In breve
- La società di Stato che gestisce gli stabilimenti termali ha il bilancio 2026 approvato soltanto dal 18 settembre 2026. L’anno era già al giorno 261 su 365, e il bilancio fissa entrate di 171,182 milioni di lei, spese di 168,329 milioni di lei e 828 dipendenti in media.
- Non riceve nulla dal bilancio pubblico. La riga delle sovvenzioni è barrata con una linea, quella dei trasferimenti è rimasta vuota, ai fondi europei non è iscritto nulla, e i 32,657 milioni di lei per gli investimenti provengono interamente da fonti proprie.
- Di ogni 1.000 lei incassati ne restano 17. L’utile netto programmato è di 1.312.000 lei, ma la sua ripartizione, così come è scritta nell’allegato, dà 1.456.000, cioè 144.000 lei più dell’utile che esiste.
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial), Parte I, n. 792 del 18 settembre 2026, pagine 11-13
Entrata in vigore: 18 settembre 2026, data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Romania, poiché l’articolo 2 del decreto non fissa una data successiva
La società che gestisce gli stabilimenti termali dello Stato ha ricevuto il suo bilancio 2026 a 104 giorni dalla fine dell’anno. Il decreto congiunto n. 1.092/1.087, pubblicato il 18 settembre 2026, approva per la Società di Trattamento Termale e Recupero della Capacità di Lavoro «T.B.R.C.M.» S.A. entrate di 171,182 milioni di lei e spese di 168,329 milioni di lei. Gli atti che mettono una cifra sul denaro pubblico arrivano nella Gazzetta Ufficiale della Romania in tutte le dimensioni, dai 287.671 lei costati da un forum di tre giorni a Bucarest fino al bilancio annuale di una società con 828 dipendenti. La differenza, qui, è che i soldi non vengono dal bilancio pubblico: la riga delle sovvenzioni è barrata con una linea, e quella dei trasferimenti è rimasta in bianco.
L’azionista unico è la Cassa nazionale delle pensioni pubbliche, scritto nello stesso articolo 1 del decreto, e questo spiega perché il documento riguardi il pensionato che va a fare le cure. Secondo la presentazione della società stessa, essa gestisce 13 complessi termali, da Amara e Lacu Sărat fino a Covasna, Olănești e Băile 1 Mai, con 3.181 posti letto, attraverso i quali passano più di 70.000 turisti all’anno. Rapportati a quel numero, i 171,182 milioni di lei corrispondono a circa 2.445 lei incassati per ogni turista, e i 32,657 milioni per gli investimenti a circa 10.200 lei per ogni posto letto.
L’allegato, riprodotto in facsimile su tre pagine di Gazzetta, mostra dove vanno i soldi. Le spese per il personale sono la voce più grande, 77,284 milioni di lei, cioè il 45,9% del totale. Di queste, 72,462 milioni sono spese di natura retributiva, suddivise in 65,619 milioni di stipendi e 6,843 milioni di premi, a cui si aggiungono 3,263 milioni per i contratti di mandato e per gli organi di direzione e di controllo e 1,559 milioni di contributi a carico del datore di lavoro. Seguono i beni e i servizi, 61,416 milioni, poi altre spese di esercizio, 25,584 milioni, e le imposte e le tasse, 4,045 milioni. Le spese finanziarie sono iscritte con una linea, quindi la società non programma alcun interesse da pagare.
Quello che resta alla fine è poco. Il risultato lordo programmato è di 2,853 milioni di lei, l’imposta sull’utile corrente di 1,541 milioni, e l’utile netto di 1.312.000 lei. Un indicatore dell’allegato dice la stessa cosa in modo più diretto: per 1.000 lei di entrate totali si programmano 983 lei di spese, quindi ne restano 17. Su questo margine, l’utile netto corrisponde a meno di 19 lei per ciascuno degli oltre 70.000 turisti dell’anno.
Il numero delle persone cresce nel corso dell’anno: 828 dipendenti in media, ma 873 previsti alla fine dell’anno. Il guadagno medio mensile per dipendente, calcolato sulla base delle spese di natura retributiva, è iscritto a 7.048 lei, e lo stesso guadagno ricalcolato secondo la legge di bilancio dello Stato a 6.913 lei. La produttività del lavoro compare a 205 mila lei per persona, e le righe dei pagamenti scaduti e dei crediti scaduti sono vuote, cioè la società non dichiara debiti non pagati alla scadenza.
Una cosa manca però da tutto il documento: la colonna dell’anno precedente. L’allegato ha una sola colonna di cifre, intitolata «Propuneri an curent 2026», cioè le proposte per l’anno in corso, senza nulla di realizzato nel 2025 a fianco. Come si presenta il bilancio rispetto all’anno scorso non si può dire dall’atto, ed è proprio il confronto con il 2025 quello che decide se i limiti di spesa retributiva imposti per il 2026 siano stati rispettati.
Gli effetti che produce
Per chi compra o riceve un buono per cure termali, il decreto non cambia nulla in modo diretto. Non fissa alcuna tariffa, non tocca i criteri di assegnazione dei buoni e non dice nulla sul numero di posti ripartiti tramite la cassa delle pensioni. Quello che fa è fissare il tetto entro il quale la società può spendere fino al 31 dicembre 2026.
Per la società, l’effetto è immediato e restrittivo. L’articolo 10 comma (1) lettera a) dell’ordinanza del Governo n. 26/2013 dice che le spese di natura retributiva e il numero di personale alla fine dell’anno approvati con il bilancio sono limiti massimi che non possono essere superati. Di conseguenza, i 72,462 milioni di lei e le 873 persone diventano soglie ferme, e il loro superamento richiede una rettifica approvata per la stessa via, con decreto congiunto dei due ministeri.
Per i dipendenti, il decreto apre un diritto in denaro, ma piccolo e con una cifra discutibile. La partecipazione agli utili è iscritta a 144.000 lei per 828 dipendenti in media, cioè circa 174 lei a persona in un anno intero. La somma spetta soltanto se l’utile programmato viene effettivamente realizzato, perché la ripartizione avviene dall’utile contabile residuo dopo l’imposta, non da quello previsto.
Per il bilancio da cui si pagano le pensioni, l’effetto si vede su una sola riga. I dividendi di 728.000 lei sono iscritti interamente ai «dividendi dovuti ad altri azionisti», e le righe dei dividendi dovuti al bilancio dello Stato e al bilancio locale sono vuote. Essendo l’azionista la Cassa nazionale delle pensioni pubbliche, i soldi tornano all’istituzione che gestisce il bilancio delle assicurazioni sociali dello Stato, non al bilancio dello Stato.
Per il contribuente c’è un effetto che non si legge in nessun punto dell’atto, ma che ne deriva: la società non chiede denaro pubblico per gli investimenti. La riga degli stanziamenti dal bilancio è in bianco, e i 32,657 milioni di lei di spese per investimenti hanno come fonte esattamente la stessa somma di fonti proprie di finanziamento. L’investimento è quasi 25 volte più grande dell’utile netto dell’anno, quindi si appoggia sugli ammortamenti e sulle riserve, non sul guadagno del 2026.
Che cosa cambia rispetto a prima
Fino al 18 settembre 2026 la società ha funzionato senza bilancio approvato per l’anno in corso. La regola per questa situazione è scritta nell’articolo 8 comma (1) dell’ordinanza del Governo n. 26/2013: fino all’approvazione del bilancio dell’anno in corso, gli operatori economici possono effettuare spese totali mensili nel limite di un dodicesimo delle spese totali approvate nel bilancio dell’anno precedente. In pratica, la società è andata avanti con il bilancio del 2025, diviso per dodici.
Quel regime si è fatto più stretto nel corso dell’anno. L’articolo 6 comma (1) della stessa ordinanza dà 45 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio dello Stato per presentare il bilancio all’approvazione, e l’articolo 8 comma (4) prevede che l’operatore che non ha il bilancio approvato entro altri 45 giorni dopo quel termine possa impegnare ed effettuare spese mensili pari soltanto al 90% di quel limite, a partire dal mese successivo e fino alla data dell’approvazione. La legge n. 43/2026 di bilancio dello Stato è entrata in vigore il 30 marzo 2026, quindi il termine di presentazione è scaduto il 14 maggio, e quello dell’articolo 8 comma (4) il 28 giugno 2026.
Il cambiamento concreto è dunque l’uscita da quel regime ridotto. Con il bilancio firmato il 19 agosto 2026 e pubblicato il 18 settembre, la società passa dal tetto del 90% alla spesa secondo il proprio bilancio dell’anno. Rispetto a gennaio è cambiato il fondamento, non l’importo: fino a ora spendeva sulla base dell’anno scorso, e da ora spende sulla base di un documento che porta sopra la cifra 2026.
È cambiato anche quello che si può verificare. Il bilancio del 2025 non diceva nulla su quante persone la società avrebbe avuto alla fine del 2026 e su quanto utile si proponesse. Ora esistono cifre pubbliche per entrambi, 873 dipendenti e 1.312.000 lei, più un tetto retributivo che può essere confrontato con l’esecuzione di fine anno.
Vantaggi e svantaggi
Che cosa migliora
- Il bilancio di una società di Stato diventa pubblico per intero, con 59 righe di indicatori, non soltanto con i totali. Chiunque può vedere quanto va in stipendi, quanto in beni e servizi e quanto alla direzione.
- Si chiude un periodo di improvvisazione. Dal 18 settembre 2026 la società spende secondo cifre pensate per il 2026, invece del bilancio dell’anno scorso diviso per dodici.
- Le cifre grandi tornano aritmeticamente. Le entrate totali sono la somma delle componenti, le spese totali altrettanto, il risultato lordo è esattamente la loro differenza, e i due indicatori di efficienza danno i valori pubblicati.
- La società non chiede soldi al bilancio pubblico. Non ha sovvenzioni, non ha trasferimenti, e gli investimenti di 32,657 milioni di lei sono coperti interamente da fonti proprie.
- Si approva anche un tetto di personale, non soltanto uno di denaro. Le 873 persone della fine dell’anno sono un limite massimo, quindi le assunzioni non possono proseguire senza limite fino a dicembre.
- Il termine legale di approvazione è stato rispettato. I 150 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio scadevano il 27 agosto 2026, e l’ultima firma è del 19 agosto.
Che cosa resta un problema
- La ripartizione dell’utile non torna. Le tre destinazioni sommano 1.456.000 lei su un utile di 1.312.000, e la differenza è esattamente la somma iscritta alla partecipazione dei dipendenti.
- La partecipazione dei dipendenti supera il tetto scritto nella riga stessa dell’allegato. I 144.000 lei rappresentano il 10,98% dell’utile netto, mentre il limite è del 10%.
- Manca la colonna dell’anno precedente. Senza le cifre realizzate nel 2025 non si può dire se il bilancio cresca o scenda, né se i limiti retributivi imposti per il 2026 siano stati rispettati.
- Il bilancio arriva al lettore quando dell’anno restano 104 giorni. Un tetto di spesa pubblicato dopo che il 71,5% dell’anno è passato non può più orientare quasi nessuna decisione.
- Le entrate non sono disaggregate per fonte. I 170,126 milioni di lei di esercizio compaiono come una somma unica, quindi non si vede quanto venga dai buoni per cure termali pagati dal bilancio delle assicurazioni sociali e quanto dai turisti che pagano da sé.
- Due cifre dell’allegato non si possono verificare dall’allegato. Le note finali rinviano il guadagno medio mensile all’«Anexa de fundamentare nr. 2», l’allegato di motivazione, un documento che non viene pubblicato.
- L’imposta sull’utile resta senza spiegazione. La somma di 1,541 milioni di lei su un utile lordo di 2,853 milioni significa un’aliquota effettiva del 54%, più di tre volte l’aliquota legale del 16%, senza alcuna menzione di ciò che la produce.
Consigli pratici
- Se cercate un buono per cure termali, non cercatelo qui. Il decreto non contiene alcuna tariffa, alcun criterio di assegnazione e alcun numero di posti. Quelli si stabiliscono con gli atti della cassa delle pensioni, non con il bilancio della società.
- Se siete dipendenti della società, tenete a mente la cifra di 144.000 lei della riga 33 dell’allegato e verificatela alla fine dell’anno. La somma è prevista, si divide per circa 828 persone e spetta soltanto dall’utile effettivamente realizzato, dopo l’imposta.
- Se seguite la spesa del denaro pubblico, annotate i tetti che contano: 72,462 milioni di lei di spese di natura retributiva e 873 dipendenti al 31 dicembre 2026. Sono limiti massimi, e qualunque superamento richiede un decreto di rettifica pubblicato anch’esso nella Gazzetta Ufficiale della Romania.
- Quando confrontate con l’anno scorso, non aspettatevi di trovare il confronto nell’atto. Nell’allegato c’è una sola colonna di cifre. Per l’andamento servono il decreto che ha approvato il bilancio 2025 e le relazioni finanziarie della società.
- Se vi interessa quanto sia efficiente la società, guardate la riga 57, non l’utile. I 983 lei di spese per 1.000 lei di entrate dicono più della somma di 1.312.000 lei, perché mostrano quanto sia sottile il margine.
- Se avete bisogno del dettaglio delle spese retributive per categorie, chiedete gli allegati di motivazione. L’ordinanza d’urgenza del Governo n. 89/2025 obbliga a evidenziarle a parte in quella sede, e quegli allegati non compaiono nella Gazzetta Ufficiale della Romania.
- Tenete a mente la data del 18 settembre 2026 come momento dell’entrata in vigore, non il 7 o il 19 agosto. Le due date dell’intestazione sono quelle delle firme dei due ministeri, e un decreto ministeriale produce effetti dalla pubblicazione.
Domande frequenti
Che società è T.B.R.C.M. e perché la paga lo Stato?
Quanto riceve e quanto spende nel 2026?
Quanti dipendenti ha?
Quanta parte delle entrate viene dai buoni per cure termali pagati dal bilancio delle assicurazioni sociali?
Che utile si propone e che cosa ne fa?
Perché un bilancio per il 2026 compare soltanto a settembre 2026?
Come ha funzionato la società fino all’approvazione del bilancio?
Chi ha firmato il decreto e perché ha due numeri?
Posso vedere le cifre del 2025 per confrontare?
Che cosa succede se la società supera le somme approvate?
Errori e incongruenze nel testo pubblicato
- Allegato, riga 38. L’allegato iscrive 584.000 lei all’utile non ripartito che va ad altre riserve. La riga 32 dà l’utile da ripartire, 1.312.000 lei, e le righe 33 e 34 ne prelevano 144.000 e, rispettivamente, 728.000 lei, quindi quello che resta è 440.000 lei, non 584.000. Sommate, le tre destinazioni danno 1.456.000 lei, cioè 144.000 più dell’utile esistente, esattamente la somma della partecipazione dei dipendenti, ripartita due volte. L’articolo 1 comma (1) lettera g) dell’ordinanza del Governo n. 64/2001 definisce questa riga come l’utile rimasto non ripartito sulle destinazioni anteriori, quindi la differenza non può essere che un errore di calcolo, non una scelta.
- Allegato, riga 33. La partecipazione dei dipendenti agli utili è iscritta a 144.000 lei, mentre il testo della stessa riga la delimita «nel limite del 10% dell’utile netto». L’utile netto, riga 26, è di 1.312.000 lei, quindi il tetto è di 131.200 lei. La somma approvata lo supera di 12.800 lei, essendo il 10,98% dell’utile netto. Lo stesso limite è scritto anche nell’articolo 1 comma (1) lettera e) dell’ordinanza del Governo n. 64/2001.
Analisi della redazione
Ricalcolato riga per riga, il bilancio è corretto quasi in ogni punto. Le entrate totali di 171,182 milioni di lei sono la somma esatta dei 170,126 milioni di esercizio e degli 1,056 milioni finanziari. Le spese totali di 168,329 milioni escono esattamente dalle quattro voci di esercizio, 61,416 più 4,045 più 77,284 più 25,584. Le spese per il personale tornano dalle loro tre componenti, e quelle di natura retributiva da stipendi e premi. I 2,853 milioni di risultato lordo sono la differenza esatta dei totali, e l’utile netto di 1.312.000 lei risulta esattamente dopo la sottrazione dell’imposta. Anche i due indicatori di efficienza tornano: la produttività di 205 mila lei per persona è il rapporto tra le entrate di esercizio e gli 828 dipendenti, e i 983 lei di spese per 1.000 lei di entrate sono esattamente il rapporto dei totali. Il solo punto in cui l’aritmetica cede è l’ultimo gradino, la ripartizione dell’utile, dove 144.000 lei sono assegnati due volte.
La parte del calendario dice però qualcosa di diverso da ciò che sembra a prima vista, e qui le cifre contraddicono il riflesso abituale. La legge n. 43/2026 di bilancio dello Stato è entrata in vigore il 30 marzo 2026, quindi il termine di 150 giorni per l’approvazione previsto dall’articolo 4 comma (6) dell’ordinanza del Governo n. 26/2013 scadeva il 27 agosto 2026. L’ultima firma sul decreto, quella del Ministero delle Finanze, è del 19 agosto 2026, cioè otto giorni prima del termine. L’approvazione non è tardata. Quello che è tardato è tutto il resto: lo stesso comma chiede la trasmissione al Ministero delle Finanze entro 120 giorni, cioè entro il 28 luglio 2026, e il documento non poteva arrivare là prima del 7 agosto, data in cui lo ha firmato il ministero del lavoro, quindi con almeno dieci giorni oltre quel termine. Poi sono passati 30 giorni tra l’ultima firma e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Romania. Un atto approvato nei termini è diventato pubblico nel giorno 261 dell’anno, e la legge non pone alcun termine per il passaggio che ha consumato più tempo.
Dalla combinazione di due disposizioni esce una conseguenza che non si vede leggendo il decreto. L’articolo 6 comma (1) della stessa ordinanza dà 45 giorni dal 30 marzo per presentare il bilancio, quindi fino al 14 maggio 2026, e la relazione di approvazione che sta alla base del decreto è datata 10 giugno 2026, con 27 giorni di ritardo. L’articolo 8 comma (4) aggiunge altri 45 giorni, fino al 28 giugno, dopo i quali il tetto mensile di spesa scende al 90% di un dodicesimo del bilancio dell’anno precedente, a partire dal mese successivo e fino all’approvazione. Ne risulta che, a luglio e ad agosto 2026, la società ha funzionato con un tetto di spesa ridotto di un decimo, a causa di un ritardo prodotto nell’apparato amministrativo, non presso di lei. Oltre a questo, la sanzione prevista dall’articolo 4 comma (8), la sospensione dell’assegnazione di fondi dal bilancio dello Stato, avrebbe colpito a vuoto in ogni caso: la riga 47 dell’allegato, stanziamenti dal bilancio, è in bianco, quindi la società non ha nulla che le possa essere sospeso.
La debolezza più grave del documento è un’assenza, non un errore di calcolo. Nell’allegato c’è una sola colonna di cifre, «Propuneri an curent 2026», senza nulla di realizzato nel 2025 a fianco. Ora, tutto il regime di disciplina retributiva per il 2026, scritto nell’articolo XXXVI dell’ordinanza d’urgenza del Governo n. 89/2025 e invocato nello stesso preambolo del decreto, si costruisce per confronto con il passato: i diritti retributivi si mantengono al livello del 30 novembre 2025, i premi e i bonus al livello in pagamento nel 2025, e qualunque crescita delle spese di natura retributiva richiede l’approvazione del Governo con memorandum e non può superare l’indice medio di crescita dei prezzi previsto. Il mancato rispetto di queste regole è illecito amministrativo, sanzionato con una sanzione pecuniaria da 20.000 a 60.000 lei. Con una sola colonna pubblicata e con gli allegati di motivazione rimasti non pubblicati, il lettore non ha modo di verificare se il tetto sia stato rispettato, benché il comma (9) dello stesso articolo chieda che proprio quelle spese siano evidenziate a parte in quella sede. La stessa cosa si vede per il guadagno medio mensile: dividendo i 72,462 milioni di lei per 828 dipendenti e per 12 mesi si ottengono 7.293 lei, non 7.048 come scrive l’allegato, e la differenza si spiega con la deduzione di circa 2,433 milioni di lei che richiede l’articolo 3 lettera f) dell’ordinanza del Governo n. 26/2013. La cifra si riconcilia, ma soltanto per chi apre la definizione, perché la somma dedotta non compare su nessuna riga pubblicata. Resta parimenti senza spiegazione un’imposta sull’utile di 1,541 milioni di lei su un utile lordo di 2,853 milioni, cioè un’aliquota effettiva del 54%, con 1,085 milioni oltre l’aliquota legale del 16%.
Che cosa andrebbe cambiato
- Le righe di ripartizione dell’utile andrebbero validate aritmeticamente prima della firma. Un controllo automatico che rifiuti un modulo in cui la somma delle destinazioni supera l’utile da ripartire avrebbe fermato in partenza i 144.000 lei assegnati due volte, senza alcun lavoro di analisi.
- L’allegato pubblicato dovrebbe avere la colonna dell’anno precedente. Con il realizzato del 2025 accanto alle proposte per il 2026, chiunque potrebbe vedere in due minuti se il bilancio cresca o scenda e se il tetto retributivo imposto per il 2026 sia stato rispettato, invece di dedurlo da documenti che non vengono pubblicati.
- La legge dovrebbe porre un termine anche per la pubblicazione, non soltanto per l’approvazione. I 150 giorni sono stati rispettati con otto giorni di anticipo, ma l’atto è diventato pubblico 30 giorni dopo l’ultima firma. Un termine di pubblicazione di qualche giorno dalla firma trasformerebbe il rispetto formale della legge in informazione utile in tempo.
- Le entrate di esercizio dovrebbero essere disaggregate per fonte. Una semplice divisione tra gli incassi dai buoni per cure termali sostenuti dal bilancio delle assicurazioni sociali e quelli dai clienti che pagano da sé mostrerebbe quanto la società dipenda dalla cassa delle pensioni, cioè l’informazione che il lettore cerca in realtà.
- Gli allegati di motivazione dovrebbero essere pubblicati o almeno riassunti nell’allegato principale. Due cifre del documento, il guadagno medio mensile e la sua variante ricalcolata, sono definite per rinvio a un atto che non compare nella Gazzetta Ufficiale della Romania, quindi non possono essere verificate da nessuno dall’esterno.
- La sanzione per il superamento del termine dovrebbe essere adattata alle società che non prendono soldi dal bilancio pubblico. La sospensione delle assegnazioni di bilancio non produce alcun effetto su un operatore con la riga degli stanziamenti in bianco, quindi per casi di questo tipo servirebbe una conseguenza che tocchi qualcuno.
Testo originale dell’atto normativo
Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.
Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania
Gazzetta Ufficiale della Romania n. 792 del 18 settembre 2026, pagine 11-13 16 pagine PDF, 151 KB l'atto inizia a pagina 11
Apri il PDF ufficialeScarica il PDF
Su schermi piccoli il visualizzatore non viene mostrato. Usa i pulsanti qui sopra per aprire o scaricare il file.
Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.
