella tabella A.1 dell’allegato. L’accelerazione e la pendenza della curva di pericolosità sono dati di ingresso fissati, e un offerente che propone uno studio di pericolosità proprio vi vende un lavoro che la metodologia non chiede più.
  3. Preparate l’inventario degli edifici prima della gara, non dopo. L’atto permette di usare i dati dei registri catastali, del censimento del patrimonio edilizio, della piattaforma di valutazione visiva rapida del ministero e delle banche dati proprie costituite in applicazione della legge n. 212/2022. Più dati già raccolti portate, più si riduce la parte cara del contratto.
  4. Chiedete i prodotti nei formati previsti dall’atto, non solo la relazione. L’allegato D elenca file vettoriali, geodatabase e file geospaziali compatibili con l’Osservatorio territoriale nazionale e con il geoportale INSPIRE. Uno studio consegnato soltanto come PDF non può essere aggregato a livello di distretto e andrà rifatto.
  5. Se siete proprietario o amministratore di condominio, attenzione: la carta non è una perizia tecnica del vostro edificio. Lavora con tipologie e con medie per sezione di censimento, mentre l’inquadramento di un edificio determinato in una classe di rischio sismico si ottiene sempre con una perizia, secondo il Codice P 100-3/2019.
  6. Se state redigendo un capitolato, non riprendete l’elenco dei documenti di riferimento dell’allegato D così com’è. Due degli atti che vi compaiono, la legge n. 50/1991 e la legge n. 350/2001, sono abrogati dal 25 agosto 2026, e i rinvii corretti sono ora al Codice dell’assetto del territorio, dell’urbanistica e delle costruzioni.

Domande frequenti

Che cos’è, in breve, una carta di rischio sismico secondo questa metodologia?
È la rappresentazione grafica e analitica del rischio sismico a livello di unità amministrativo-territoriale, che integra i dati sul moto del terreno, sugli edifici esistenti e sulla loro fragilità. Per un comune o una città, la carta mostra, su ogni sezione di censimento, lo stato di danno atteso e la percentuale di perdita sul valore di sostituzione degli edifici.
Da quando si applica?
Dall’11 ottobre 2026, cioè 30 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 771 dell’11 settembre 2026, secondo l’art. 3 del decreto. Il decreto non si applica però ad alcuni contratti più vecchi: quelli di finanziamento conclusi prima di questa data nell’ambito del programma a carico del bilancio dello Stato, i contratti di servizi per l’elaborazione o l’aggiornamento delle carte e i contratti o le documentazioni la cui procedura di appalto era già stata avviata.
Che cosa sono i tre terremoti di scenario?
Sono tre livelli convenzionali di severità, definiti dalla probabilità di essere superati in 50 anni: 20%, 10% e 5%. I periodi medi di ritorno corrispondenti sono di 225, 475 e 975 anni. L’atto dice espressamente che si tratta di convenzioni di calcolo, non di previsioni di eventi reali, e che non possono essere confrontate con le manifestazioni di un terremoto in un sito determinato.
Che cosa significano i quattro stati di danno?
Sono gradi di degrado dell’edificio dopo il terremoto: lieve, moderato, esteso e completo. La metodologia vi associa perdite fisse, espresse come percentuale del costo di sostituzione: 5% per il danno lieve, 15% per quello moderato, 60% per quello esteso e 100% per quello completo. La probabilità di ciascuno stato si calcola dalle soglie di accelerazione indicate nell’allegato B.
Chi paga la carta?
L’autorità locale, in qualità di amministrazione aggiudicatrice. Il finanziamento può venire dal bilancio locale, da fondi europei oppure, attraverso il programma disciplinato dalla Decisione del Governo n. 932/2007, in misura fino al 50% dal bilancio dello Stato, tramite il bilancio del Ministero dello Sviluppo. La metodologia non prevede un termine entro il quale la carta debba essere realizzata.
La carta mi dice se il mio condominio è a rischio sismico?
No. L’analisi lavora su tipologie strutturali e fornisce medie ponderate per sezione di censimento, cioè su aree che comprendono molti edifici. L’inquadramento di un edificio determinato in una classe di rischio sismico resta il risultato della perizia tecnica svolta secondo il Codice P 100-3/2019, e l’atto avverte che i risultati dell’analisi di rischio sono rilevanti soprattutto per i confronti tra località.
Perché l’anno di costruzione conta così tanto?
Perché indica secondo quali regole di progettazione l’edificio è stato concepito. La metodologia usa sette classi, da quelle anteriori al 1940 fino a quelle successive al 2013, e moltiplica le soglie di danno per un fattore che cresce per gli edifici più recenti. Un edificio successivo al 2013 riceve un fattore pari a 1,5 volte il fattore locale di scala, contro il fattore semplice per quelli del 1978-2006.
Qual è la località con il valore più alto della tabella?
Non una sola. Il valore massimo della tabella A.1, 0,50g, compare in 126 località, tutte di quattro distretti: 59 a Buzău, 55 a Vrancea, 10 a Galați e 2 a Brăila. All’estremo opposto, 430 località hanno il valore minimo, 0,10g. Bucarest figura con 0,37g e con la pendenza della curva di pericolosità pari a 3.
Dove trovo il testo integrale della metodologia?
Nella Gazzetta Ufficiale della Romania, Parte I, n. 771 bis dell’11 settembre 2026, pagine da 3 a 151. Il decreto vero e proprio è pubblicato nel n. 771 dello stesso giorno, a pagina 7, ed è riprodotto anche nel numero bis, a pagina 2. L’edizione ufficiale è allegata a questo articolo, in formato PDF.

Errori e incongruenze nel testo pubblicato

  • L’allegato B non ha parametri per gli edifici costruiti dopo il 2006, benché il capitolo 4 assegni loro fattori di moltiplicazione. Il punto 3.2 (2) lett. f) e g) crea le classi a6, per gli edifici eretti tra il 2007 e il 2013, e a7, per quelli successivi al 2013. Il capitolo 4, comma (4) lett. a) e b) prevede che le loro soglie si ottengano moltiplicando i valori dell’allegato B per 1,5·FHS e rispettivamente per 1,2·FHS. Nella tabella B.1 la classe a6 non compare affatto e la classe a7 compare soltanto per il sistema strutturale DO, strutture duali in acciaio. Per tutti gli altri undici sistemi strutturali il valore da moltiplicare manca, quindi per gli edifici eretti negli ultimi vent’anni la fragilità non si può calcolare, e senza di essa non si ottengono né la perdita né l’indicatore della località. La stessa frattura compare all’altro capo dell’intervallo: il punto 3.2 (3) lett. c) include espressamente nella tipologia ZC/ZA gli edifici pluripiano con pilastri e travi in cemento e pareti in muratura realizzati prima del 1940, mentre nella tabella B.1 la stessa tipologia comincia soltanto dalla classe a3, cioè dall’anno 1964.
  • L’art. 2 lett. a) esclude dall’applicazione, senza limite di tempo, i contratti di servizi per l’elaborazione delle carte. Il testo pubblicato dice che il decreto non si applica per «contractele de finanțare încheiate înainte de data intrării în vigoare a prezentului ordin, în cadrul Programului privind finanțarea elaborării și/sau actualizării de la bugetul de stat a hărților de risc natural pentru cutremure și alunecări de teren, și contractele de servicii cu operatorii economici pentru elaborarea și/sau actualizarea hărților de risc natural pentru cutremure», cioè i contratti di finanziamento conclusi prima dell’entrata in vigore nell’ambito del programma statale e i contratti di servizi con gli operatori economici per l’elaborazione o l’aggiornamento delle carte. La condizione di tempo è scritta una sola volta, accanto ai contratti di finanziamento. La categoria successiva, i contratti di servizi, resta senza condizione di tempo, benché la lettera b) che segue ne fissi una espressamente. Un lettore in buona fede può arrivare a due conclusioni: o l’esclusione è transitoria e copre soltanto i contratti conclusi entro l’11 ottobre 2026, oppure è permanente, e allora la metodologia non si applica proprio ai contratti con cui le carte vengono elaborate.
  • I municipi della città di Bucarest sono obbligati ad avere carte, ma non hanno valori di pericolosità. Il punto 5.4 (1) li include espressamente tra le unità di livello IV, accanto a comuni e città, e il capitolo 6.2 richiede per ciascuna unità di livello IV una carta a scale comprese tra 1:1.000 e 1:5.000. L’allegato A, comma (1) dice però che i valori dell’accelerazione e della pendenza della curva di pericolosità sono indicati «pentru fiecare UAT de nivel IV, cu excepția sectoarelor municipiului București, și pentru municipiul București, ca UAT de nivel III», cioè per ogni UAT di livello IV a eccezione dei municipi di Bucarest e per la città di Bucarest come UAT di livello III, e nella tabella A.1 la capitale compare una sola volta, alla posizione 695, con 0,37g. Il capitolo 2, comma (8) rinvia per i dati di ingresso sempre alla tabella A.1. Per i sei municipi non esiste né un valore proprio nella tabella né una disposizione che dica di riprendere il valore della città.
  • La tabella 5.2 non copre tutte le destinazioni definite al punto 3.2 (5). La classificazione delle destinazioni comprende «clădiri pentru ocrotirea sănătății și asistență socială», «clădiri pentru activități culturale, educație, cercetare, culte, sport, turism, agrement, loisir» e «clădiri cu funcțiuni agro-zootehnice», cioè edifici per la tutela della salute e l’assistenza sociale, edifici per attività culturali, istruzione, ricerca, culto, sport, turismo e tempo libero, ed edifici con destinazione agro-zootecnica. La tabella dei costi di sostituzione al metro quadrato, l’unica da cui si ricava il valore usato nella relazione (5.11), ha invece le righe «clădiri pentru ocrotirea sănătății», «clădiri pentru activități culturale, educație, culte, sport, turism, agrement» e «clădiri cu funcțiuni agricole», senza l’assistenza sociale, senza la ricerca e con la sola destinazione agricola. Per un edificio di assistenza sociale, per uno di ricerca e per uno zootecnico non esiste un prezzo al metro quadrato, quindi non si può calcolare il costo di sostituzione, dal quale si ottengono sia la perdita in euro sia l’indicatore di rischio della località.

Analisi della redazione

Il problema che l’atto risolve è reale e antico. Le carte di rischio naturale per i terremoti erano finanziate dal 2007 a carico del bilancio dello Stato, senza una normativa tecnica sul loro contenuto, il che lasciava alla discrezione di ogni progettista che cosa si misurasse e come si mostrasse. La RTC 18-2026 chiude la lacuna nel modo più utile possibile: non chiede alle autorità locali di produrre scienza, ma dà loro i dati di pericolosità già calcolati per tutte le 3.181 località e lascia loro soltanto la parte che solo esse possono fare, l’inventario degli edifici. La scelta di esprimere il rischio in percentuale del valore di sostituzione, e non in giudizi, è la seconda scelta buona: una percentuale si confronta, un giudizio si negozia.

La cifra che dice di più su questo atto non è scritta da nessuna parte al suo interno, ma esce dal conteggio della tabella A.1. Delle 3.181 località, 1.080, cioè il 34%, hanno l’accelerazione di progetto di almeno 0,30g, 530 stanno a 0,40g o oltre e 126 raggiungono il massimo della tabella, 0,50g. All’altro capo, 430 località restano al minimo di 0,10g. In altre parole, un terzo del Paese entra nel calcolo con valori alti, ed è lì che la differenza tra avere e non avere una carta costa di più. Proprio per quel terzo la metodologia non prevede alcun termine e alcuna priorità: la carta resta facoltativa sia a Focșani sia ad Abrud.

La seconda osservazione nasce dalla combinazione di tre punti dell’atto e non si coglie leggendo i capitoli uno dopo l’altro. Le soglie dell’allegato B si moltiplicano per il fattore locale FHS per gli edifici del 1978-2006, ma per 1,00 fisso per quelli anteriori al 1940. In 555 località il fattore locale è 0,33 e in altre 563 è 0,50. Per un condominio a telai in cemento armato da cinque a otto piani in una località con fattore 0,33, come Cluj-Napoca, la soglia del danno completo diventa 0,736 × 0,33, cioè 0,243g, mentre per un edificio della stessa categoria eretto prima del 1940 resta 0,428g. Il modello tratta dunque l’edificio degli anni Trenta come quasi due volte più resistente di quello del 1985, in un terzo delle località del Paese. Il risultato discende logicamente dalla costruzione del fattore, perché esso riflette quanto fosse severo il codice di progettazione locale, ma nessuna riga dell’atto lo spiega, e sulla carta si vede come un colore, non come un’ipotesi.

La terza osservazione riguarda l’orologio, non il contenuto. I due pareri che hanno chiuso il testo sono del 26 gennaio e del 22 maggio 2026, il decreto è stato firmato il 3 settembre, e tra questi momenti, il 10 agosto, è uscito il Codice dell’assetto del territorio, dell’urbanistica e delle costruzioni, che dal 25 agosto ha abrogato sia la legge n. 50/1991 sia la legge n. 350/2001. La normativa tecnica le cita entrambe nell’elenco dei documenti di riferimento. L’unico motivo per cui il fondamento del decreto ha retto è che l’art. 583 comma (3) lett. c) del Codice ha abrogato dalla legge n. 10/1995 gli articoli 1-9, 11-40 e 42-44, cioè ha lasciato in piedi proprio l’art. 10, quello su cui si regge l’emanazione delle normative tecniche. Questa fortuna non sostituisce un aggiornamento: un decreto pubblicato l’11 settembre rinvia il lettore a due leggi che il 25 agosto non esistevano più.

L’ultima osservazione è piccola, ma mostra quanto poco il testo sia stato riletto. Al capitolo 1.6 comma (6), che impone all’amministrazione aggiudicatrice un obbligo di interoperabilità, l’atto di riferimento è identificato come Decreto del ministro dello sviluppo n. 940/2023. Al capitolo 1.8 lett. v) e nell’allegato D lo stesso atto, con titolo identico, compare come Decreto n. 904/2023, e nell’allegato D è indicata anche l’edizione in cui è stato pubblicato, la Gazzetta Ufficiale della Romania n. 470 del 29 maggio 2023. Le cifre invertite non cambiano la soluzione, perché il titolo completo identifica l’atto, ma l’obbligo si legge dal comma che porta il numero sbagliato.

Che cosa andrebbe cambiato

  • Il completamento della tabella B.1 con le classi a6 e a7 per tutti e dodici i sistemi strutturali. Effetto: gli edifici eretti dopo il 2006, cioè l’unico segmento del patrimonio edilizio che cresce, possono essere inclusi nell’analisi. Fino ad allora, qualsiasi carta redatta correttamente secondo la metodologia lascia fuori dal calcolo proprio le costruzioni nuove.
  • La ripetizione della condizione di tempo all’art. 2 lett. a), per ciascuna delle due categorie di contratti. Effetto: sparisce la lettura secondo cui la metodologia non si applicherebbe mai ai contratti di servizi con cui le carte vengono elaborate, cioè proprio al suo oggetto.
  • L’aggiunta dei sei municipi della città di Bucarest nella tabella A.1. Effetto: la capitale può ricevere le carte di livello IV che l’atto richiede, e l’indicatore di livello III di Bucarest si può ottenere per aggregazione, come prevede il capitolo 5.5, invece di restare l’unico valore disponibile.
  • L’allineamento della tabella 5.2 allo stesso elenco di destinazioni del punto 3.2 (5). Effetto: gli edifici di assistenza sociale, quelli di ricerca e quelli zootecnici ricevono un costo di sostituzione, quindi entrano nella perdita totale della località invece di essere inquadrati per analogia da ogni progettista a modo suo.
  • Un termine, almeno per le località con accelerazione di progetto di almeno 0,40g. Effetto: le 530 località di questa categoria avrebbero carte in un orizzonte prevedibile, e il programma di finanziamento statale potrebbe essere dimensionato su un calendario, non su domande presentate a caso.
  • Una regola di aggiornamento dei costi della tabella 5.2, con emittente e periodicità. Effetto: due carte elaborate a due anni di distanza diventano confrontabili, e il colore di una sezione di censimento non dipende più dall’anno in cui il comune ha firmato il contratto.

Testo originale dell’atto normativo

Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.

Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania

Gazzetta Ufficiale della Romania n. 771 dell’11 settembre 2026 152 pagine PDF, 928 KB l'atto inizia a pagina 2

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