In breve
- Chi chiede la ricusazione di un collegio di tre giudici paga 100 lei per ciascun giudice ricusato, cioè 300 lei, e la Corte costituzionale ha confermato che la regola è conforme alla Costituzione.
- L’argomento principale: la ricusazione si fonda su motivi personali, propri di ciascun giudice separatamente, quindi la tassa è dovuta individualmente.
- Il confronto con la tassa dovuta per una domanda di merito non regge, afferma la Corte, perché una riguarda un incidente processuale e l’altra la definizione stessa della controversia.
Pubblicato: Gazzetta Ufficiale della Romania (Monitorul Oficial) n. 591 del 20 luglio 2026
Pronunciata: 21 ottobre 2025
Ricusare il collegio che giudica il ricorso costa 300 lei, perché ciascuno dei tre giudici viene tassato separatamente, e la Corte costituzionale dice che è giusto così. La Decisione n. 491 del 21 ottobre 2025, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania n. 591 del 20 luglio 2026, respinge in quanto infondata l’eccezione sollevata da una parte che aveva pagato per la ricusazione più di quanto avesse pagato per l’impugnazione straordinaria per annullamento nello stesso fascicolo. È una delle decisioni con cui la Corte ha mantenuto, anno dopo anno, l’architettura delle tasse giudiziarie di bollo.
Il testo messo in discussione è l’articolo 9, lettera a), dell’ordinanza d’urgenza del Governo n. 80/2013 sulle tasse giudiziarie di bollo. Esso prevede che le domande di ricusazione in materia civile siano tassate con 100 lei per ciascun partecipante al processo di cui si chiede la ricusazione.
L’autore dell’eccezione, parte in un fascicolo pendente davanti alla Corte d’appello di Craiova, sosteneva due cose: che paga una tassa tripla per un semplice incidente procedurale e che, in una domanda di diritto comune, più attori possono versare in solido una sola tassa, mentre lui paga separatamente per ciascun giudice.
Gli effetti che produce
Il primo effetto è la conferma della regola di calcolo. La tassa di 100 lei è dovuta per ciascun partecipante al processo di cui si chiede la ricusazione. Davanti a un collegio di tre giudici, la somma arriva a 300 lei.
Il secondo effetto è l’argomento di merito, formulato direttamente dalla Corte: la domanda di ricusazione si fonda su considerazioni di ordine personale, proprie di ciascun membro del collegio giudicante in modo distinto, ragione per cui è naturale che la tassa sia dovuta in modo individuale.
Il terzo effetto riguarda l’accesso alla giustizia. La Corte richiama la propria giurisprudenza costante: il libero accesso alla giustizia non implica la gratuità dell’amministrazione della giustizia. La funzione di ripristino dell’ordine giuridico è un servizio pubblico i cui costi sono sostenuti dal bilancio dello Stato, e il legislatore ha il diritto di istituire tasse affinché il bilancio non sopporti per intero i costi di un procedimento avviato dalle parti.
Il quarto effetto riguarda l’entità della tassa. La Corte ritiene che 100 lei siano un importo ragionevole, in misura fissa, che non incide sulla situazione finanziaria della parte e che quindi non limita l’accesso alla giustizia.
Il quinto effetto è la valvola di sfogo. La Corte ricorda che l’articolo 42 dell’ordinanza d’urgenza del Governo n. 80/2013 consente al giudice di concedere esenzioni, riduzioni, rateizzazioni o dilazioni nel pagamento delle tasse giudiziarie di bollo, proprio per i casi in cui la parte non è in grado di far fronte alle spese di un processo per mancanza di mezzi materiali.
Il sesto effetto riguarda l’uguaglianza. La Corte constata che chi propone domande di ricusazione non si trova in una situazione analoga a quella di chi propone domande di merito, quindi non si può ravvisare una violazione del principio dell’uguaglianza dei diritti. La prima riguarda un incidente processuale, la seconda la definizione stessa della controversia.
Che cosa cambia rispetto a prima
Nulla. La decisione respinge l’eccezione in quanto infondata e l’articolo 9, lettera a), resta in vigore nella stessa formulazione.
Ciò che si aggiunge è una nuova conferma in una lunga serie. La Corte cita espressamente la Decisione n. 682 del 15 dicembre 2022, la Decisione n. 647 del 13 dicembre 2022, la Decisione n. 646 del 13 dicembre 2022 e la Decisione n. 538 del 10 novembre 2022, tutte su censure analoghe, oltre alla Decisione n. 560 del 29 ottobre 2024 e alla Decisione n. 466 del 15 ottobre 2024 per il capo relativo all’uguaglianza.
Si aggiunge anche un elemento utile nella pratica: la motivazione esplicita del carattere individuale della tassa. Finora l’argomento compariva soprattutto per rinvio al margine di apprezzamento del legislatore. Qui la Corte spiega perché la tassa segue la persona del giudice ricusato e non la domanda.
La Corte ricorda inoltre che l’equivalente delle tasse giudiziarie di bollo rientra nelle spese di giudizio liquidate con la sentenza e che il loro pagamento grava, in definitiva, sulla parte soccombente.
La decisione è stata pronunciata all’unanimità dei voti ed è definitiva e generalmente obbligatoria.
Vantaggi e svantaggi
Che cosa migliora
- Chiarisce, in termini espliciti, perché la tassa di ricusazione si calcola per giudice e non per domanda.
- Mantiene un importo fisso e prevedibile, di 100 lei, al posto di una tassa calcolata sul valore.
- Ricorda l’esistenza delle esenzioni, riduzioni, rateizzazioni e dilazioni previste dall’articolo 42 dell’ordinanza.
- Scoraggia le domande di ricusazione presentate in blocco come strumento per allungare i tempi del processo.
- La tassa pagata può essere recuperata dalla parte che perde la causa, come parte delle spese di giudizio.
Che cosa resta un problema
- Per una parte con redditi bassi, 300 lei per ricusare il collegio che giudica il ricorso restano una somma scoraggiante, anche se recuperabile alla fine.
- Il recupero della tassa dipende dalla vittoria nella causa, quindi chi ha ragione sulla ricusazione ma perde nel merito sopporta il costo.
- L’esenzione o la rateizzazione non sono concesse automaticamente, ma su domanda e con prove, il che aggiunge un passaggio procedurale.
- Tra il momento in cui l’eccezione è stata sollevata, nel giugno 2021, e la pubblicazione della decisione, nel luglio 2026, sono passati più di cinque anni.
- Né i presidenti delle due Camere del Parlamento, né il Governo, né l’Avvocato del Popolo hanno comunicato il proprio punto di vista.
Consigli pratici
- Prima di ricusare un intero collegio, fai il conto: 100 lei per ciascun giudice di cui chiedi la ricusazione. Davanti a un collegio di tre, sono 300 lei.
- Se i motivi di ricusazione riguardano un solo giudice, presenta la domanda soltanto contro di lui. La tassa segue la persona, non il collegio.
- Se non puoi pagare, chiedi l’esenzione, la riduzione, la rateizzazione o la dilazione ai sensi dell’articolo 42 dell’ordinanza d’urgenza del Governo n. 80/2013 e allega i documenti sulla tua situazione economica.
- Ricorda che, se non sei in grado di far fronte alle spese del processo, puoi chiedere il patrocinio a spese dello Stato, alle condizioni previste dalla legge speciale.
- La tassa pagata rientra nelle spese di giudizio. Chiedile espressamente nelle conclusioni, altrimenti il giudice non le liquida d’ufficio.
- Contro il modo in cui la tassa è stata determinata puoi presentare domanda di riesame, allo stesso giudice, entro tre giorni dalla comunicazione. La domanda di riesame è essa stessa esente da tassa.
Domande frequenti
Quanto costa una domanda di ricusazione?
Perché si paga per ciascun giudice?
Cambia qualcosa dopo questa decisione?
Posso essere esentato dal pagamento della tassa?
Recupero i miei soldi se ho ragione?
Perché pago più che per la domanda di merito?
Che cosa faccio se non sono d’accordo con la tassa stabilita?
Testo originale dell’atto normativo
Il testo che segue è riprodotto in rumeno, la forma ufficiale di pubblicazione.
Il testo integrale, nella forma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Romania
Gazzetta Ufficiale della Romania n. 591 del 20 luglio 2026 16 pagine PDF, 113 KB l'atto inizia a pagina 2
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Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, consultare un avvocato o un consulente fiscale autorizzato.
