In breve

  • Il Comitato Nazionale rumeno per le Situazioni di Emergenza (CNSU) ha dichiarato, a partire dal 31 luglio 2026, lo stato di allerta a livello nazionale, per 30 giorni, a causa del calo della produzione di energia elettrica provocato dalla grave siccità e dal livello molto basso del Danubio e dei fiumi interni.
  • Il motivo diretto: l’Unità 1 della centrale nucleare di Cernavodă è ferma dal 27 luglio 2026, mentre l’Unità 2 funziona al limite dei margini di sicurezza, con il rischio di un arresto non programmato per mancanza di acqua di raffreddamento.
  • Quattro ministeri ricevono l’incarico di trovare soluzioni urgenti per innalzare il livello dell’acqua a Cernavodă, mentre Transelectrica, il gestore della rete, deve aumentare la produzione, le importazioni o ridurre i consumi per proteggere il sistema elettrico nazionale.
Atto: Decisione del CNSU n. 15/2026
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 637 del 31 luglio 2026
Entra in vigore: 31 luglio 2026, per 30 giorni

Il Governo, tramite il Comitato Nazionale per le Situazioni di Emergenza, ha dichiarato lo stato di allerta a livello nazionale a partire dal 31 luglio 2026 e per un periodo di 30 giorni, in risposta al calo della produzione di energia elettrica provocato dalla grave siccità di quest’estate. La Decisione del CNSU n. 15/2026, firmata dal primo ministro Ilie-Gavril Bolojan e pubblicata in Gazzetta Ufficiale della Romania lo stesso giorno della sua adozione, nasce da una situazione critica alla Centrale Nucleare di Cernavodă: l’Unità 1 è già ferma dal 27 luglio 2026, mentre l’Unità 2 funziona al limite dei margini di sicurezza nucleare, sotto la minaccia imminente di un arresto non programmato, a causa del drastico calo del livello del Danubio e dei fiumi interni. Solo due giorni dopo, il Governo avrebbe approvato anche lavori tecnici d’urgenza sul Danubio destinati a innalzare il livello dell’acqua a Cernavodă, una misura concreta che mette in pratica proprio lo stato di allerta dichiarato da questa decisione.

Secondo la decisione, le previsioni dell’Istituto Nazionale di Idrologia e Gestione delle Acque (INHGA) mostravano, a fine luglio, un calo senza precedenti della portata del Danubio e dei fiumi interni, causato dalla grave siccità. Parallelamente, la società statale Nuclearelectrica ha trasmesso, nei giorni 29 e 30 luglio 2026, rapporti che confermavano il mantenimento dell’Unità 1 in arresto sicuro e l’estrema volatilità dei parametri di funzionamento dell’Unità 2. Nel loro insieme, questi elementi sono stati considerati sufficienti per dichiarare uno stato di instabilità particolarmente grave del sistema elettrico nazionale e, di conseguenza, per attivare lo stato di allerta.

Il 28 agosto lo stato di allerta è stato prorogato di altri 30 giorni, fino al 28 settembre 2026.

Gli effetti che produce

La dichiarazione dello stato di allerta mette in moto quattro ministeri: il Ministero dell’Energia, il Ministero dell’Ambiente, delle Acque e delle Foreste, il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e il Ministero della Difesa Nazionale ricevono l’incarico di analizzare la situazione operativa e individuare le soluzioni necessarie per innalzare il livello dell’acqua nel bacino di raffreddamento del reattore n. 2, affinché la Centrale Nucleare di Cernavodă possa restare in funzione. Il gestore di rete Transelectrica, a sua volta, ha l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per garantire il funzionamento del sistema elettrico nazionale, anche aumentando la produzione di tutte le fonti disponibili, assicurando le importazioni o riducendo i consumi.

L’Autorità Nazionale di Regolamentazione nel Settore dell’Energia (ANRE) e Transelectrica devono inoltre accelerare le procedure per la messa in funzione di tutte le capacità produttive già in fase avanzata di autorizzazione, una misura che potrebbe portare in rete, più rapidamente del solito, nuove fonti di energia elettrica. Il coordinamento di tutte queste attività spetta al segretario di Stato del Ministero dell’Energia, Cristian Bușoi, supportato da rappresentanti degli altri ministeri coinvolti e del Segretariato Generale del Governo. Per il pubblico, l’effetto pratico più importante è che la decisione non annuncia, di per sé, restrizioni nella fornitura di energia elettrica: attiva invece un quadro istituzionale pensato proprio per prevenirle.

Che cosa cambia rispetto a prima

  • Una soglia di allerta ufficiale ora attivata a livello nazionale: prima del 31 luglio 2026, la crisi idrologica e la pressione sul sistema energetico venivano gestite caso per caso, da ciascuna istituzione separatamente; la decisione introduce un quadro di coordinamento unico, con una scadenza chiara (30 giorni) e un responsabile designato.
  • Quattro ministeri lavorano sullo stesso dossier: Energia, Ambiente, Trasporti e Difesa Nazionale ricevono, per la prima volta in questo contesto, un incarico congiunto esplicito, legato direttamente al mantenimento in funzione della centrale di Cernavodă.
  • Autorizzazioni accelerate per nuove capacità produttive: ANRE e Transelectrica devono accelerare la messa in funzione dei progetti già in fase di autorizzazione, un passaggio che in condizioni normali avrebbe seguito un ritmo più lento.
  • Il primo anello di una catena di decisioni: alla decisione ha fatto seguito, solo due giorni dopo, la Decisione del CNSU n. 16/2026, che ha approvato lavori tecnici concreti sul Danubio, e si collega anche all’attivazione, all’inizio di agosto 2026, del CONSE, la struttura di comando per le crisi del mercato dell’energia elettrica.

Vantaggi e svantaggi

Che cosa migliora

  • Un quadro di coordinamento chiaro, con istituzioni e responsabili designati esplicitamente, al posto di una risposta frammentata a un problema che riguarda contemporaneamente energia, acque e infrastrutture critiche.
  • L’accelerazione dell’autorizzazione di nuove capacità produttive può portare, nel breve termine, risorse aggiuntive al sistema elettrico nazionale.
  • La dichiarazione formale dello stato di allerta consente di mobilitare rapidamente fondi e risorse, come già dimostrato dalla decisione successiva sui lavori sul Danubio.

Che cosa resta un problema

  • La decisione affronta l’effetto (il calo della produzione di energia elettrica), non la causa di fondo: la grave siccità e la portata ridotta del Danubio, che potrebbero ripresentarsi nelle prossime estati.
  • Il periodo dichiarato è di 30 giorni; l’atto non specifica cosa accade se la situazione idrometeorologica non migliora entro tale termine, quindi non si può escludere un’eventuale proroga.
  • Il documento non contiene misure dirette per la popolazione (ad esempio raccomandazioni per ridurre i consumi) e resta, in gran parte, un atto di organizzazione istituzionale.

Consigli pratici

  1. Se sei un consumatore domestico o un’azienda: la decisione non annuncia restrizioni nella fornitura di energia elettrica; è una misura di organizzazione istituzionale, non un segnale di crisi confermata o di interruzioni imminenti.
  2. Se lavori nel settore energetico: segui le decisioni successive del CNSU e le comunicazioni di Transelectrica, perché lo stato di allerta resta attivo per 30 giorni e potrebbe generare misure aggiuntive se la siccità persiste.
  3. Se vuoi comprendere il contesto più ampio: leggi anche dei lavori tecnici approvati due giorni dopo sul Danubio, destinati a proteggere direttamente il funzionamento della centrale di Cernavodă.
  4. Per gli aggiornamenti ufficiali: la fonte d’informazione consigliata nei periodi di crisi energetica è l’ufficio informazioni del CONSE e le comunicazioni del Ministero dell’Energia, non le voci che circolano nello spazio pubblico.

Domande frequenti

Cosa significa, in pratica, dichiarare lo stato di allerta?
Attiva un quadro ufficiale di coordinamento tra diverse istituzioni dello Stato (Ministero dell’Energia, Ministero dell’Ambiente, delle Acque e delle Foreste, Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, Ministero della Difesa Nazionale, Transelectrica, ANRE), con un responsabile designato e una scadenza chiara di 30 giorni, per gestire il rischio di calo della produzione di energia elettrica.
Viene interrotta la fornitura o l’alimentazione di energia elettrica?
No. La decisione non annuncia interruzioni o restrizioni per i consumatori. È una misura preventiva, pensata proprio per evitare una crisi più grave del sistema elettrico nazionale.
Perché la centrale di Cernavodă è a rischio?
L’Unità 1 è ferma dal 27 luglio 2026 e l’Unità 2 funziona al limite dei margini di sicurezza nucleare, perché il livello dell’acqua nel bacino che alimenta le pompe di raffreddamento è calato drasticamente, a causa della siccità e della portata ridotta del Danubio.
Quanto dura lo stato di allerta?
30 giorni, a partire dal 31 luglio 2026. L’atto non specifica esplicitamente cosa accade se la situazione non migliora prima della scadenza del termine.
Cosa è successo dopo questa decisione?
Solo due giorni dopo, il CNSU ha adottato la Decisione n. 16/2026, che ha approvato lavori tecnici concreti sul Danubio (la profilatura della roccia di Pârjoaia e una soglia temporanea realizzata con chiatte), destinati a innalzare il livello dell’acqua a Cernavodă di 7-10 centimetri.

Testo originale dell’atto normativo

Il testo seguente è riportato in rumeno, la sua forma ufficiale di pubblicazione.

Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania

Gazzetta Ufficiale della Romania n. 637 del 31 luglio 2026 8 pagine PDF, 98 KB l'atto inizia a pagina 7

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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.